La nuova creatura musicale di Rocco Giordano è impregnata di influenze iconiche, ma respira di autenticità. “M1” è un viaggio emotivo che racconta dolore e resistenza, solitudine e speranza. Un brano che vuole unire, far riflettere e ricordare che la musica può ancora cambiare le cose.

Il singolo M1 è stato registrato in due take. Quanto conta per te la spontaneità nella registrazione di un brano?
La spontaneità è tutto però va dosata, anche perché se dai tutto subito è un po’come una eiaculazione precoce. Devi saperla dosare mantenere quella forma d’onda che ti permette di salire per poi scendere.
L’ottimo EP strumentale Ale, di quattro anni fa, (che oltretutto non ho capito perché ma è scomparso da tutti gli store digitali) è stato registrato tutto in un pomeriggio. Ogni traccia aveva quattro o più take, poi il producer Matteo Suale, bravissimo, ha mixato le tracce, ed è stata una composizione anche sua. Da qualche anno registro in diretta, così che sono io che dico quello che voglio dire. Ciò avviene in modo totalmente spontaneo. Come con M1 avevo Matteo Dellabella alla mia sinistra, amico e fotografo eccezionale, Paolo Sciamanna alla consolle e di fronte a me la voglia di trasmettere la storia d’amore più bella della mia vita.
Anche l’EP “Io non sono un re” o “Lockdown” sono stati tutti scritti e registrati in una notte in due take, uno per la chitarra per la voce (addirittura “Io non sono un re” in diretta chitarra e voce) e poi consegnati a producer.
O ad esempio gli ultimi brani registrati che tengo nel cassetto anche quelli registrati in tutta spontaneità, cercando di trasmettere un messaggio pensando che sia universale, dentro il quale qualcuno ci si possa riconoscere che lo possa rappresentare, che gli faccia risuonare dentro quelle corde che gli creino emozioni.
Il brano sembra un flusso di coscienza musicale. Hai seguito un processo di scrittura preciso o ti sei lasciato guidare dal momento?
Grazie per le belle parole, mi piace questo termine “flusso di coscienza musicale “ penso te lo ruberò.
Per M1 è cominciato tutto in sala con Massimo Morici mentre registravano l’inizio mi è nato un attacco spontaneo che poi ho ripetuto registrando le chitarre. Poi mi sono lasciato andare completamente. Robben Ford dice che lui sa dove deve andare e lascia che le cose vadano nella direzione in cui tendono. Ecco io non mi paragono assolutamente al lui, ma ho seguito lo stesso flusso di coscienza alla ricerca di ciò che più mi risuonava.
Dal vivo se lo suono non lo suono mai uguale perché sarebbe meccanico, cerco di mantenere alcuni punti cardine, ma suono anche altre note, l’importante è mantenere la tenerezza che lo caratterizza.
Come nasce una tua canzone? Parti dal testo, da un’immagine, da un’emozione?
Una canzone la faccio iniziare sempre da ciò che voglio dire, poi prendo la chitarra e scrivo testo e accordi contemporaneamente, sento ciò che mi risuona e seguo quella scia, a volte chiedo aiuto con I testi, altre volte con gli accordi, però a ben vedere penso che ci siano tutti e tre I casi.
Per “Lockdown” del 20 sono partito dai testi scritti da Gianni Manetti a seguito di un bel confronto in cui ci siamo detti cosa comunicare e poi mi sono chiuso in sala e ho scritto e registrato chitarra e voce in una notte.
Per M1 ho seguito un emozione e ho cercato di trasmetterla, ma c’era comunque davanti a me un immagine legata comunque ad un emozione. Sono comunque un romanticone vecchio stile, è una cosa che ha da sempre. Non so se esistono ancora i romantici ma con una donna cerco sempre di essere dolce, delicato, di ascoltarla, ho mille fragilità e difetti ma cerco sempre di stare sotto per fare uscire la sua personalità e metterla al centro dell’universo. Penso che una donna si meriti tutto questo, ciò non ha niente a che vedere con I diritti civili è una cosa più intensa. Cercare di vederla per ciò che è, perché è ciò che non conosci, e lei tu lo può offrire e puoi coglierlo, è un universo intero che non si finisce mai di scoprire, è la ricerca di una vita.
La scelta di usare un tool di intelligenza artificiale per il videoclip è molto attuale. Cosa pensi dell’uso della tecnologia nell’arte?
I tempi cambiano e con essi le tecnologie che sono sempre nuove, è una scoperta continua una nuova forma di linguaggio per tutti, naturalmente deve essere la tecnologia al servizio dell’arte e non viceversa ma è una ricerca continua e se questa può aiutare a sviluppare un discorso di rapporto tra due esseri umani, ben venga. Nel nostro caso, mio e di Nicolò Piccioni il videomaker, abbiamo voluto dire la nostra sugli orrori della guerra e i loro burattinai, volevamo creare un urlo che si sentisse, speriamo di riuscirci ad urlare con più fiato che abbiamo, ma senza rabbia, perché poi alla fine del video ce ne andiamo mano a mano con una donna alla scoperta del mondo, realizzando la nostra identità umana che è l’antidoto migliore contro tutti i mali.
Quali artisti italiani o internazionali senti più affini al tuo stile oggi?
Come stile parto sicuramente da David Gilmour, ma se devo essere sincero in questo preciso momento storico sento affini tutti gli artisti che stanno denunciando il genocidio di Gaza, da Roger Waters che ha preso una posizione netta, a Eric Clapton che con la sua classe si presta sul palco con una chitarra che porta il disegno della bandiera della Palestina, e ancora tutti gli artisti che stanno urlando sul palco free Palestine, anche se quando ciò viene fatto con troppa rabbia, insomma lo farei in maniera diversa perché sembra come essere caduti nella trappola per il topo, perché hai modo di essere additato come violento e passare dalla parte del torto, cioè fai il loro gioco, la rabbia parte sempre da una castrazione. Comunque sempre meglio gridare incazzati che stare zitti ed essere complici .
In Italia c’è stato a Roma “Non nel mio nome “un palco dove oltre personalità impegnate della nostra terra, come Moni Ovadia e Francesca Albanese (che sta facendo una guerra esemplare pagando gli scotti di una società complice del genocidio).
Mannarino ha detto delle cose interessanti e Daniele Silvestri ha cantato “A bocca chiusa” che dice tutto, se non sbaglio anche Marco Mengoni ha detto la sua e Elio Germano, che è un eccellenza, si è fatto sentire ai David di Donatello. La lista non finisce e spero che si allarghi a macchia d’olio, e come recita un episodio della saga di Star Wars “Una nuova speranza”. Bisogna essere ribelli, io spero di farlo senza suicidi inutili, cercando di fare bene e spero di riuscirci. Per fare tutto questo l’importante è non essere soli perciò ringrazio tutta la mia squadra, Nicolò Piccioni videomaker, Paolo Sciamanna e Massimo Morici per gli arrangiamenti e registrazione di M1, Jacopo Callisti per la stupenda immagine di copertina, Matteo Dellabella per le foto di una vita, Francesco Troccoli per I consigli preziosi, Veronica per la sua presenza, Ayman del Bar Desirée per avermi accolto a casa sua (il suo Bar) facendomi crescere umanamente e musicalmente, la Lift promotion, Cristiano, Francesca, Aldo e Cristina per aver preso a cuore il mio progetto, il quartiere di Tor Pignattara per farmi sentire sempre il suo calore, Gianni Tamburelli per le sue lezioni e consigli. Last but not least Margherita per avermi accompagnato per mano e aver riso, pianto, costruito e camminato con me.
Come vedi la tua carriera tra cinque anni? Quali obiettivi ti piacerebbe raggiungere?
Vorrei che la crescita interiore sia speculare alla crescita musicale ed artistica, vorrei raggiungere la maturità tale che mi permetta comunicare tanto con il politico che con il barbone che sta sdraiato. Vorrei continuare a sognare sempre e non smettere mai di sognare, vorrei continuare ad essere testardo e mai solo, ma con assieme ad una squadra sempre più grande, sempre più coesa piena di intesa e complicità, uniti per la stessa causa ma tutti diversi, insieme a scoprire sempre nuovi modi di comunicare con cui andare incontro al mondo. E’ questo il senso della fine del video, può essere una donna, ma può essere anche una squadra, forte, coesa, unica , uguale ma sempre diversa, tutta da scoprire . Il suo volto è racchiuso nel disegno della copertina di M1.