Qui la conversazione si fa più diretta e spontanea, mantenendo però uno sguardo attento sul percorso artistico di Anna Dari.“Flussi di vita” viene raccontato come un viaggio personale che riesce a diventare universale, senza perdere la propria identità.

Ciao Anna, ascoltando “Flussi di vita” si ha la sensazione di un viaggio più che di una semplice composizione. Da dove nasce questa immagine così legata al movimento e alle stelle?
Nasce da un percorso di vita interiore degli ultimi anni sempre più legato al bisogno di spiritualità e di ricerca filosofica e metafisica in cui la dimensione umana e terrestre possa trovare un punto di incontro tra la realtà meravigliosa ma troppo spesso cruda , finanche sadica della vita, e il bisogno/speranza di immaginare che il viaggio non finisca del tutto qui e basta.
Il tuo percorso artistico è molto legato anche alla scrittura e alla dimensione autobiografica. Quanto questo brano è legato alla tua storia personale?
Molto perché nasce proprio da una situazione di vita vissuta negli ultimi mesi dell’anno e inizio 2026 che rischiava di travolgermi in modo negativo fin quando all’improvviso gli insegnamenti buddisti acquisiti 13 anni fa, avendo praticato per 3 anni il Buddismo, mi hanno ricordato che la vita va affrontata con il giusto distacco , godendo del qui e ora, indipendentemente da quanto ci accade intorno . Da lì il bisogno di ricordare a me stessa di accettare ogni situazione di vita come un flusso da lasciar scorrere, senza farsene travolgere troppo né in bene né in male.
Nel progetto si percepisce una forte componente spirituale, ma mai distante. Come riesci a mantenere questo equilibrio senza rischiare di allontanare chi ascolta?
Non lo so, io trasferisco tutte le mie emozioni , personali o collettive, in musica attraverso il mio amato compagno di vita, il pianoforte, senza pensare a chi poi ascolterà. Solo dopo , suonando dal vivo , riesco a capire cosa e quanto arriva agli altri. E devo dire che ogni volta accade il miracolo, tanto quanto la mia musica arriva ad emozionare chi ascolta altrettanto mi torna indietro un’onda di energia positiva che mi emoziona e commuove ogni volta anche se in tutti questi anni , quasi 19 , se ci penso mi vengono I brividi, non ho avuto la fortuna di poter far arrivare la mia musica a un pubblico più vasto .
Tra il singolo e lo spettacolo live c’è una continuità molto chiara. Ti senti più a tuo agio nella dimensione del palco o in quella più intima della composizione?
Sono due dimensioni diversissime e bellissime nello stesso tempo, ognuna nella sua unicità ma certamente nel vivere l’atto creativo vivo una sensazione di massima serena libertà che invece nei live resta limitata dal timore di sbagliare e non dare quella perfezione che vorrei sempre donare .