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Dirlinger: un tuffo nel passato che vive oggi

Dentro scenari che trovo sempre più omologati si presenta Dirlinger che sceglie l’imperfezione come forma di espressione e dunque di verità. Il suo album d’esordio non è una collezione di brani, ma un mosaico – se vogliamo dirla tutta – di domande. Tra la malinconia di “Ho Paura”, la denuncia di “Cemento” e la ferita dolceamara di “Mafalda” (VIDEO UFFICIALE), emerge la voce di un autore che non teme di esporsi, di mettere in discussione persino la propria visione. Perché, come in ogni buon racconto, la verità non è mai una risposta: e tutto questo ha il suono del folk macchiato di rock dentro pieghe americane senza sconti all’immaginario cinematografico di sempre. Mancherebbe solo una Buick decappottabile…

Mi colpisce tanto l’immaginario, sia nel video ufficiale che nelle foto di te. Perché sei così “fuori dal tempo” moderno?
Le scelte estetiche che riguardano la mia immagine e delle canzoni di questo album erano quelle che mi sembravano più attinenti. Non ho un buonissimo rapporto con l’immagine, ma siccome è necessaria per comunicare meglio, mi sembrava lecito trovarsi un luogo e dei colori che potessero mettermi a mio agio. Però più passa il tempo e più mi sento “fuori dal tempo” in generale, a metà strada tra passato e presente, ma non troppo calato in nessuno dei due tempi.

E parlando della copertina o delle foto che ci vengono trasmesse: dove ci troviamo? Sembra di non stare in Italia…
E invece non siamo né in America né nel nord Europa degli anni Settanta, ma a casa di mia zia, nella provincia marchignola! Rimasto intatto nel tempo, mi sembrava un ambiente adatto per questa “cena” con le mie canzoni.

Tutto questo pesca anche da immaginari di comunità che vivono in altro modo rispetto alle regole dell’omologazione industriale? Penso agli Amish…
Sono senza dubbio dei modi di rispondere alla modernità che mi affascinano molto e che, per certi aspetti, stimo. Il rischio di interagire con l’ambiente creandosene uno che porti tratti di quel tipo è quello di dimenticare che fuori dal proprio recinto il mondo sa muoversi in maniera molto diversa, ed è palese che le Crociate servano a ben poco. Ascoltare è fondamentale per trovare orizzonti comuni, senza dover perdere sé stessi.

E di spirituale? Questo disco cosa porta con se?
Ha la pretesa di cercare di qualcosa di più, pur partendo da sensazioni e da schemi mentali già noti: così per i testi, come per la musica. Non so se ci sono riuscito; “ai posteri l’ardua sentenza”!

Oggi raccontare storia ha ancora senso? Oppure che penso sociale si trova ad avere?
Secondo me raccontare storie oggi, in un mondo dove l’individualismo ha vinto la battaglia, ha ancora più senso rispetto a mezzo secolo fa. Spostando il focus su un ipotetico personaggio che sta fuori dal circuito comunicativo del mittente e del destinatario ci si può svestire della propria egomania senza sentirsi di mettersi in disparte in favore del proprio interlocutore e scoprire cose di sé stessi a cui non si sarebbe mai pensato. E poi, l’antica arte dell’empatia è uno strumento che è necessario recuperare, per ricostruire una famiglia umana consapevole e nuova.

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