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Dentro l’album di Giuseppe Fresta: tra fragilità, rifugio e verità musicale

Il progetto di Giuseppe Fresta esplora il rapporto tra musica e dimensione personale, trasformando emozioni e fragilità in linguaggio espressivo. Le tracce si muovono con equilibrio tra introspezione e apertura, dando vita a un lavoro sincero e facilmente riconoscibile.

 

Parto da una sensazione: in “Echo in the Blue Light” sembra che la musica diventi quasi un rifugio temporaneo, più che una soluzione. È così che vivi anche tu il rapporto con la musica?

E’ risaputo che l’arte ha un valore catartico e questa tesi vale a maggior ragione per la musica che è ritenuta la regina di tutte le arti. Però si sa altrettanto che il processo catartico o purificatore ha una durata temporanea , cioè vale per alcuni momenti dopo i quali si ritorna alla dimensione della vita quotidiana in tutti i suoi aspetti . Il mio rapporto con la musica lo vivo in maniera forte e intensa ,consapevole che essa riesce a trasfigurare la ricca gamma dei miei stati d’animo e che essa costituisce un motivo valido per cui vivere.

In “The Final Masterpiece” c’è una sofferenza creativa molto evidente, quasi fisica. Quanto è importante per te il dolore nel processo artistico?

E’ vero ,in “The Final Masterpiece” è rappresentata l’esperienza dolorosa dell’artista ,intento a disegnare nella sua stanza. Il dolore ha avuto sempre una valenza significativa nell’attività artistica dal momento che le maggiori produzioni artistiche sono sempre scaturite da uno stato d’animo di sofferenza , di disagio e di disillusione nei confronti della realtà . Possiamo fare numerosi esempi a tal proposito in tutti i campi dell’arte dalla letteratura alla pittura , alla scultura fino alla musica : Leopardi , Foscolo , Raffaello , Michelangelo , Van Gogh , Beethoven ,Verdi , Bellini etc… Anche a livello personale ritengo di ammettere che parecchie mie composizioni hanno alla loro base esperienze complesse che hanno inciso sulla formazione della mia personalità.

Alcune immagini liriche sono molto forti, ma a tratti sembrano voler spiegare troppo ciò che già si percepisce. Hai mai pensato di lasciare più spazio all’interpretazione dell’ascoltatore?

Mi fa piacere che siano state evidenziate alcune immagini liriche abbastanza forti nelle composizioni del mio album in quanto l’immagine lirica che scaturisce dall’intuizione creativa rappresenta il nucleo di ogni composizione artistica . Che poi queste immagini possano suscitare la sensazione che sembrano spiegare troppo ciò che già si percepisce mi sembra una considerazione giustificata ma nello stesso tempo suscettibile di una osservazione secondo la quale ogni produzione artistica e quindi anche musicale si alimenta di rappresentazioni forti che sono il termometro del loro valore artistico . Ogni immagine lirica per quanto forte sia e quindi abbastanza comprensibile è sempre suscettibile di infinite interpretazioni in quanto ognuno filtra il rapporto con le produzioni artistiche attraverso la propria specifica e singolare sensibilità. Nella fattispecie sono stato sempre convinto di lasciare spazio all’interpretazione dell’ascoltatore.

Cosa ti interessa davvero trasmettere a chi ascolta l’album dall’inizio alla fine, senza  interruzioni?

Posso rispondere a questa domanda con una semplice osservazione: trasmettere la complessità delle numerose problematiche esistenziali nella consapevolezza che attraverso una forte e autentica presa di coscienza la vita possa essere vissuta in modo positivo e costruttivo.

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