Con “Coming Out”, Strade, nome d’arte di Simone Ranalli, torna a raccontare l’urgenza di essere sé stessi senza filtri né compromessi. Il singolo si muove tra istinto, desiderio e liberazione emotiva, trasformando una notte ribelle in un manifesto di verità personale. Abbiamo parlato con il cantautore romano per approfondire il significato del brano e il suo percorso artistico.

Ciao, Simone. “Coming Out” è un titolo forte e simbolico. Che significato ha per te in questo brano?
Ha vari significati. Il primo è il mio rientro nelle scene dopo un periodo di assenza, il secondo è rompere le convenzioni sociale e tutte quelle maschere che ci mettiamo addosso ogni giorno per essere conformi ad un modello generale.
Nel testo parli di un desiderio che travolge e non si può controllare. Quanto conta l’istinto nella tua scrittura?
E’ letteralmente tutto. Non conosco un modo diverso di scrivere i miei testi. Tolgo il tappo dalla mia mente e quello che esce diventa una canzone.
Il brano invita a liberarsi dal giudizio degli altri. È un tema autobiografico o universale?
Un po’ entrambi. Negli anni mi sono reso conto di quante cose faccio o penso per adesione ad un modello o perché ci hanno educato così. E la mia generazione è gonfia di questa sovrastruttura mentale, diventa quasi identitaria, anche se non lo è affatto.
Dal 2018 il progetto Strade ha una forte identità sonora. In cosa senti di essere cresciuto con questo singolo?
Non saprei dirti se sono cresciuto o no, la cosa che mi sento di aver acquisito è una maggiore libertà nel trattare qualsiasi tematica e, stilisticamente, mi sento “in movimento” di quanto non lo fossi prima.