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“Imaginationite”, l’anima nuda di Sereen.

In questo singolo, Sereen. fonde tecnica e istinto per dare voce al Maladaptive Daydreaming, un fenomeno raro e poco trattato in musica. L’intervista rivela un percorso di crescita personale, dove scrittura e suono diventano strumenti di guarigione, resistenza e bellezza imperfetta. Un racconto autentico, crudo e luminoso.

 

In “Imaginationite” la fantasia non è solo un rifugio ma diventa anche una sfida alla realtà.

Cosa ti ha spinto a trasformare questo tema psicologico in una canzone?

Indubbiamente, la pandemia ha giocato un grande fattore nella realizzazione del pezzo. È stato un periodo veramente molto difficile della mia vita, dove si sono condensate tante e troppe sconfitte contemporaneamente (così come alcune piccole importanti vittorie). La mia mente è sempre stata abbastanza irrequieta e fragile, per questo ho anche avuto bisogno di “esorcizzarla” per iscritto.

Hai scritto il brano in appena venti minuti al pianoforte. Credi che le canzoni nate di getto siano quelle più sincere, o pensi che la riflessione e la riscrittura possano rendere più profondo un testo?

Io credo che la riscrittura possa aiutare molto: non sempre abbiamo coerenza di pensiero quando scriviamo o anche solo ci esprimiamo verbalmente. Per questo, alle volte, ritornare su ciò che si è espresso può aiutarci a lanciare un messaggio in maniera più chiara e meglio direzionata. Naturalmente, se riesci a dire di getto tutto quello che volevi comunicare di esprimere all’interno del tuo pezzo, tanto di cappello!

Il tuo sound oggi è più oscuro e viscerale rispetto ai tuoi lavori precedenti. È un’evoluzione naturale o una scelta consapevole per esprimere una parte diversa di te?

Una sana commistione di entrambe; magari il pezzo sarà nato in maniera inconsapevole, ma poi è sorta naturalmente la volontà di renderlo parte integrante della narrativa del mio disco di debutto.

Molti ascoltatori hanno percepito in “Imaginationite” una sensazione di sospensione, quasi come se la musica volesse trattenere il respiro. Come sei riuscita a creare questa atmosfera?

Non me ne rendo ben conto, ma probabilmente questa sensazione è risultato di un’immagine che magari angoscia, specialmente se non si è abituati a guardarsi allo specchio e ad affrontare i propri “demoni”. Il punto del pezzo è di non mettere nemmeno a proprio agio l’ascoltatore rispetto ai propri scheletri mentali; anzi è proprio il contrario, ovvero indossarli e farcisi guidare. Se la demo del pezzo suggerisce tanta fragilità (si trova su YouTube), credo che la versione finale del brano miri proprio a fare l’esatto contrario.

Come artista, ti muovi tra Napoli e Londra: due realtà molto diverse ma entrambe creative. Quanto influisce questa doppia appartenenza sul tuo modo di scrivere e di vivere la musica?

Ammetto che ormai a Londra non vado più da diversi anni. Però a Napoli ci sono scesa di recente., anche perché ho avuto un concerto in un locale a Salerno. Questa doppia appartenenza ha inciso sicuramente sul mio modo di scrivere: Londra mi ha dato il calcio. d’inizio, invitandomi ad apprendere più in profondità le sfumature della lingua inglese. Ma Napoli mi ha dato gli strumenti accademici e non solo, per tradurre letteralmente in musica tutto quello che avevo da esprimere.

Infine, se potessi riassumere “Imaginationite” in una sola frase da dedicare a chi la ascolta per la prima volta, quale sarebbe?

Abbi cura di te e del tuo valore, sempre.

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