Artista poliedrica, MG porta in “Ricordo” tutta la sua sensibilità maturata tra musica, poesia, immagini e teatro. Il brano si costruisce come un racconto emotivo fatto di frammenti, oggetti, sensazioni, lasciando spazio all’ascoltatore di riconoscersi e completare il significato.

Un caro saluto a te, Mariagrazia. Come hai lavorato sull’equilibrio tra parola e musica per rendere il brano così evocativo?
Innanzitutto la lirica (che ha tanti anni) si è scritta quasi tutta da sola, di botto.
Rileggerla e rielaborarla è stato più difficile; mi è sembrato strano di finirla in brevissimo tempo.
Quando poi si aggiunge la musica allora il quadro è diverso. Cambia l’emozione, il modo di pronunciare e sentire le parole con la voce del cuore. La musica innesca meccanismi strani perché parla all’anima.
Mi è piaciuto subito l’incipit del pianoforte nel brano musicale proposto dal maestro Marchetti.
Le immagini presenti nel testo sembrano piccole scene di vita. Nascono più dalla memoria o dall’immaginazione?
E’ uno scatto fotografico sulla memoria personale, ma il tempo modifica i ricordi o le parole, li rende più piacevoli e belli. Poi si l’immaginazione serve, in piccola parte, per rielaborare o migliorare il testo e renderlo più scorrevole.
Quanto la tua esperienza nelle arti visive e nella scrittura poetica influisce sul tuo modo di comporre canzoni?
L’arte e la pittura, la danza mi hanno sempre aiutato nell’esprimere quelle paroline, quelle rime che sentivo gironzolare in testa, tanto da doverle poi stendere al più presto su un foglio di carta.
A volte mi è capitato di sentire una musica particolare e di dover buttare giù di getto una lirica o un racconto che non avevano nulla a che fare con me, ma che facevano parte di altre epoche o realtà.
Mi è capitato con una poesia che è stata premiata anche a livello di importanti istituzioni internazionali, alcuni anni fa, “ Le chevalier”.
Ti interessa più raccontare una storia personale o creare uno spazio in cui l’ascoltatore possa entrare?
Sia l’una che l’altra. Si può scrivere anche a “due mani” o creare uno spazio che sia in parte lo spazio di tutti quelli che ascoltano, per quelli che ascoltano, creare un messaggio da far passare. Penso sia così per alcuni artisti e brani che ascolto. Penso ai Muse, M.Jackson, Lady Gaga, Imagine Dragons, Coldplay e altri.
Il più eclatante è stato il famoso album A.P.P. – Eye in the sky