Germano Seggio: musica pura

Da un musicista palermitano sembra un ossimoro attendersi un quadro sonoro che provenga dalle vette delle Dolomiti. Eppure l’equilibrio che sembra precario da un punto di vista filosofico si celebra e si manifesta con estrema semplicità e dunque bellezza. Germano Seggio è un chitarrista di cui forse si può parlare poco data la sua carriera lunga e densa di grandi collaborazioni parla da se. Eppure ieri 29 Luglio è sceso in campo il suo terzo disco personale dal titolo emblematico: “Alta Quota”. L’immagine di copertina e i primi suoni della traccia “Braies” che ci da il benvenuto – brano che cita e dipinge il lago di Braies, degno benvenuto in uno scenario definito Patrimonio dell’Umanità – ci restituiscono gli spazi aperti e i sapori sospesi del silenzio. Eppure scorrendo queste 7 scritture inedite (nel disco anche un omaggio ai Tears for Fears con la celebre “Mad World”) esiste il blues e qualche struttura di pop per niente commerciale a reggere l’impalcatura di un disco strumentale in cui certamente la chitarra è la grande protagonista. Sospensioni e scenari lunari con la title track che chiude il disco. Non ci sono tracce di mare. Chissà che fatica e che soddisfazione aver saputo conservare una coerenza simile per un uomo e un artista che dal mare proviene.

Vorrei iniziare invitandoti ad una riflessione. La prima che mi è saltata in mente. Da Palermo fin su alle Dolomiti. Un disco che sia metafora di un’Italia tutta intera…
Rispondo alla domanda con un esempio. Appena una settimana fa un noto TG Alto Atesino mi chiese di trasmettere un servizio a me dedicato… Questo conferma il mio modo di vedere realmente l’Italia come unica cosa… perchè, se rispetti i luoghi, le persone, le usanze, le abitudini e il lavoro di persone anche culturalmente lontana da te, questo gap non solo si riduce ma finisce quasi per non esistere! Parola di Siculo in terra Alto Atesina…

E da siciliano cosa ti spinge a parlare delle Dolomiti?
Rispondo con un incipit che dovrebbe spiegare tutto! “E’ tutta colpa delle Dolomiti”
Imbracciai la chitarra ad appena 10 anni, vinto numerosi chitarristici, suonato per il Womad di Peter Gabriel, per l’inglese BBC, condiviso il palco con artisti del calibro di Maurizio Solieri, Ricky Portera, e Sarah Jane Morris. Ad un certo punto un grave incidente motociclistico mi ha costretto per diversi anni sulla sedia a rotelle, evento che inevitabilmente ha segnato la mia esistenza, ma la voglia di ricominciare a camminare era tanta e sulle Dolomiti ho trovato il posto giusto per riconquistare la libertà e comporre la mia musica…

Parlami della chitarra… cosa significa per te?
Potrei rispondere in mille modi e anche banali se vuoi… ma per me la chitarra non è altro che uno “strumento” per esprimermi, per dire quello che ho dentro. A differenza dei cantautori però, io, non canto, ed ecco che la chitarra si sostituisce alla voce, e con questa voce dico ciò che penso, ciò che sento!

E poi come mai ha dedicato un solo pezzo di questo disco al suo esclusivo suono? Mi sarei aspettato un disco di sola chitarra o quanto meno che fosse così per la maggior parte…
In effetti “Alta Quota” è l’unico brano dell’album per sola chitarra, ma questo non fa altro che confermare quanto detto precedentemente, ovvero che la chitarra per me è uno strumento di espressione, oserei dire quasi come qualsiasi altro, tant’è che come avrai potuto notare negli altri brani, anche se lo strumento principe rimane la chitarra, compositivamente parlando ho cercato di circondarmi da un’intera band e talvolta anche di più…

Ed una cover, un omaggio a Tears for Fears. Come mai questa scelta?
Mad World è stato uno di quei brani che da bambino hanno segnato un pò il mio percorso musicale. In quegli anni però non avevo sufficienti capacità tecniche per eseguirlo, e giurai a me stesso che appena in possesso della tecnica adeguata ci avrei riprovato. Ecco sono passati “appena” trentacinque anni e oggi sono molto soddisfatto della mia rilettura, per certi versi un po onirica ma anche positiva… si positiva perchè mi piaceva rispondere al “folle mondo” di R. Orzaball con il Beautiful world Dolomitico!

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