ELEVIOLE? e questo disco a pastello

ELEVIOLE? e questo disco a pastello

Toccare, avere un appiglio, avere un riferimento per l’orientamento. Forse è proprio questo che arriva con la maturità, quando i piedi arrivano più in fondo e ci illudiamo di avere armi maggiori. Forse è vero… ma è anche vero che meno spazio lasciamo alla fantasia, alla scoperta, a quel che non sappiamo. L’istinto è il primo muscolo che va a deteriorarsi… con esso il gioco e gli occhi puliti dai pregiudizi. Tornare un poco dove non si tocca servirebbe forse a farci tornare la forza di essere umani e non macchine operatrici. Ed è questo senso di fanciullezza che arriva dietro la voce sottile e colorata di questa musica scritta e voluta da Eleonora Tosca – alias ELEVIOLE?. Una domanda perfetta per farci capire che dovremmo tornare a farci domande semplici, a cercare cose semplici… semplici come la sua musica, acustica e fatta anche di strumenti giocattolo che poggia con altrettanta coerenza su pattern digitali e molto discreti. Il vero protagonista di questo disco che intitola “Dove non si tocca” è proprio la semplicità, quella francese, quella di donna. Canzone per le anime ancora colorate a pastello.

Inizierei davvero con la tua domanda… secondo te che fine hanno fatto le viole? Segno di fanciullezza per me… e ad ascoltare questo disco direi che sono sulla buona strada…
Sicuramente le viole sono dove meno te lo aspetti. Ognuno troverà le proprie in un vecchio biglietto d’auguri, nel profumo dei biscotti, nelle strade vuote la domenica. L’importante è avere sempre voglia di cercare.

La fanciullezza appunto. Cosa rappresenta per te?
La gioia pulita e inconsapevole, la libertà del sogno. L’unico momento della vita in cui ancora possiamo diventare qualsiasi cosa, ma e un privilegio di cui spesso non siamo consapevoli.

Ho l’impressione sbagliata se penso che in qualche modo, attraverso questa canzone, tu voglia afferrarla sempre e non lasciarla andare mai?
Cerco di trattenere delle suggestioni, come se fossero assi da giocare nei momenti bui. Piccole confort zone in cui rifugiarsi qualunque cosa succeda. Per natura poi sono curiosa, mi piace imparare cose nuove che affronto sempre con stupore.

Suoni piccoli. Piccole cose. Il mondo di Eleonora è fatto così presumo… vero?
Assolutamente si. Faccio una vita piuttosto defilata e mentre tutti accorrono verso la metropoli io sono scappata in Toscana.
I giri in bici, i miei gatti, i circoli dove saluti tutti. Fare qualche chilometro e incontrare cervi e caprioli.
Ho fortemente voluto una dimensione più “umana” che poi ha accompagnato la scrittura di questo album. Non ho comunque perso la “milanesita’” e sono molto grata alle mie origini.

E sin dalla copertina colgo questo dialogo / scontro: il caos metropolitano contro la semplicità delle cose. La natura dell’uomo contro quella dei robot. Uso metafore assai forti ma penso che il tema sia questo. Sbaglio?
Sicuramente c’è il tema dello scontro ma più spostato verso il concetto di altezza e profondità, della paura e del fascino di nuotare dove non si tocca, dell’esigenza di spingersi verso qualcosa che non si conosce, che è poi il motivo per cui ho pedalato fino a Finisterre. È vero comunque che c’è una particolare attenzione sulla parte più limpida di essere esseri umani e sul preservare in qualche modo questa purezza.

Voglio salutarti con una riflessione. Eppure, solo nel caos metropolitano può vivere la musica che è una delle arti e delle manifestazioni del vero. E gli artisti come te che in qualche modo ricercano le radici alla fine però sono e devono essere parte di questo grande circo per vivere. Altrimenti il vero della musica morirebbe nell’indifferenza più totale. Dunque il vero ha bisogno del caos artificiale per vivere. Questo sempre. Non trovi che sia un controsenso?
È giusto e doveroso fare sempre i conti con la realtà che ci circonda perché altrimenti si rischia di cadere nell’autoreferenzialità e nell’utopia. È verissimo che la musica ha bisogno di rumore e interazione per vivere ma penso che ciascuno debba imparare a riconoscere la propria natura.
Più che un controsenso serve un giusto equilibrio, e non è facilissimo.

Giancarlo Susa