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“Del vento e del mare”, tra emozioni e alchimia Sonora

Zelda Mab firma un EP visionario, nato da un lungo processo creativo ed evolutivo. Cinque brani che attraversano dolore, accettazione, rinascita. Un lavoro che unisce profondità lirica e innovazione musicale, spingendosi oltre i generi. Ogni nota è un messaggio, ogni testo una chiave d’accesso all’anima.

 

Quali ascolti o artisti hanno influenzato maggiormente l’estetica di “Del Vento e del Mare”?

Gli artisti che mi influenzano nei miei processi creativi appartengono a mondi e discipline molto diversi tra loro. Spazio liberamente da Salvador Dalí a Mina, da Franco Battiato a Fabrizio De André. Ogni suggestione trova il suo posto: dal Desert Rock alla musica classica, dalla lirica al punk.

Tutte queste influenze convivono e si mescolano naturalmente dentro di me, come se fossero parte dello stesso paesaggio interiore. È da lì che nasce il mio suono: spontaneo, stratificato, vivo.

Hai dichiarato che le canzoni sono visioni sonore. Come trasformi immagini interiori in musica concreta?

Sì, è vero: spesso vedo prima immagini, concetti, scenari, e da lì nascono parole e melodie. Molte volte la melodia arriva insieme all’intuizione visiva: una sorta di sinestesia. Quella prima ispirazione resta spesso intatta anche nelle fasi successive. A volte la modifico leggermente in corso d’opera, ma il nucleo rimane lo stesso: una fotografia interiore che si trasforma in suono.

Il tuo percorso unisce varie forme d’arte. In che modo la scrittura musicale si relaziona alla tua esperienza visiva?

È un processo istintivo, naturale, come respirare. Le note e le immagini emergono insieme, senza che io le controlli o le programmi.
Mi capita spesso di disegnare ascoltando le mie canzoni, creare composizioni grafiche ispirate ai testi o alle melodie, oppure immaginando veri e propri storyboard per i video musicali mentre suono. Lo faccio perché ne sento il bisogno. La mia parte visiva è semplicemente un’estensione spontanea della mia musica.

La canzone Duna Surf è onirica e ipnotica. Come è nato quel brano così fuori dagli schemi?

Duna Surf nasce da una visione ispirata al film Destino, frutto della collaborazione tra Salvador Dalí e Walt Disney. Poi ho pensato ai suoni immaginifici di Voglio Vederti Danzare di Franco Battiato, alle ripetizioni incalzanti dei CCCP, e alle derive psichedeliche dei Prodigy.
Volevo creare un’oasi, un paesaggio mentale che distruggesse ogni orizzonte prestabilito. Una canzone che ti fa volare, che ti porta altrove. Negli ultimi anni ascolto anche molta musica meditativa, e probabilmente questa esigenza di leggerezza e sospensione ha contribuito alla sua nascita.

C’è un messaggio nascosto che speri venga colto da chi ascolta l’EP con attenzione?

Spero che chi ascolta Del Vento e del Mare si senta più leggero. Più rilassato. Più vivo. Che ritrovi un sorriso, un senso di consapevolezza, o semplicemente una buona vibrazione. Se anche solo una persona esce da un ascolto sentendosi un po’ più connessa con sé stessa o con il mondo, allora ho fatto centro.

Se potessi descrivere il tuo EP in tre parole, quali sceglieresti e perché?

Vita, perché è nato in un momento molto buio per me, e rappresentava l’unica luce che riuscivo a vedere. Miracoli, perché parla di miracoli, vuole compierli, e in qualche modo lo è: è nato praticamente dal nulla, fatto con l’aria.
Evoluzione, perché è la cerniera che unisce il mio passato al mio futuro artistico. Segna un punto di svolta, un prima e un dopo.

 

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