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Tra radici e nuove direzioni

Un’intervista più leggera e curiosa sul rapporto tra percorso personale e ispirazione musicale. Il brano convince per atmosfera e coerenza, ma la sua eleganza costante potrebbe risultare poco sorprendente per chi cerca contrasti emotivi più evidenti.

 

Il brano trasmette una sensazione di sospensione molto continua, con un finale che si spegne lentamente. Quanto è stato importante, in fase di scrittura, pensare già a una chiusura così delicata?

Dal mio punto di vista a questa domanda posso rispondere solo come interprete e non come scrittore. Secondo me la chiusura non è stata un’aggiunta tardiva, ma è il traguardo naturale dell’intero processo creativo. Credo che il brano non volesse finire, ma svanire gradualmente, lasciando all’ascoltatore il tempo di abitare quella sospensione anche dopo l’ultima nota.

Le radici mediterranee e il tuo percorso tra linguaggi diversi sembrano emergere più nell’atmosfera che nei riferimenti diretti. In che modo influenzano oggi la tua ispirazione musicale?

Il mediterraneo è per me un lessico emotivo prima ancora che uno stile sonoro. Più che usare strumenti tradizionali in modo didascalico, cerco di tradurre quella luce, quel senso di attesa e quella mescolanza di culture in un’atmosfera stratificata.

Le radici influenzano il mio modo di intendere il tempo musicale: non una linea retta, ma un ciclo, un respiro che accoglie linguaggi diversi e fonde in un’identità che è fluida, proprio come il mare.

A livello testuale, ci sono immagini o frasi che senti particolarmente rappresentative del tuo presente personale?

C’è un’immagine ricorrente legate alla trasparenza e al movimento lento. In questo momento della mia vita e del mio percorso artistico musicale, sento il bisogno di verità essenziali, senza troppi orpelli. Una frase che mi rappresenta molto oggi è quella che evoca il “SAPER RESTARE” il trovare una forma di bellezza nella staticità apparente, imparando a leggere i cambiamenti minimi che avvengono sotto la superfice.

Ti faccio un appunto leggero ma sincero: non temi che un’eleganza così costante possa rendere il brano un po’ uniforme per alcuni ascoltatori? Come lavori su questo equilibrio nei tuoi progetti futuri?

È un’osservazione acuta. L’eleganza, se intesa come levigatezza estrema, può rischiare di diventare piatta. Tuttavia, per me l’eleganza è una forma di rispetto verso l’ascoltatore, è lo spazio che lascio a chi ascolta per inserire la propria sensibilità.

Per i progetti futuri sto lavorando per inserire degli “ELEMENTI DI DISTURBO” o dei contrasti più netti- piccoli strappi nella trama sonora che valorizzano la bellezza per contrasto, mantenendo però quella coerenza estetica che definisce il mio modo di intendere la musica.

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