iMPERMEABILi: le maschere, il teatro e la canzone indie-pop

iMPERMEABILi: le maschere, il teatro e la canzone indie-pop

Di fronte al cuore pulsa l’immagine di una canzone esistenzialista che cerca di raffigurare, suoni facendo, la vita dell’uomo su questa terra. E ci troviamo dentro ironia e quel modo di fare che non è complice della quotidianità ma ne è sottile nemico, stuzzica e raschia le pareti della coscienza sperando che il pubblico seduto in platea rifletta invece di ridere e applaudire. Che rifletta…
Simone Tangolo e Beppe Salmetti, attori teatrali e cantautori che in arte si presentano come iMPERMEABILi, sfornano un progetto dal titolo “Non ci siamo per nessuno” davvero interessante che vi invitiamo a spulciare con attenzione e poesia. Perché a suo modo eclettico e colorato, c’è tanta poesia dietro questo disco che fa del teatro e fa del pop, rendendosi poliedrico in tante espressioni. E se il singolo di lancio dal bellissimo video “La canzone esistenzialista” o la dolcezza di “Una mini ballata postmoderna metropolitana” ci fanno pensare al cliché indie, “L’agenda” è paradossalmente rockabbilly… ed il noir de “L’ottovolante” introduce il blues elettrico de “Il blues di Sergio”… e non pensiate sia finita. Ascoltare per credere…

Teatro… poi canzone. Quando e perché avete deciso di trasformare il vostro teatro in un vostro disco di canzoni?
È avvenuto tutto gradualmente ma costantemente, nel senso che già negli spettacoli nei quali abbiamo lavorato insieme precedentemente (sia quelli in cui eravamo diretti sia in quelli in cui eravamo noi stessi a dirigerci) c’era una forte presenza dell’elemento musicale in svariate forme e modalità. E in fondo già Shakespeare diceva che “la musica è il cibo dell’anima”… così stiamo provando ad addentrarci in un territorio artistico nuovo ma che in qualche modo è stato sempre presente in noi come attori e come esseri umani.

Cantare una canzone, scriverla, è un po’ come recitare la commedia del mondo che vi circonda. Siete d’accordo?
Assolutamente si. La domanda che ci fai è scritta così bene che per non rischiare che la nostra risposta faccia schifo ci mettiamo un bel punto. Punto.

C’è qualcosa che non torna tra i colori metropolitani della vostra grafica e le canzoni che spesso sono goliardiche, quasi circensi nei disegni melodici. Mi sarei aspettato un disco tutto nel mood che trovo ne “La canzone esistenzialista”… e invece…
ahahahhahaha!!! (risate scritte ma avvenute realmente) L’abbiamo sempre saputo ma è la prima volta che ci viene detto apertamente! La copertina del disco è in totale contrasto con le musiche e il mood delle nostre canzoni, quindi perfetta. Per noi è molto stimolante far credere qualcosa che poi non è o ribaltare continuamente l’aspettativa. È più arricchente, meno scontato e più divertente. Come in teatro o in un film con la trama intricata. E che brutto poi capire tutto e subito… no? E poi è così importante capire “tutto”?Anche se poi, in fondo, dopo avere ascoltato tutte le tracce a livello testuale, capisci che è proprio la copertina giusta… o no?

Ecco parliamo scuola milanese. Si cita spesso quando si vuol fare riferimento ad un certo teatro canzone. Gaber e Jannacci, Paolo Rossi o Cochi e Renato… e tantissimi altri ancora… vi sentite figli di quella scena?
Ci sentiamo figli di quella scena nella misura in cui i nomi sopra citati sono capisaldi imprescindibili del cosiddetto teatro canzone e della scuola milanese. Una eredità ingombrante, spesso. Ma viviamo nel presente cercando di capire come si è evoluta quella eredità e come si può evolvere.
I giovanissimi non conoscono questi padri artistici, quindi fare oggi un certo tipo di canzone che sia un po’ diversa dalla norma e che strizzi l’occhio a quei padri, può stimolare anche le giovani teste a pensare che esistono più mondi di quelli che ci spingono sotto il naso, talvolta più belli di come se li immaginavano.

E in generale… avete in qualche modo preso qualcosa da loro? E cosa?
Speriamo tutto il meglio! Ma questo sta agli ascoltatori, dirlo. Sicuramente, in cuor nostro, abbiamo un po’ della loro “poetastricità” e della loro ironia amarognola… se riusciamo a farne fuoriuscire un po’ nelle nostre canzoni, siamo già soddisfatti.

Per chiudere: a cosa servono e che significato hanno per voi gli impermeabili?
“Ma come piove bene sugli impermeabili… e non sull’anima…” dice Paolo Conte. Siamo partiti da questa bellissima canzone per darci un nome e un volto. Nell’accezione comune l’impermeabile, per sua natura, si fa scivolare tutto addosso. Noi crediamo, invece, a quelli di Paolo Conte che fanno scivolare le brutture e fanno filtrare o proteggono tutto il buono che ancora c’è. Le cose cattive e le cose buone oggi sono mischiate ancora più di ieri, per questo bisogna essere più attenti a non confonderle e a sapersi proteggere. Magari con impermeabili fatti apposta.

Giancarlo Susa