S.O.S. – Save Our Soul… quel rock di quando eravamo ragazzi…

S.O.S. – Save Our Soul… quel rock di quando eravamo ragazzi…

Esattamente quel rock di quando eravamo giovanissimi, di quell’adolescenza carica di energia che ti fa venir voglia di cambiare il mondo e tutte le sue appendici superflue. E in Italia, negli anni ’90, la lingua comune era fatta di rock, quel rock ruggine che piano piano poi si è plasmato nelle sembianze di pop main stream, tanto da diventare materiale per cassette popolari. E con i bergamaschi S.O.S. – Save Our Soul si torna un poco a rivivere quel periodo anche se, va detto, in queste loro nuove 8 tracce c’è fin troppa elettronica a contaminare un genere “antico” di futuro moderno. La storica band di “Bruco” (Marco Ferri) oggi pubblica per IAD Records un nuovo disco dal titolo didascalico “Esse o esse”: semplice, acqua e sapone, sostanzialmente pop rock all’italiana figlia di quei Negrita o di quel sapore da “Stadio” che fa da collante a tematiche sociali e passionali. Da una parte la vita effimera di superficialità spesa sui social, dall’altra l’amore e la passione, per il lavoro, per la vita, per se stessi. In tutto questo sottolineiamo “Il presidente”, degna rappresentazione di quel che è un condottiero politico di oggi. Nella tracklista anche una versione riarrangiata in studio di “Madre”, caposaldo e bandiera degli S.O.S. nei loro concerti dal vivo ormai dai loro esordi di quasi 16 anni fa.

Vorrei partire dalla copertina che secondo me nasconde qualcosa… come ad esempio parliamo di questi simboli che mi riportano alla mente la tradizione alchimia (nelle disposizioni circolari più che nei contenuti grafici in se)… ce ne parlate?
Durante gli incontri con Antonio Solivari, il grafico che ha curato la copertina, è emersa l’idea di avere dei riferimenti a quell’analogico che per noi è importante. Il materiale della manopola su cui è inciso il nostro logo ma anche lo sfondo ricordano gli Hi-Fi vintage (Sansui, Pioneer, ecc.) ma anche il colore dei simboli presenti in copertina sono ispirati ai tuner della Marantz degli anni 70/80. Oggi si preferisce fruire la musica da cellulare noi abbiamo voluto evidenziare come invece la ascoltiamo e ci piacerebbe venisse ascoltata e quale approccio abbiamo utilizzato per registrare l’album, in particolare le riprese e i mix attraverso un banco analogico. Naturalmente abbiamo previsto anche l’uscita in vinile.

Questo titolo, questo gioco di parole… salvare la propria anima secondo voi è un lavoro che può partire dalla consapevolezza del nostro essere?
Il nostro viaggio come band è una costante ricerca di se stessi. Quando abbiamo iniziato eravamo dei ragazzini determinati ma irrequieti, abbiamo litigato, fatto degli errori e qualcuno si è perso per strada. Oggi siamo più “maturi” ci rendiamo conto che quello che conta è stare bene con se stessi per potersi rapportare in modo sano e costruttivo con gli altri. La musica è quello che ci unisce, quello che ci fa stare bene, ci aiuta ad essere consapevoli di noi stessi e a rapportarci con un mondo che spesso corre troppo veloce.

Il non essere è alla base del mondo digitale in cui siamo immersi… e alla fine non sai più chi sei…
E’ facile far decidere qualcun’altro al posto nostro. Cosa è meglio mangiare, come vestirci, quale musica ascoltare, ecc.. Il mondo digitale ha esasperato il tutto dandoti l’illusione di poter scegliere tra librerie o cataloghi potenzialmente infiniti e di poterlo avere subito. Non esiste in realtà una vera libertà perché tra algoritmi e studiate strategie di marketing alla fine le tue scelte sono già pre determinate e pre confezionate. D’altronde il tempo a disposizione per conoscere o riflettere è sempre meno in mondo frenetico pieno di regole talmente complicate che sono incomprensibili persino per chi le scrive.

Il disco si mantiene fermo su uno stesso vocabolario… in qualche modo il pop rock la fa da padrone. In qualche modo mi colpisce l’ultima traccia “Presidente”: forse uno dei momenti (anzi il momento) più sfacciatamente elettronico del disco o sbaglio? E in generale come vi approcciare con l’elettronica per i vostri suoni?
Per noi l’elettronica è quella della ricerca sonora di Jean-Michel Jarre o dei Depeche Mode, durante la scrittura dei brani ci piace giocare con il DX7, il Korg M1 o gli altri synth presenti in studio. Per questo album abbiamo voluto un suono più basato sulle chitarre diciamo più essenziale per riuscirlo a riproporre dal vivo senza bisogno di basi pre registrate. Il brano Presidente è diciamo quello meno comodo, sappiamo che è poco radiofonico, il testo non è propriamente “sole, cuore, amore” e alcuni momenti dell’arrangiamento vogliono omaggiare la band metal canadese Voivod però dal vivo è una bomba da suonare.

In questo disco avete ripreso la vostra cara e celebre “Madre”. Come mai questa scelta?
Essendo stata incisa nel primo album “De sang Froid” nel 1993 è stata stampata solo su cassetta, dal vivo nel corso degli anni è cambiata o meglio cresciuta con noi. Sentivamo il desiderio di registrala per come l’abbiamo vissuta e per come la sentiamo ora e direi che siamo soddisfatti del risultato.

A chiudere parliamo di musica oggi: gli S.O.S. sono figli di un mondo che non da più spazio all’individualità. Un mondo che ci vuole non esseri. Voi cosa rispondete e come gestite la vostra musica in tutto questo mare di indifferenza che c’è?
Abbiamo capito che essere se stessi è la scelta migliore. Seguire le mode del momento non fa per noi, ci arrabbiamo quando vediamo colleghi prendere scelte artistiche non per convinzione ma perché sembra essere la strada più semplice per raggiungere “tanti like”. Crediamo nel rapporto umano, tra noi all’interno della band e con il nostro pubblico. E proprio da un nostro fan di vecchia data è arrivata la possibilità di scrivere “Ancora vivere” e di contribuire a sensibilizzare su una dinamica attuale e pericolosa come l’utilizzo del cellulare in auto.

Giancarlo Susa