Con “Veronica”, la band segna un nuovo capitolo della sua storia, intrecciando introspezione e sonorità brit. È una canzone che racconta la fragilità e la forza, il giudizio e la redenzione. In questa intervista, i musicisti svelano la genesi di un singolo che sa colpire al cuore.

Bentrovati, ragazzi. Secondo voi, qual è il punto di forza del singolo “Veronica”?
Il punto di forza di Veronica risiede nel suo messaggio. È una canzone che parla a chiunque abbia mai sentito quella voce interiore che giudica, che mette in discussione, che alimenta le insicurezze. Il testo si muove tra pensieri scuri, ma la melodia romantica e il ritornello luminoso creano un contrasto forte, quasi liberatorio. È questo equilibrio tra luce e ombra, tra conflitto e desiderio di pace, che rende il brano così potente. E, forse, così vicino a chi lo ascolta.
Da dove nasce la vostra passione per la musica?
Da bambini la musica era già lì: nelle nostre case, nelle auto, nelle cassette consumate. Ma era anche la scuola di musica, le prime note, le prove stonate. Poi crescendo è diventata rifugio, valvola di sfogo, linguaggio. Ci ha fatto compagnia nei momenti belli e in quelli difficili. A un certo punto è diventata una necessità, e poi un lavoro. Più che una passione, oggi è il nostro modo di stare al mondo.
Se doveste descrivere il brano con tre parole, quali sarebbero?
Intimo, instabile, romantico.
Il vostro nuovo album conterrà qualche sorpresa? Come stupirete il vostro pubblico?
Più che stupire, vorremmo coinvolgere. Il nuovo album racconta gli ultimi anni vissuti, senza filtri. Chi ci conosce ritroverà la nostra voce, ma in un’altra luce. Ci sarà spazio per nuove sonorità, per testi più diretti, ma anche per momenti più fragili e personali. E poi ci saranno brani pensati per il live, che non vediamo l’ora di far esplodere sul palco. Le sorprese? Arriveranno, ma preferiamo non spoilerare troppo.