SCARDA: il sequel di una canzone

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L’impresa cantautorale di Scarda è qualcosa che ci invitano a sottolineare e se sulle prime siamo rimasti dubbiosi non fosse altro che per la grande notorietà che porta con se…ma devo dire che oltrepassando le apparenze c’è carne interessante sulla brace. In queste rubriche di BlogMusic ci vogliamo proiettare oltre la cortina di palco ampiamente illuminata dai grandi riflettori mediatici e ci va di farvi conoscere artisti e musica del sottobosco, quella scena cioè dove regna forse la vera musica italiana. Il nostro Nico Scardamaglio – in arte Scarda – è finito in pasto alla grande comunicazione per il primo singolo “Smetto quando voglio” inserito in un disco d’esordio ampiamente accolto dalla critica e dal club Tenco. Ma certo è che il titolo non lascia scampo: infatti è stata la colonna sonora del fortunato film uscito nelle sale nel 2014. Oggi, sempre su commissione, viene chiesto a Scarda di continuare l’opera sia dal punto di vista concettuale che musicale proprio in occasione del sequel della pellicola “Smetto quando voglio – Masterclass”. Ed eccoci qui oggi a farvi ascoltare il singolo “Due come noi”, opera a se stante e assai interessante proprio perchè unisce il concetto di musica d’autore italiana a quel meraviglioso modus operandi che i più anziani erano abituati a trovare in dischi importanti del rock progressive mondiale: il concept album. In breve il nostro Scarda ha dovuto prendere il primo brano e farlo proseguire, nei suoni, nel mood, nel testo…due brani a se stanti ma uniti assieme indissolubilmente. Vorrei spegnere i riflettori sul film e sulla potenza mediatica dell’operazione e lasciare che si parli invece della canzone. E qui ci piace quel piglio acqua e sapone, acustico con questa voce roca che sembra sporca e adolescenziale, che sembra carica di emozione e di  una dizione per niente pulita…umana e reale…con un testo allegro, semplice, per niente filosofico…insomma uno stile pop in tutto e per tutto coerente ed efficace – manco a dirlo – per incorniciare una commedia italiana brillante e per niente banale.

Vorrei iniziare l’intervista lanciandoti l’input per un’analisi. Alla fine le canzoni di un cantautore sono come delle grandi fotografie, storie di vita vissuta, piccoli film che scorrono sulla propria pelle…
Il termine “cantautore” ha di per se una valenza tecnica: quello che canta le canzoni scritte da se stesso. A questa è seguita poi una valenza di “genere”, che in qualche modo vuole avere a che fare con lo spessore, la profondità, la poesia, la ricercatezza e a volte l’impegno all’interno del testo. Nell’immaginario il cantautore deve trasmettere emozioni, ed è una cosa abbastanza logica ricollegabile proprio al fattore tecnico: se la scrivo io sta cosa, so anche con quale sentimento esprimerla e quindi interpretarla (in teoria). Insomma si, è l’emotività che dovrebbe prevalere, descrivendo quasi visivamente all’ascoltatore ciò di cui si parla, come una fotografia, come un film che scorre sulla pelle appunto.

Chi ha chiamato chi? Il cinema ha voluto Scarda o Scarda si è proposto al cinema?
Il cinema ha cercato Scarda. La storia è molto semplice: anni fa suonavo ad un “open mic” a Roma, luogo all’interno del quale mi ero ritagliato uno spazio, mi si conosceva insomma (ero davvero alle prime armi). Una volta, in mezzo al pubblico è capitata una persona che ha fatto un video, ha fatto vedere questo video al regista, che di li abreve avrebbe iniziato le riprese del film. Mi ha fatto contattare, si è ascoltato un po’ di canzoni e poi ha deciso di affidarmi questo compito.

Scrivere per il cinema è stato come scrivere una tua altra canzone? Oppure ci sono state differenze e difficoltà?
Non è stato come scrivere una mia canzone. E’ stato l’esercizio di un mestiere, ho detto in altre interviste, per fare un esempio, che molte opere d’arte, storicamente sono state fatte su commisione, citando senza voler fare paragoni la Cappella Sistina. Ecco, io credo che parte del mio mestiere sia “ispirarsi”, anche quando te lo chiedono. Quindi, come può ispirarmi un tramonto, o un libro, può ispirarmi anche un copione.

Come ti vedi nei panni di autore per il cinema? Pensi che sia una cosa che tornerà ad accadere più di frequente?
Assolutamente non lo so se accadrà di frequente in futuro, ma mi auguro che accada ancora qualche volta, perchè mi ci vedo bene nei panni di autore per il cinema. E’ una cosa che mi piace, con la quale mi confronto a mo di sfida. E poi non è per essere venale ma è una cosa remunerativa a livello di diritti d’autore.

Ma questo punto, tornando nei panni del cantautore: quanto le immagini della tua musica sono state rispettate nelle immagini del film? O quanto il viceversa?
Si parla del viceversa: io scrivo sempre sulla base di un copione, il film lo vedo sempre dopo aver consegnato il brano. La mia non è esattamente una colonna sonora, è quella cosa che in caso di candidatura ai David di Donatello viene messa nella categoria “miglior canzone originale”. Per cercare di rispondere: le immagini del film scorrono con un montaggio velocissimo. Io propongo la versione rilassata.

Vorrei chiudere con una domanda sociale e un po’ Marzulliana: secondo te oggi Nico Scardamaglio, per il popolo, è il cantautore Scarda o “quello della colonna sonora del film”?
Non parliamo di popolo, parliamo di una nicchia di estimatori, in crescita, ma ancora nicchia, che segue ciò che faccio, e per la quale non sono quello di “Smetto quando voglio”, la sovraesposizione del film non mi danneggia, mi aiuta, tramite questa canzone spesso si inizia ad ascoltare il resto, ai miei concerti viene gente che conosce il mio disco e viene a sentirlo tutto. Faccio anche un esempio molto “web” e molto attuale: l’altro mio singolo: “Io lo so”, su Youtube ha un numero di visualizzazioni che non si allontana tantissimo da “Smetto quando voglio”, cioè, ne ha di meno solo perchè è uscito dopo. Quindi, la risposta alla domanda marzulliana è: Nico Scardamaglio è decisamante “Scarda”.

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