Non è un addio alla sofferenza, ma un modo nuovo di abitarla. Mads, con “Guarirò”, ci accompagna in una corsa che non fugge, ma cerca. Pop punk denso di emozioni, energia cruda e parole vere: l’intervista svela la rinascita emotiva dietro ogni strofa

Mads, nel brano sembri voler parlare non solo del dolore, ma anche della dignità che nasce nel superarlo. È un tema che senti centrale nel tuo percorso?
Sì, assolutamente. Per molto tempo ho vissuto il dolore come qualcosa che mi definiva, quasi un’etichetta che non riuscivo a togliermi di dosso. Con il tempo ho capito che la vera dignità sta proprio nel rialzarsi, anche quando non sei elegante, anche quando non sai bene come fare. “Guarirò” parla proprio di questo: della forza silenziosa che nasce quando accetti le tue ferite e decidi comunque di rimetterti in piedi. Per me è diventato un tema centrale, sia nella vita sia nella musica.
Scrivere “Guarirò” ti ha costretto a guardare parti di te che forse evitavi? In che modo questo ha cambiato il tuo processo creativo?
Sì, mi ha costretto a guardare in faccia cose che continuavo a rimandare. Non è stato facile, perché quando scrivi un brano così diretto non puoi mentire, nemmeno a te stesso. Ho dovuto scavare molto e accettare che alcune risposte non mi sarebbero piaciute. Questo ha cambiato il mio processo creativo: ora non cerco più la frase perfetta, cerco la frase vera. Preferisco un verso imperfetto ma sincero a uno “bello” che però non rispecchia quello che provo.
Le sonorità pop punk evocano un immaginario adolescenziale, ma tu le usi con grande maturità. È stata una scelta spontanea o ragionata?
È stata spontanea. Non ho pensato al genere come a un’estetica, ma come a un linguaggio. In quel momento avevo bisogno di un suono diretto, impulsivo, capace di dare voce a un’energia che stava tornando dopo un periodo complicato. Il pop punk ha quell’urgenza adolescenziale, ma quando lo vivi con un vissuto più adulto acquista uno strato nuovo: diventa liberazione, non fuga. Più che una scelta “strategica”, è stato il modo più sincero per raccontare ciò che stavo provando.
Se potessi inserire “Guarirò” nella colonna sonora di un film, che tipo di scena o momento immagineresti?
Lo immagino in una scena di rinascita, ma non una rinascita euforica: una di quelle che iniziano in silenzio. Magari un personaggio che esce da casa all’alba dopo una notte difficile, cammina da solo per una strada vuota e, mentre il mondo si riaccende piano, capisce che può farcela. Oppure una scena di corsa, quelle corse che fai non per scappare da qualcosa ma per raggiungere te stesso. “Guarirò” starebbe bene lì: in un momento in cui il dolore c’è ancora, ma non fa più paura.