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In quel secondo regno, tra Dante e rock

I Semiramis esplorano il rapporto tra musica e immaginario letterario attraverso una composizione che intreccia progressive, rock sinfonico e suggestioni dantesche. Il brano torna in radio dal 6 novembre 2026

Nella storia del rock progressivo, il rapporto tra musica e letteratura ha rappresentato una componente fondamentale.
Fin dalle sue origini, il genere ha dimostrato una particolare predisposizione verso composizioni articolate, atmosfere evocative e riferimenti culturali capaci di ampliare la dimensione narrativa della canzone.
È all’interno di questa tradizione che si colloca “In quel secondo regno”, brano dei Semiramis che apre l’album La Fine non esiste, pubblicato nel 2024.
La composizione viene ora rilanciata attraverso una nuova programmazione radiofonica, prevista dal 6 novembre 2026 per l’etichetta BTF Records.
La scelta di riportare l’attenzione sul brano non riguarda soltanto la promozione dell’album, ma si inserisce in un progetto destinato ad accompagnarne la riedizione speciale.

Il riferimento alla tradizione letteraria italiana rappresenta uno degli elementi distintivi di “In quel secondo regno”.
Il titolo introduce una dimensione simbolica che richiama l’universo dantesco e la sua rappresentazione del viaggio come esperienza di trasformazione.
Nella composizione, questa suggestione diventa il punto di partenza per una riflessione sulla memoria, sul superamento dei limiti e sulla possibilità di affrontare nuove fasi dell’esistenza.
Non si tratta necessariamente di una trasposizione musicale della Divina Commedia, quanto piuttosto dell’utilizzo di un immaginario riconoscibile per sviluppare un racconto autonomo.
La forza del riferimento letterario risiede proprio nella possibilità di attribuire alla narrazione differenti livelli di significato.
La trasformazione individuale diventa così una chiave interpretativa attraverso la quale leggere anche il percorso artistico della formazione romana.

Dal punto di vista sonoro, “In quel secondo regno” evidenzia la volontà dei Semiramis di conservare alcuni tratti fondamentali della propria identità progressive.
La composizione alterna momenti più vicini all’hard rock a passaggi melodici e narrativi, costruendo un equilibrio tra energia strumentale e sviluppo espressivo.
L’influenza del rock sinfonico contribuisce a definire l’atmosfera del brano, mentre le differenti intensità musicali accompagnano l’evoluzione del racconto.
La struttura riflette una caratteristica storica del progressive: il rifiuto di una scrittura necessariamente uniforme a favore di una maggiore libertà compositiva.
Questa impostazione permette alla band di creare un collegamento con il proprio passato senza riprodurre meccanicamente le soluzioni che ne hanno determinato la notorietà.
Il lavoro compositivo porta le firme di Paolo Faenza, Giampiero Artegiani, Rino Amato e Daniele Sorrenti.

La storia dei Semiramis prende forma a Roma nel 1971.
Due anni più tardi, la pubblicazione di Dedicato a Frazz contribuisce a collocare la formazione tra i protagonisti della stagione progressive italiana.
Il disco diventa progressivamente un riferimento per gli appassionati del genere, conservando nel tempo una riconoscibilità che supera i confini nazionali.
Dopo lo scioglimento del gruppo nel 1974, trascorrono quasi quarant’anni prima dell’avvio della reunion promossa da Paolo Faenza.
Il ritorno sul palco nel 2014 apre una nuova fase, segnata da concerti in Italia e all’estero.
Il successivo album La Fine non esiste rappresenta quindi un passaggio rilevante: la ripresa dell’attività creativa attraverso nuove composizioni.

“In quel secondo regno” riassume efficacemente questa prospettiva.
La canzone mette in relazione tradizione musicale, riferimenti letterari e ricerca espressiva, mostrando come il progressive possa ancora rappresentare uno spazio di sperimentazione.
La decisione di riportarla in radio nel 2026 consente inoltre di valorizzare un repertorio recente che merita di essere considerato autonomamente rispetto alla produzione storica.
Nel percorso dei Semiramis, il richiamo a Dante assume così anche un significato simbolico.
Il viaggio musicale continua, attraversa nuovi territori e conferma l’idea che la trasformazione costituisca una delle condizioni fondamentali della creatività.

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