Un brano che nasce da una relazione vera e da un periodo difficile. In questa intervista Alessandra Vinci racconta la genesi di Dedicato a Federico, tra emozioni contrastanti, intuizioni spontanee e dettagli personali. Un dialogo sincero che mette al centro la musica come forma di comprensione reciproca.

Alessandra, in Dedicato a Federico si sente subito quella discesa nelle note basse, quasi come se volessi entrare in una zona più intima e non sempre comoda. È stato difficile tradurre in musica un rapporto reale, quotidiano, con tuo figlio, senza proteggerti un po’?
No, non è stato difficile. Mi è venuto molto spontaneo creare queste melodie un po’ particolari. Peraltro queste sonorità le ho composte anche in altri brani per altri motivi.
C’è quel passaggio in cui improvvisamente la musica diventa più luminosa e veloce, quasi giocosa, e poi torna a qualcosa di più complesso. Mi ha colpito, ma avrei voluto che quella leggerezza durasse ancora di più. È un equilibrio che hai scelto o è stato lui, in qualche modo, a guidarti inconsapevolmente?
Questo equilibrio un po’ ”squilibrato” nel quale la musica gioiosa dura poco è stata una mia scelta, per quanto istintiva. Ho voluto creare questo contrasto fra luce e ombra in modo intenzionale, ma la brevità della parte gioiosa non ha a che vedere con la quantità né con l intensità dei momenti allegri del suo carattere e quelli vissuti con lui. Tutta questa alternanza di chiaro scuro è stata semplicemente una modalità per rimarcare il contrasto fra le due parti. Bisogna poi distinguere due fattori: uno, il brano come espressione della sua personalità, o quanto meno, come vedo io, come madre, il suo carattere.
Due: il brano come rapporto fra me e lui. Siamo molto simili caratterialmente, benché per molte cose abbiamo visioni della vita diverse, come è giusto che sia, e questo interscambio mentale ed emotivo crea dinamiche gioiose, ma anche conflittuali, turbolente, profonde. Dinamiche che spesso ricorrono in un rapporto madre e figlio in età adolescenziale.
Hai inserito un frammento del Rondò alla turca di Mozart. È una scelta tenera ma anche rischiosa, perché porta con sé un immaginario molto forte. Hai mai avuto paura che quel riferimento potesse distrarre dal tuo racconto personale?
Si, in effetti ho avuto la consapevolezza rispetto al fatto che quello scorcio del brano di Mozart potesse distrarre il pubblico dal sound della mia composizione dedicata a Federico, ma non ne ho avuto paura perché il mio è stato un messaggio preciso da inviare: mio figlio è del segno dell’ acquario come Mozart e un po’ gli assomiglia pure. Simpatico ma anche ironico, istrionico, geniale, a volte sentimentale e contemporaneamente freddo, estremamente sicuro del fatto suo.
Un più, ho voluto anche creare una modalità musicale utilizzando la falsa riga di Satie. In alcuni suoi brani, questo compositore intona delle melodie nelle quali, a volte, inserisce delle battute di altri autori romantici o classici, come ad esempio Chopin.
Guardando avanti, pensi che continuerai a raccontare anche aspetti così privati della tua vita o questo brano resta qualcosa di unico, legato a quel periodo sospeso della pandemia?
Sinceramente non ci ho mai pensato, ma potrebbe succedere in futuro. Si dovrebbe creare il contesto appropriato, con la giusta ispirazione, scaturita da uno stato d’ animo predisposto.