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DEUT: correre verso se stessi

Ritrovando se stessi. Una forma canzone, una fotografia, un autoritratto… qualsiasi cosa sia, riesce bene nell’intento di somigliare all’ascoltatore. Ed è così che seduce inevitabilmente il primo Ep di Giuseppe Vitale, in arte DEUT che pubblica questo lavoro dal titolo “A Running Start” in cui troviamo 5 dipinti di morbidissima quiete, di chitarra acustica e voce colorati da programmazioni al contorno mai troppo invadenti, neanche quando queste sfociano in sezioni di drumming. Ed è così che ascoltiamo un sfogo personale che si celebra in quel bisogno primigenio di lasciare libere le visioni notturne, personali, intime e sottaciute. “A Running Start” è un disco che appartiene ad ognuno di noi, che appartiene al momento sospeso che ognuno di noi incontra quando incontra quell’irrimediabile bisogno di correre incontro a se stesso. Bellissimo il video di lancio del singolo “Shadows of the night”.

 

La rincorsa, ma non quella da fiato corto, piuttosto quella che attende… mi piace molto questa immagine… così ho trovato il disco…
È proprio quella che ci attende. Quella prima di in salto. Ma anche quella che ci fa andare indietro per spingerci avanti. Forse anche per questo ho ricercato una semplicità minimale nel suono facendo parecchi passi indietro.

Parliamo di questo suono… semplice ma anche molto ricco di una produzione che quasi diventa industriale… nella sua essenzialità…
Sono arrivato in studio con tracce registrate di getto e strumenti che qualcuno definirebbe poco dignitosi, giocattoli, strumenti stonati… Questo è il gioco che porto avanti da anni, stratifico, poi ripulisco, ritaglio o unisco. Suoni a bassa fedeltá, fiati e organetti mescolati a synth. In questo senso avevo un’idea molto chiara e David Campanini (co-produttore) con le sue macchine mi ha aiutato molto a realizzare il suono che volevo ed Emiliano Bagnato ha suonato il modulare su una traccia.

Un EP per fare l’esordio… cosa significa e cosa rappresenta oggi per te un EP?
Un EP è forse una punta di un iceberg. Ti tocca scegliere, scegliere è difficile ma è un esercizio utilissimo che mi è servito a guardare in faccia tutti i brani che mi ero proposto di registrare. Un EP oggi è un singolo con più b-sides… a parte gli scherzi… è forse fare capolino in in mondo musicale sempre in evoluzione con uno strumento che ritengo ancora valido.

Perché un percorso solista? Ho come l’impressione che sia una ricerca di maggiore spiritualità…
Hai ragione, nel senso di spiritualità come contatto con se stessi. Molti mi hanno chiesto il perché della scelta solista, il termine però non è proprio calzante perché non mi sento solo. È probabile che questa sia semplicemente una mia natura .

E cosa ti mancava o cosa non ti rappresentava la vita artistica con gli U BIT?
Questo progetto non è un doloroso distacco dagli U BIT è più simile a un “io sono anche questo”. Mi sento ancora rappresentato dalla musica degli U BIT è parte del mio percorso.

Raccontai questo video… raccontai delle tue ombre…
Alle ombre non ho saputo mai reagire bene sin da piccolo. Alcune paure ti rimangono dentro e continui a lottarci. C’è frustrazione perché da grande vorresti aver risolto tutto, ma non è così. Molto dei nostri problemi sono laggiù. Brisilda Gjashi (DOP del video) ha saputo restituire quella fredda sensazione di buio. C’è stata subito un’intesa. Abbiamo improvvisato ben consapevoli di quello che volevamo raccontare.