Alessandro Falchi è un artista che attraversa diversi linguaggi creativi. Con “Amen” costruisce un brano dove tecnologia musicale e sensibilità emotiva convivono nello stesso spazio sonoro. In questa intervista si parla di ispirazioni, produzione musicale e del significato del singolo.

Quando si ascolta “Amen” si ha la sensazione di entrare in uno spazio sonoro molto costruito. Le voci sembrano moltiplicarsi e dialogare tra loro. Quanto tempo hai dedicato alla ricerca di questo suono?
Le mie ricerche sonore sono praticamente ininterrotte da sempre ogni momento opportuno o momento di ispirazione che nasce e lo seguo istintivamente a volte ho la stesura immediata del brano altre volte assemblo ciò che appunto dal punto di vista dell’audio e dal punto di vista della composizione spontanea.
La figura della Madre nel brano appare come un simbolo di protezione ma anche di origine. È un tema che senti particolarmente vicino alla tua sensibilità artistica?
Sì la madre terra diciamo il femminino sacro come posso dire il contenitore archetipo ancestrale antico che appartiene a tutte le popolazioni del mondo che non ha una connotazione per forza sessista piuttosto è un amore grande verso le origini del nostro vivere e dell’umanità spesso dimenticate dalle società moderne che tendono a voler sostituire questo senso materno con altri meccanismi.
La tua carriera attraversa diverse discipline artistiche: musica, teatro, arti visive. Quanto queste esperienze influenzano il modo in cui scrivi una canzone?
Direi che tutto ciò che riguarda i miei appetiti creativi ruota a 360 gradi e tutte le attività che ho e che continuo a coltivare sono parte integrante della mia vita. Spesso in Italia si tende a categorizzare le persone cioè questo è un cantante questo è un pittore questo è uno sportivo Ma tutto questo può benissimo dialogare e vivere dentro un unico soggetto vivente senza per forza dover creare contrasti. Anzi i contrasti naturali che incontriamo durante il nostro cammino possono diventare carburante per cercare nuovi linguaggi.
Guardando al futuro, immagini che la tua musica continuerà a muoversi in territori elettronici oppure senti il desiderio di esplorare nuovi linguaggi sonori?
In realtà io ho attraversato e continuo ad assaggiare i sapori di tutti i generi musicali anche dal vivo osservando il fatto che ho avuto modo di sperimentare come solista e corista all’esperienza del gospel così come ho affrontato con gioia diverse cover band dal vivo e amo tantissimo l’aspetto acustico davvero essenziale per esaltare qualità vocale e soprattutto interpretative perciò sicuramente oggi cerco di fare delle scelte che corrispondono a quello che sono io in questo momento della mia vita.