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Alessandro Mosca: “L’ultima conversazione” e i sogni che non hanno scadenza

C’è chi aspetta il momento giusto per tutta la vita e poi un giorno smette di aspettare. Alessandro Mosca, cantautore di San Cataldo arrivato in radio a cinquantacinque anni, è esattamente questo. “L’ultima conversazione” è il suo biglietto da visita: diretto, autobiografico, senza fronzoli.

 

Ciao Alessandro! Partiamo da una cosa che mi ha incuriosito: hai scritto questo brano ispirandoti a una storia vera vissuta a ventidue anni, ma lo pubblichi adesso. Cosa ti ha convinto che fosse il momento giusto?

Si confermo che l’ultima conversazione è una storia vera, e lo vissuta sulla mia pelle. Il dolore nel metabolizzare quella rabbia, posso assicurarvi che non sia stato per niente facile: i lividi rimangono dentro, mentre fuori sei splendido. Avrei voluto che uscisse 25 anni fa, ma non trovavo il canale giusto per farla decollare. Oggi penso che sia attualissima come canzone, visto tutto quello che stiamo vivendo, dove: tradire, giocare, e usare la parola Amore: come carta per pulirsi il culo. Le mie guide musicali negli anni sono state: Led Zeppelin, The Doors Deep Purple, ma quello che mi ha formato più di tutti è stato Vasco Rossi. Ho già in cantiere altri

Quali sono gli artisti o i generi che ti hanno formato musicalmente? Ascoltando “L’ultima conversazione” si sente una certa accessibilità pop con qualcosa di più grezzo sotto. Da dove viene quella tensione?

Gli artisti che mi hanno segnato nella mia vita sono: i led zeppelin, deep purple, jim morrison, gli egles, ma quello che mi ha accompagnato fino a oggi è Vasco rossi. Per l’accessibilità al pop direi di si, mi avvicino molto al pop rock, sarà da li che da li che nasce quella tenzione o quel modo grezzo, io penso che nel rock in generale, e ila via maestra per poter sfogare le proprie tristezze. Si nei miei brani cerco sempre di essere diretto, e di trasmettere a chi li ascolta il mio Vissuto di quel preciso momento, e lascio anche a volte frasi, per permettere a chi li ascolta Una sua interpretazione.

Il brano è molto diretto e lo capisco come scelta, ma in alcuni punti quella stessa direttezza rischia di chiudere un po’ lo spazio all’interpretazione dell’ascoltatore. Ti è mai venuta la curiosità di lasciare qualcosa di più aperto, più ambiguo in un testo?

Si in qualche mio brano, ho scritto qualcosa di più ambigua, e provocando in chi Ascolta la propria fantasia.

Ventisette anni al centralino di un ospedale, lo studio della giurisprudenza, la musica. Sei una persona che non si ferma mai. Cosa c’è ancora nella lista dei desideri?

27 anni ad ascoltare i bisogni delle persone, mi hanno formato all’ascolto della vita Delle persone, era da tanto che volevo intraprendere la giurisprudenza, credo che le cose Arrivano, quando sei pronto ad accoglierle, perché sei già formato dentro. Il desiderio più grande che mi rimane è: salire su un palco, col mio pubblico E farmi inondare dalle loro emozioni, ascoltando i miei brani. Questo è quello che chiedo alla vita E poter uscire con un mio cd.

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