È uscito il 9 maggio 2025 “AILY Really”, il primo EP di Ricky Martinelli, giovane cantautore bresciano classe 2006. Una raccolta di cinque brani che racchiudono il suo percorso artistico e personale, tra influenze pop, rock retrò e scrittura dall’accento inglese ancora forse da limare a dovere. Ma gli perdoniamo l’ingenuità di dettagli a fronte di una produzione che sa essere ispirata. Accanto ai quattro singoli già pubblicati, spicca l’inedito “My heart is filled with jealousy”, che rappresenta il cuore più profondo e viscerale del progetto. Un debutto che unisce nostalgia e modernità, confermando Martinelli come una nuova voce autentica e promettente della scena indipendente.

“AILY Really” è il tuo primo EP: che tipo di dichiarazione d’identità artistica volevi fare con questo lavoro?
Con “AILY Really” ho cercato di raccogliere tutto il percorso che ho fatto fino ad ora in studio, come se fosse una foto di questo momento preciso della mia crescita artistica. Non ho cercato di definirmi in modo rigido, ma piuttosto di raccontare attraverso le canzoni il mio modo di percepire il mondo, le relazioni, la nostalgia e il futuro. È un lavoro che parla con sincerità, anche nelle sue imperfezioni, e che vuole restituire autenticità. Volevo che chi ascolta potesse avere la sensazione di entrare in una stanza dove c’è spazio per emozionarsi, riflettere, o semplicemente lasciarsi trasportare.
Nel corso dell’EP si avvertono influenze sonore molto diverse, dal pop al rock retrò. Come hai lavorato per far convivere queste suggestioni in un linguaggio coerente e personale?
Mi interessava più la verità emotiva delle canzoni che l’appartenenza a un genere specifico. Ogni traccia ha seguito un processo di lavorazione diverso, ma il filo conduttore è sempre stato il mio gusto personale e il bisogno di esprimere qualcosa di preciso. Le influenze sono tante e diverse, è vero, ma non ho mai cercato di forzarle: le ho lasciate entrare naturalmente, come ospiti che arrivano alla stessa festa. Il lavoro in studio è stato fondamentale per dare una coerenza al tutto, curando i dettagli, i suoni, i colori. Alla fine, penso che sia la mia voce, in senso sia musicale che espressivo, a rendere tutto riconoscibile.
I brani sembrano intrecciare scrittura visiva e suono evocativo: quanto è importante per te l’immaginazione nell’arrangiamento e nella produzione?
Per me l’immaginazione è il cuore di tutto. Quando scrivo o arrangio un pezzo, penso quasi sempre per immagini: una scena, una luce, un’atmosfera. Cerco di far sì che ogni suono evochi qualcosa, anche in modo inconscio. È come costruire una colonna sonora per un film che non esiste ancora, ma che potrebbe vivere nella mente di chi ascolta. Mi piace che le persone possano “vedere” la musica tanto quanto sentirla, che si crei una dimensione sensoriale più ampia, personale. Per questo mi piace anche sporcare, mescolare, non essere troppo perfetto: così si apre più spazio all’interpretazione.
Il titolo “AILY Really” ha un suono enigmatico e affettivo allo stesso tempo. Puoi raccontarci l’origine di questa scelta e cosa rappresenta per te?
La scelta del titolo è stata molto difficile, non avevo nessuna idea all’inizio, l’espressione “AILY Really” è nata quasi per caso, ma una volta scritta ha cominciato a suonare giusto. È come se racchiudesse il senso dell’intero EP: qualcosa di fragile, magari difficile da definire, ma vero. Una piccola dichiarazione d’amore alla musica e al mio modo di viverla. “AILY” è una parola inventata, quasi un suono più che una parola vera. Per me rappresenta qualcosa di molto personale, una specie di codice affettivo, intimo, che però rimane aperto all’interpretazione di chi ascolta. “Really” lo completa, lo mette a terra, come a dire: “sì, esiste davvero, è reale”. Ripensandoci l’EP non poteva avere titolo migliore di questo, sono davvero contento di tutto il mio percorso fino ad ora e non vedo l’ora di tornare in studio con nuovi brani!