Dall’intimità del clarinetto al battito delle culture, “Spirit” è un invito a esplorare la propria interiorità. Composto tra viaggi e lockdown, il brano attraversa tradizioni e orizzonti spirituali. In questa intervista, Mattaliano ci accompagna dentro la sua visione più personale e universale della musica.

Spirit mette in relazione il suono con la dimensione sacrale del luogo in cui è stato eseguito per la prima volta. Quanto lo spazio influenza l’anima del brano?
Provo a rispondervi in forma poetica: “Spazio spazioso dal ritmo cavernoso, è un cielo di speranza la sacralità del futuro veggente. Le preghiere cantano il segno dei secoli forgiando una musica che arricchisce il cielo di ogni desiderata altura. L’anima vive tra le direzioni di sguardi incantati”. E’ così che ho vissuto il momento.
Il clarinetto diventa respiro dell’uomo, mentre l’ensemble sostiene un’atmosfera rituale. Che tipo di dialogo volevi creare tra strumenti e spiritualità?
Il clarinetto, con la sua voce umana, fin troppo antropica, rappresenta la fragilità e la bellezza dell’esistenza. L’Ensemble eco dell’universo, con la sua presenza corale rappresenta la totalità, l’unità e la connessione con l’infinito. Entrambi sono un soffio di vita, un sussurro che va oltre il volo, fragile e forte.
Nella tua carriera hai attraversato generi e continenti. Qual è la cosa più importante che la musica del mondo ti ha insegnato?
Ho avuto la fortuna di viaggiare e di incontrare musicisti e creativi di diverse tradizioni, di ascoltare i suoni della musica africana, araba, asiatica, europea, americana… e ogni volta ho sentito qualcosa di profondo e di autentico che mi ha toccato l’anima. Il mondo è certamente un grande villaggio, dove ogni cultura e ogni tradizione sono come fili di un tessuto unico e prezioso e in ognuno di essi la musica è amore e lo stato dell’amore è la dimensione più alta dell’umanità, anche la più importante e la musica difende ciò che è amore creando sinergie profonde.
Quali ambizioni artistiche senti ancora ardere, dopo un progetto così maturo e consapevole?
Ho ricevuto tantissimo dalla mia vita artistica, la solarità della mia anima è particolarmente creativa, ho cercato sempre di condividere questa mia qualità con gli altri. Ma non è solo una questione di creare, di produrre, di fare. Bisogna cercare di essere, di esistere, di essere presente nel mondo anche con il solo pensiero altruista. La mia arte è un modo di rapportarsi al mondo, di essere con gli altri e con me stesso. Sento che, finché avrò fiato, finché avrò voce, finché avrò cuore, continuerò a creare, a esplorare, a esprimere, a essere. Perché l’arte è la mia vita, e la vita è la mia arte.
Cosa speri che resti nell’ascoltatore quando l’ultima nota di Spirit svanisce — silenzio, pace, domande o forse una nuova luce?
Spero che questo silenzio sia un invito a esplorare l’infinito, a scoprire i colori nascosti dell’anima. Che l’ascoltatore possa sentire la presenza dell’universo, la vibrazione della vita, il battito del cuore cosmico. E forse, in questo silenzio, potrà nascere una nuova luce, che illumina i recessi più profondi dell’animo. Una luce che rivela la bellezza, la meraviglia, il mistero dell’esistenza. Spero che l’ascoltatore possa sentire la pace, che non è assenza di suono, ma presenza di armonia. Una pace che è come un abbraccio che avvolge e sostiene, che abbatte ogni guerra, ormai vecchia e senza alcuna visione. Il dono della musica è in un viaggio che ci porta oltre i confini del tempo e dello spazio, oltre i confini della nostra umanità. Spirit è un invito a intraprendere questo viaggio, a scoprire l’infinito che è dentro di noi.
Il brano sembra una preghiera laica, un invito a ritrovare senso nel caos contemporaneo. Questo pezzo nasce da una ferita o da una rinascita?
La musica e l’arte, fanno parte di un modo di creare, ponti visibili e invisibili, dare un senso al finito e all’infinito. È un modo di dare forma a ciò che è informe, di esprimere l’ineffabile, di dare voce a ciò che è silente. Spirit è un’opera che vuole essere un contributo a questo processo di creazione, un tentativo di aiutare gli altri a trovare la loro strada, a scoprire la loro propria luce interiore. Non è un pezzo che offre risposte facili o soluzioni semplici, ma è un’opera che vuole essere un punto di partenza, un invito a esplorare, a scoprire, a creare. È un’idea musicale che vuole essere un riflesso della nostra comune umanità che rinasce ancora per evolvere l’ebrezza del bello.