
Finire la tela significa interrompere l’attesa e, soprattutto, smettere di disfare continuamente ciò che si è diventati. Ci sembra un monito interessante per questo tempo nuovo he stiamo vivendo… un’esortazione a venir via da stagnazioni personali… e la firma di questo singolo è antitetica alla realtà: Randolph Carter, nome d’arte del diciannovenne Roberto Pio Capotosti, rovescia il mito di Penelope per raccontare l’uscita da una relazione e da un ambiente costruiti su ruoli, aspettative e colpe imposte. Titolo didascalico, “La tela di Penelope” interpreta così la fuga come autoconservazione: andarsene non equivale a perdere, ma può diventare il gesto necessario per tornare a riconoscersi. Il tutto in un pop delineato da questa voce che sembra rendersi fragile ai contorni e si mostra umile e affascinante nelle suoi piccoli tremori vibrati sui bordi delle vocali. E ci piace la semplicità… che sempre vince.