NEVICA: a metà strada in questa trilogia dell’anima

NEVICA: a metà strada in questa trilogia dell’anima

Gianluca Lo Presti l’aveva detto che avrebbe portato a termine questa trilogia che dedica in qualche modo all’anima. Ed è quindi all’anima che dirige l’analisi e l’osservazione muovendosi con istinto da punti di vista diversi e poco prevedibili. Lui si fa chiamare ora NEVICA e questo secondo disco della trilogia è “Tengo”. E parliamo di nuovo di Murakami e questa volta chiamiamo in scena il romanzo “1Q84” (anch’esso spesso presentato in trilogia) e chiamiamo in causa anche l’introspettivo incontro del se tra luci e ombre, vizi e virtù. Una via di uscita o l’eterna dissidio. E poi Mauro Scardovelli, mentore, psicoterapeuta, musicoterapeuta… pensatore ligure a cui il nostro attinge molto per dare voce e spessore alle sue scritture. E dunque “Tengo” è un viaggio di introspezione digitale ma anche di dolcissima misura che vuole diventi pop di suoni “normali”: sembra quasi che la trasgressione compositiva ed estetica di NEVICA abbia in qualche modo accolta il compromesso di un comun pensare. E se quindi il singolo e video ufficiale “Il nostro suono” davvero sembra aver traghettato Lo Presti verso derive più conformiste, o brani come “AniMadre” che sembra strizzare l’occhio anche al rock urbano e alternativo, ritroviamo scritture come “Aomame nascosta nell’appartamento” ad essere deputate a tener saldo un legame con il passato recente in cui suonava “Crisalide”. Oggi va così. Attendiamo il terzo ed ultimo capitolo della trilogia dell’anima…

Inevitabile reggersi a “Sputnik” per guardare questo presente e forse trovarsi anche pronti al futuro. Ho come l’impressione che Nevica sia tornato un po’ più Gianluca Lo Presti. Ho come l’impressione che l’evoluzione sia più verso la verità e la parola che verso il suono… che mi rispondi? Mi piacciono molto i suoni che in questo disco paiono prendere il posto di linee di basso come nel singolo “Il nostro suono”…
Diciamo che con questo lavoro sono tornato a esprimermi attraverso le canzoni che in generale preferisco rispetto alle composizioni strumentali. C’è un senso di maggiore completezza perché oltre alla ricerca del suono mi dedico alle parole con le quali riesco meglio a raccontare me stesso e quello che mi succede intorno. Per me comunque suono e parola sono importanti allo stesso modo.In questo senso va il mio desiderio fondere il cantautorato tradizionale con la ricerca di sonorità più particolari.

Anima punk. Digitale certamente, futuristica anche… ma di sottofondo c’è del punk in questo disco. E a noi che tanto piace indossare etichette, anzi riconoscerle: tu che ci dici? Che poi “punk” per me significa un modo di essere…
Riconosco l’aspetto punk nella mia musica non tanto come immediatezza di   espressione ma nel considerare la vita imperfetta.
La musica è una continua ricerca di perfezione non riuscita.
In questa tensione verso l’assoluto sta il senso di crearla.
Dal punto di vista sonoro mi piace rappresentare questa imperfezione attraverso il rumore digitale o analogico, farlo convivere con la melodia mi ha sempre affascinato perché rappresenta questa tensione di elevarsi ripulendosi dallo “sporco” del quotidiano.
In questo senso posso dire che Nevica ha un’anima molto punk!

Letteratura e forma canzone. Ma anche pensiero e forma canzone. E qui tu le incarni entrambe. Quale dei due ha contribuito di più a scrivere “Tengo”? Più la letteratura o più il pensiero?
Ti ringrazio per questa bellissima domanda. Sicuramente il pensiero.
La letteratura è solo un input iniziale uno stimolo, io non sono un letterato o un intellettuale
Ma colgo spunti di riflessione dalla vita in generale e li traduco in musica.
Nel caso di Tengo la letteratura c’entra perché in essa ho trovato risposte che non ho trovato nella vita reale.
E questa cosa in sè non la trovo molto confortante. Rifugiarsi in un libro perché le persone intorno non riescono a soddisfarti, insomma fa riflettere…

Sei una persona che riflette molto sulle cose o le celebra con l’istinto che sente?
Senza dubbio uso molto il pensiero.
Ma penso che l’istinto sia ugualmente importante. La vita non è solo razionalità e coerenza, spesso le strade migliori si prendono per caso
spesso ci si salva grazie a un pugno di emozioni nello stomaco piuttosto che per un’attenta analisi e riflessione.
Se la musica fosse solo pensiero credo diventerebbe una scienza esatta come la matematica.
Ma di un’aridità devastante. Per fortuna non è cosi.

Per tanta parte di questo disco c’è, in varie salse, una lotta tacita e perenne tra quel che siamo e quel che vorremmo essere. Ci sono alter ego, ci sono personalità ma anche sensazioni che potremmo scoprire da capo se solo ci avventurassimo a conoscerci. C’è il TINA e lo SWARAJ. Che sia questo un disco per fare un esercizio di conoscenza e consapevolezza tutto tuo personale?Guarda hai colto perfettamente nel segno;
Questa continua tensione verso la perfezione, verso la ricerca di un senso a tutto quello che facciamo sta proprio qui….nel superamento dei nostri conflitti.
E come si superano i nostri conflitti?
Accettandoci per come siamo. Ognuno di noi ha una missione nella vita diversa dagli altri, capirlo e dedicarsi ad essa
rappresenta la nostra forma di felicità. Che non significa che va tutto bene ma semplicemente accettare le cose negative (le imperfezioni) come parte dell’esistenza stessa allo stesso modo di quelle positive. L’arte è un grande mezzo per esprimere se stessi e mettersi in pace col mondo.
Ma come disse Van Gogh “Dietro a un’opera ben riuscita sta una grande dose di disperazione e fallimento che gli altri non riescono a vedere.”

Che suono hai inseguito e che suono hai ottenuto?
Molto semplicemente ti rispondo in modo da riassumerti la dialettica pensiero/istinto: Volevo fare un disco che suonasse tutto come il primo pezzo “Il nostro suono”. Una sorta di wave elettronica dalle tinte oscure.
Alla fine senza seguire una linea precisa è diventato un disco molto vario dove cè si il mio amore per la wave e il post punk ma ci trovi anche gli anni 90  di Peter Gabriel (Outing) o le ballate con gli archi minimalisti alla Wim Mertens o Brian Eno (Ghiliachi). Vedi? In questo caso l’stinto ha scombinato le carte del mazzo ma che bello che sia cosi!

Giancarlo Susa