Parliamo con Greta Casertacon la quale indaghiamo da vicino il suo primo album “Oltre”, uscito lo scorso 22 novembre 2024. Undici brani che intrecciano italiano e inglese, pop e soul, arrangiati per quartetto d’archi, pianoforte e voce dentro ricami intimi, sempre puntuali sul quel sentire emotivo che rende elegante e fanciullesca la vita. Profondo e introspettivo… non è un caso che scelga un titolo così ricco di spunti e chiavi di lettura personali. Dopo anni di scrittura, la cantautrice sceglie di esordire con una raccolta che racchiude i momenti più significativi del suo percorso artistico e personale, aprendo così una nuova pagina della sua carriera.

Scrivere una canzone è una “gran fatica, ma anche un’immensa gioia”. Quanta ritualità c’è dietro?
Per dare vita a un brano ci vuole tempo e dedizione. A volte si scrive una cosa e dopo averla scritta ci si ritrova a doverla stravolgere. Altre volte il percorso di creazione è, invece, più fluido. Non ci sono regole, ma la scrittura di una canzone (linea melodica, armonizzazione e testo) richiede sempre molta pazienza.
E che tipo di ascolto interiore richiede per te la scrittura musicale? E che musica ti ispira di più?
È un ascolto che non accetta compromessi. Bisogna essere sinceri con sé stessi, affidarsi alle intuizioni e lasciare che le idee prendano forma con i loro tempi. Non c’è un genere che mi ispira più di un altro. Dipende dal momento e dal mio stato d’animo.
C’è una frase che colpisce molto: “la musica strumentale sarebbe incompleta”. Hai mai avuto la tentazione di lasciare che fosse solo la voce degli strumenti a parlare? O la parola, in fondo, è sempre necessaria?
Questa è una frase estratta da un discorso più ampio. La musica strumentale ha indubbiamente un significato proprio, a prescindere dalla presenza del testo. Nelle mie canzoni, però, ho sempre la sensazione che musica e parole debbano “danzare” insieme, per poter esprimere al meglio le mie intenzioni. Ciononostante esistono anche momenti, nei vari brani, in cui ho lasciato spazio esclusivamente alla parte strumentale.
Che rapporto hai con il silenzio nella vita di tutti i giorni? Rifugio o ombre da smaltire?
Il silenzio solitamente lo percepisco e lo vivo in modo positivo, costruttivo. Ovviamente ci sono momenti in cui arrivano delle ombre e vanno accolte. In fondo, anche loro fanno parte della vita.
Italiano e inglese… due mondi lontanissimi. Come li congiungi in uno stesso ricamo?
In realtà non li vedo così lontani. A volte guardiamo ad una lingua straniera come a qualcosa di molto distante da noi, ma fondamentalmente ogni lingua è…musica!