Follow Us

Raccontare l’amore senza rumore

Un dialogo leggero ma non superficiale su amore, influenze e finali sospesi. Un’intervista che apprezza molto la coerenza emotiva del brano, ma si interroga anche sulla brevità di alcune scelte musicali che forse avrebbero potuto essere sviluppate con maggiore respiro.

 

“Cosa Sei Venuta A Fare” racconta una relazione finita senza drammi evidenti, ma proprio per questo molto reale. Cosa ti interessa raccontare, oggi, dell’amore?  

Mi interessava raccontare non tanto il momento della rottura, quanto la condizione che si vive quando ti ritrovi da solo, fragile, catapultato in uno spazio vuoto pieno di mancanze. Quel momento in cui cambiano le  abitudini, i luoghi, e tutto il mondo intorno a te sembra assumere una nuova forma. Ti ritrovi dentro una sensazione sospesa, in cui resti immobile cercando di  rimettere insieme i pezzi di ciò che sei stato,  per  imparare nuovamente a camminare da solo.

Ascoltando il finale, con la chitarra che si dissolve e la voce che si abbassa fino quasi a scomparire, si ha la sensazione di una chiusura volutamente irrisolta. Perché hai scelto di non dare un vero punto fermo al brano?

Il finale rispecchia ciò che accade nella vita reale, dove non esiste una chiusura netta delle relazioni. Qualcosa rimane ancora aperto: i ricordi tornano, il bisogno di capire e individuare le cause della rottura con il tentativo di dare senso a quello che non è stato detto.  Il finale sospeso invita l’ascoltatore a rimanere dentro quella sensazione di fragilità interiore. È come una dissolvenza che si spegne lentamente, proprio quando non trovi il modo per concludere una storia. Come una ferita che si rimargina con lentezza, senza mai cancellare la cicatrice.

Da ascoltatore, mi è sembrato molto riuscito questo finale sospeso, ma forse anche fin troppo breve. È una scelta di sintesi o ti sei fermato esattamente nel punto emotivamente più vero per te?

Nel finale, l’assolo di chitarra distorce sulla melodia, mentre la voce sussurra un testo che esprime la comprensione per cui si è giunti alla rottura “dovunque mi guardo, credo di essere quello che volevi tu da me”. La voce si spezza e i suoni si ritirano come in una eco che continua a risuonare dentro.  Quell’emozione, anche se svanisce dal punto di vista sonoro, resta aggrappata alle nostre percezioni, senza stabilire un punto fermo, senza definire una  chiusura netta.

Nel panorama musicale attuale, che rapporto hai con i social e la promozione digitale della tua musica?

Faccio molto fatica a stare a passo con i social. Penso che siano uno strumento potentissimo per chi ha l’intenzione di comunicare e presentare il proprio mondo artistico a un pubblico capace di apprezzarne il lavoro.  Allo stesso tempo, però, richiedono una costanza e una velocità comunicativa che non sono sempre facili da sostenere.  Non sono ancora riuscito a trovare il modo per farli diventare un’estensione naturale del mio processo creativo.  Credo comunque che la comunicazione sui social debba mantenere un forte legame con ciò che si racconta: una sorta di seconda veste che non mascheri i contenuti e l’autenticità della narrazione.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *