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BOSA: “A metà strada”, la canzone italiana tra memoria e ricerca

C’è molto Novecento italiano nelle pieghe di “A metà strada”, ma soprattutto quella stagione in cui il pop sapeva ancora sporcarsi le mani con la canzone d’autore. Bosa, alias Salvatore Carotenuto, sembra conoscerne bene grammatica e memoria: la fisarmonica, l’elettronica, quel drumming e quel pop aperto e attendo alle melodie. E non ci trovo dentro citazioni programmatiche, piuttosto fotografie che riaffiorano dentro una produzione capace di cambiare abito senza perdere il centro, artigiana, ben equilibrata. Forse troppo attenta al cliché e quindi povera di un carattere unico e di personalità. Dentro armonie che chiamano a raccolta anche forme del rock, del solo di chitarra, tranci di fusion macchiati di un jazz internazionale… ma su tutto impera il cantautore, dalla voce centrale e totalitaria, di parole mai sporche di banalità e qualunquismo. Non è un disco di aforismi ne di ritornelli che si ficcano in modo indelebile. Non c’è ricerca ahimé… o forse è un bene che non ci sia ridondanza e vita trasgressione.

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