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CISCO: senza muri, senza confini, senza differenze

Gira questo vinile… gira e lo lascio girare perché la voce di Stefano “CISCO” Bellotti io me la porto dentro da quando ero una ragazzina che correva dietro ai sogni irlandesi di locande e birre e tramonti… inseguendo le canzoni dalla fine del mondo e tanto altro ancora. Tramontati quei Modena City Ramblers il percorso solista di Cisco è stato forse ancora più florido e ricco di scritture che oggi fanno sosta in un porto sociale, in una terra di frontiera. Lui che è arrivato in Texas, ad Austin, lui che con Rick del Castillo disegna il suono e la produzione di questo nuovo disco che ha titolato “Indiani & Cowboy”. La “e” commerciale mi fa pensare al retrogusto di marketing e di mercato globale che ormai è alla base dei rapporto degli uomini con gli uomini e ne determina ogni cosa. E non c’è via di fuga e non c’è soluzione. Emancipazione si ma solo teorica. Come dice lui: “Il mondo che ci circonda è sempre più diviso in Indiani, che tentano di sopravvivere e in Cowboy che continuano a non capire, ma io e Rick siamo dalla stessa parte del muro, lo stesso muro voluto dal Presidente Trump, lo stesso muro che ogni giorno divide il Mar Mediterraneo”.

Sono canzoni nuove, in italiano anche se l’ultima, la dolcissima “Bianca” che ha dedicato alla sua unica figlia femmina, è in quel dialetto modenese che tanto ci piace quando vien fuori dalle sue corde vocali. Cisco canta dell’uomo e della società ma questa volta l’appiglio a cui aggrapparci è a stelle e strisce e non è irlandese. Strano sentir tracce rockabilly come dentro le vene de “Lo sceriffo” in cui si tratta il delicato tema della paura, quella instillata ad ognuno, arma pulita e spregevole da puntare al cuore del diverso. Strani sapori latini che non mi sarei mai aspettata quando sento girare “Non in mio nome” con queste chitarre che superficialmente giudicherei “western”, di andamenti al tramonto mescolate a figurative ballate di speranza. E che dire del singolo di lancio “Erba cattiva”? Non me lo sarei mai aspettato questo danzare con fare circense, quasi balcanico se non fosse che il suono è spudoratamente americano. Ma il mio inno alla vita di oggi resterà “Siete tristi” dove a dirla tutta l’ho trovato un po’ violento e definitivo, ma decisamente salvifico e rigenerante. Sono quelle paternali che fanno bene anche se, onore al merito, ci vuol buon coraggio oggi a spingersi in territori così ampiamente anti-popolo… lui che al popolo non la manda a dire. E nella quasi title track del disco troviamo il Mexico, troviamo i padri e i figli, troviamo l’immancabile tromba che mi spedisce tra la polvere di una fazenda e troviamo i cori sull’inciso che non possono mancare. Ma poi con “Don Gallo” e con “Guido Rossa” quantomeno ritroviamo il solito CISCO che tanto amiamo, lo ritroviamo quantomeno nello spirito civico e sociale, nella lotta di classe che come al solito non è spudoratamente politica ma è spirituale nei colori di tutti.
“Indiani & Cowboy” è un bellissimo disco. Non serve aggiungere troppo altro. Certo, diranno alcuni, “vecchio” nel mood di questi suoni che ormai non si usano più… certo, sono generi ormai antichi, vecchi cliché pieni di polvere… oggi l’elettronica apre frontiere che neanche immaginate!!! Ma avrei da rispondere: meglio un disco così, vero, semplice, suonato, di contenuti forti e di parole sagge nel verso senso del suo significato che fredde estetiche computerizzate omologate ormai già dalla loro nascita… le omologazioni caro Cisco, anche questi sono i muri da distruggere nel futuro. Lotta dura, lotta senza frontiere… ma ahimè, lotta impari. CISCO resterà sempre un compagno della lotta partigiana… lui sarà sempre dalla parte degli indiani delle nostre città.