Un progetto che si muove con delicatezza tra linguaggio poetico e costruzione musicale. La sensazione è quella di un lavoro curato nei dettagli, dove ogni elemento trova il proprio spazio senza sovraccaricare l’ascolto, lasciando respirare sia il testo che le atmosfere.

“La musica è come l’idea della poesia”: quanto questa frase rappresenta davvero il tuo modo di comporre oggi?
Credo che la vita artistica di ciascun musicista, compositore ed artista in generale, segua una naturale evoluzione originata da costanti processi di sintesi, modifiche del pensiero, nuove conoscenze ed esperienze il cui motore è la curiosità, l’esplorazione e, dunque, il coraggio. Dopo svariati anni nei quali ho cercato di affrontare stili, linguaggi musicali e culturali differenti e anche, apparentemente, distanti tra loro, il contatto con il teatro e l’approfondimento letterario mi ha svelato le enormi possibilità espressive che legano il suono alla poesia, il significante della parola alla musica. Le reminiscenze musicali dei concerti per i quali da ventenne ho potuto conoscere ed affrontare i lieder romantici hanno dato una proiezione significativa alla cura di un concetto musicale da riproporre e al quale legarsi in questo ultimo periodo. Recuperare la forma melodica seguendo o addirittura guardando oltre i percorsi agonici e dinamici, immergendosi in ciò che caratterizza la propria personalità e storia musicale (il jazz, la vena melodica della canzone italiana del Novecento) ma restando sempre nel limite del fruibile: ecco una sfida possibile che oggi mi spinge a proporre musica.
Il dialogo tra voce, sax e contrabbasso è molto delicato: come hai costruito questa intesa?
L’intenzione musicale sia di questo singolo “Canto dell’estate”, poesia di Girolamo Comi, che di tutto l’album “Tu non conosci il sud”, su poesie di Bodini, Toma, Pagano e dello stesso Comi, segue una linea espressiva intimistica che entra in simbiosi con la poesia, non limitandosi ad “accompagnare” il testo e il canto, ma cercando un’amplificazione del significante proprio nel timbri elevati e a volte eterei presenti in questo testo ma che sono propri dell’intera poetica di Comi. Ecco dunque che la collaborazione con musicisti di elevata sensibilità e musicalità come Marco Chiriatti al sax e Stefano Rielli al contrabbasso si rivela non solo di grande efficacia, ma riesce a stabilire equilibri sonori, grazia esecutiva e donare input importanti all’interpretazione sia in studio che nei live.
Nel testo emergono immagini molto evocative ma non sempre immediate: ti interessa più suggerire che raccontare?
La direzione seguita nell’interpretare la poesia con la musica, affronta lo stile raffinato e al tempo stesso complesso di Comi con una sorta di leggerezza sonora, quasi in punta di piedi e nella modalità più discreta. Anche in questo aspetto, l’equilibrio tra poesia e musica è il principale obiettivo come, del resto, il messaggio di Armonia cosmica di Comi, nella quale tutto si fonde e fa parte di un’eterna Creazione.
Hai già in mente i prossimi passi dopo questo lavoro o preferisci lasciare spazio all’ispirazione del momento?
Sono fortemente attratto dalla scrittura di Stefano Benni, in particolare modo dalle sue poesie tra ironia e profondità, tra surreale e ritmo jazz. È un’ispirazione forte e provo ad affrontare una sfida totalmente differente dalle precedenti. Penso inoltre a un linguaggio dove far coesistere sensazioni poetiche e futuristiche con sonorità elettroniche, sentieri in qualche modo già percorsi da grandi artisti, in un’apertura di linguaggi ancora più totalizzante.