Dalla cattedra al palcoscenico, il cantautore unisce poesia e libertà nel suo nuovo brano «Vento in faccia». Un racconto musicale che trasforma la quotidianità in un atto di rinascita, dove la musica diventa rifugio, respiro e manifesto di un’esistenza autentica e senza maschere.

Che cosa ti auguri provi chi ascolta “Vento in faccia” per la prima volta?
Chi ascolta Vento in faccia per la prima volta vorrei che si sentisse come trascinato in un mondo parallelo, coadiuvato dalle sonorità fresche e frizzanti della canzone, capaci di trasportare l’ascoltatore in un universo altro, fatto di leggerezza, libertà e voglia di vivere, sempre e comunque, nonostante spesso l’esistenza “reale” sia colma di freni inibitori e incommensurabili paturnie.
Come vivi il rapporto tra autenticità e aspettative del mercato discografico?
Spesso le due componenti non convergono, anzi! È molto difficile, nei tempi odierni, riuscire a carpire a pieno le aspettative del mercato, per di più di quello discografico, perché spesso c’è la sensazione di essere un pesce fuor d’acqua, appartenere a una realtà altra che non rispecchia le proprie aspettative concrete. Oggigiorno, a mio modestissimo avviso, bisognerebbe con forza tornare a soddisfare il sacrosanto principio della meritocrazia, dando voce ai tantissimi cantautori che purtroppo, invece, sono surclassati molto spesso da canzonette, testi e progetti molto meno validi e convincenti.
Se il brano fosse un film, quale genere cinematografico sarebbe e perché?
È bello immaginare sempre un videoclip di un brano musicale, immaginiamoci un film! Sicuramente sarebbe un film basato su un romanzo di formazione e attualità, in cui dei ragazzi dei giorni nostri, evasi dalla stretta e soffocante quotidianità quasi alla stregua dei dieci giovani di boccacciana memoria nel Decameron, si riuniscano in una villa al mare e da lì comincino a creare un gruppo coeso, vero, sano, fatto di interessi condivisi, in primis la buona musica, dimostrando come con questi valori si riesca a scardinare quella grossa patina di superficialità e banalità che corrodono il presente.
Quali emozioni prevalgono quando ti trovi sul palco rispetto a quando componi in studio?
Sul palco mi accompagna proprio quella libertà che canto in Vento in faccia. Quella libertà che mi fa dimenticare quasi di essere un docente di latino e greco 365 giorni all’anno e mi trascina invece, sulle note della musica, dell’entusiasmo mio e di chi mi ascolta, nel mondo genuino delle sonorità più profonde ed essenziali. In studio, invece, c’è molta tensione e aspettativa, affinché ogni pezzo creato riesca a fuoriuscire esattamente come me lo immagino. Ma tutto ciò è seguito, poi, dalla grande soddisfazione di vedere il brano nascere, crescere e svilupparsi, prendere forma e poi, come un Eterno Ritorno nietzschiano, ritornare sul palco insieme a tutti gli altri brani nei prossimi concerti.
Hai già in mente nuovi progetti musicali che seguiranno questo singolo?
Ho già diversi progetti musicali che sono seguiti a questo singolo e sono presenti sulle piattaforme web, in primis sul mio canale Youtube, con i relativi videoclip. In estate ho fatto alcuni concerti nella mia regione e ho in canna diversi nuovi brani che presto andranno a comporre il mio terzo album ufficiale. Un album dalle sonorità varie e policromatiche, come piacciono a me, che è solo parallelo al progetto che ormai da anni, e ancora allo stato attuale, porto sia nelle scuole che in diversi borghi e città: Massi Lepera & De André. Il mio legame col grande cantautore genovese, in questo progetto si esplica attraverso uno spettacolo, ideato e portato avanti da me, in cui esecuzioni live, aneddoti, letture e interpretazioni si alternano per riportare al grande pubblico, ma anche tra I più giovani, in modo genuino I messaggi e I testi di Faber, dal quale traggo da sempre ispirazione.
Quale insegnamento personale ti ha lasciato la realizzazione di questa canzone?
Personalmente, come tutti I brani, anche Vento in faccia mi ha donato qualcosa. In particolare, c’è qui il costante invito ad alleggerire il bagaglio spesso pesante e opprimente della quotidianità e degli impegni soffocanti, per lasciarsi andare alla piacevolezza reale della vita, fatta di cose semplici ed essenziali, come una vacanza, un viaggio o un tuffo nel mare.