Niente di Personale: esce “Pillole”

Marco Goi e Michele Veneziano danno alla luce un progetto che oggi diviene un quintetto, che dal loro strato di base solidifica e sviluppa un sound che abbraccia sfumature tipiche di quel pop metropolitano e adolescenziale intriso di visioni pomeridiane…se proprio dovessi tradurre in immagine il suono del progetto Niente di Personale. Un esordio ufficiale che ha come titolo “Pillole” come ad indicare forse che in questo ascolto troviamo 8 “pillole”, 8 istantanee di vita vissuta e presentata tra metafore e giochi di parole mai troppo lontani da tutti noi…il qui ed ora incastonato dentro testi efficaci e mai saccenti. Incredibile quanto la voce ci riporti immediatamente nelle atmosfere di Andrea Bove Leuzzi degli Otto Ohm quando partono brani come “Riviera”. E tutto il disco si dipana dietro una coltre di radiofonica attenzione (ma neanche così sfacciata insomma) e di trasgressiva espressione, tenuta segreta e lasciandola sfogare solo in spazi meno accessibili della canzone…un sottile lusso di tradire le attese del buon pop di forma e magari virare in altri scenari musicali.

Con “Marcobaleno” ci viene dato il benvenuto nel mondo dei Niente di Personale con questo singolo che troviamo corredato anche da un video che rispetta a pieno le aspettative di leggerezza e italianità, di percorsi di ribellione e di verità proprio come accade in età critiche quali l’adolescenza in cui anche la propria città, per grande che sia, diventa stretta…tutto il disco in fondo ha una patina leggera di voglia d’evasione e di “viaggio” come fuga senza mai ritorno (citazione di cui sopra). Che poi per Goi e compagni, “Marcobaleno” sembra essere un Dio pagano, una metafora di ciò che siamo e che stiamo diventando. Se vogliamo “Marcobaleno” è una Divinità più che Dio impersonale, che non sta in cielo ne è consacrato all’eternità immaginifica di statue da venerare…ma è uno di noi…è ovunque, come l’ossigeno.

In “Molecole” c’è un sapore di “lounge sociale” con questo sint che poggia delle gocce di armonici quasi fosse uno xilofono digitale. Bella la metafora con cui i nostri ci regalano un’istantanea immediata, intelligentissima ma soprattutto completa dello scenario lavorativo di oggi…ed ovviamente lo fanno attraverso il mondo musicale. Insomma, disarmante sentirsi dire: “proletariato andato a male…ora ci sono i Deejay”. Il tutto in una ballad di oltre 5 minuti che non ha scossoni di sorta ma che vedremmo benissimo a riempire i momenti di una delle tante commedie all’italiana.

E l’ascolto di “Leviatano”, quanto prog dimostra di avere? Bellissimo e inaspettato e sinceramente per niente fuori tema nonostante il mood del disco sia tutt’altro che anglosassone. Che poi si apprezza anche come i rimandi al genere non siano per niente spocchiosi e ambiziosi ma è decisamente ben misurato il tutto secondo il dialogo portato avanti sino ad ora ma, soprattutto con coerenza verso i ruoli che si stanno interpretando. Insomma come a dire che il prog fa capolino ma senza abbandonare il filo conduttore e senza far perdere di vista la strada maestra. Cosa che mi sarei invece aspettato tantissimo, un errore ovvio soprattutto se parliamo di un disco d’esordio.

“Elettrica” invece è un brano che si veste di sapori latini, una fisarmonica tradizionale e agli Otto Ohm si fanno posto atmosfere di feste rionali e mood alla “Mannarino” (con virgolette ben presenti)…e non lascerei da parte quel sapore francese che appena fa capolino nella melodia e negli arrangiamenti e che da quel contributo deciso e trasparente allo stesso tempo e che fa pensare ad una canzone d’autore d’oltralpe.

E per chiudere, di questi 8 inediti scelgo di sottolineare anche “Gulliver” in cui, mai come nel resto dell’ascolto, sento dell’America mettere piede tra le scelte artistiche…sarà quest’inciso cadenzato da un fill di tom, sarà che in qualche modo il ritornello mi rimanda ad un celebre brano che però su due piedi non riesco proprio a ricordare. Che poi in fondo, più di ogni altro momento di questo “Pillole” il pop dei nostri strizza forte l’occhio ad un rock digitale che alla lunga è nipote del mondo musicale che i Subsonica e i compagni di quella classe hanno sdoganato…come di ritorno appunto da un viaggio di scuola in America.

Tra metafore, pareri ermetici ed emotivi, non mi di lungo oltre, senza svelare altro. Un lavoro questo “Pillole” che merita forse più del dovuto proprio perché siamo di fronte ad un esordio che sembra non avere troppo da invidiare al mercato delle grandi multinazionali. Certamente chi chiede e pretende un suono di maggiore spessore resterà deluso ma neanche giustificherei troppe lamentele in merito pensando a quanti esordi escono oggi dalla scena indie e sono decisamente inascoltabili. Probabilmente questo disco è nei momenti di maggiore stress acustico che mostra con umiltà i suoi limiti ma sono tutte finezze che tanto alla fine…secondo me non interessa a nessuno. “Pillole” mi è piaciuto molto ed è con la stessa passione con cui mi sono dedicato alla stesura di queste mie personalissime impressioni che vi invito all’ascolto…musica nuova e voci purtroppo spesso soffocate dai media che anche in ambito alternativo scimmiottano fin troppo male i network mainstream e, senza mai svelarsi troppo, inseguono anche loro le mode del momento…noi di BlogMusic non ci stiamo…e siamo attentissimi a non cadere in questi stessi errori. Che nessuno si senta escluso…Niente di Personale!!!

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