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Filippo Villa: parlando di “Storielle Semplici”

Una voce leggera accompagnata da una chitarra, racconta il sogno di un auto veloce. Si apre così “Storielle dispari”, l’album del cantautore veronese Filippo Villa che con “Alfista” si è guadagnato il palco della finale del Premio De Andrè. 

Nel 2019, Filippo ha deciso di mettere in un album le sue dodici storielle dopo un paio d’anni in cui si è messo alla prova con il Tour Music Festival e relativo seminario per cantautori presso la tenuta CET di Mogol e altre esperienze a contatto con ascoltatori alla ricerca di cantastorie.
Un album di dodici storie che il cantautore veronese riesce a farci ascoltare senza fatica ma, anzi, con una bella piacevolezza e che racchiude una ricerca di semplicità.

Un album di dodici storielle che hai messo in canzoni. Quanto della musica cantautorale italiana del passato ha ispirato la realizzazione di “Storielle dispari”?
Dicono che siamo quello che mangiamo. Credo sia la stessa cosa riguardo ciò che ascoltiamo. Da bambino ho iniziato ad ascoltare i cantautori, non ho mai smesso e la loro ispirazione è sicuramente tangibile. Mi piace pensare che questa non sia musica rétro: i cantautori non sono chiusi nel passato. Sono affiorati qualche decennio fa ma la loro ispirazione mi sembra ben presente nelle nuove uscite che ascolto, anche in altri generi musicali.

Dal sogno di un bolide passando passando da “Lo scatto” del Pirata fino a storie in cui il mare diventa protagonista. Ci sono ricordi a cui sei legato e che hanno ispirato le canzoni di questo album?
Pesco nei ricordi ma senza un obiettivo preciso: si tratta di immagini che naturalmente affiorano quando scrivo. Tuttavia mi diverto a non mettere mai nei testi i ricordi così come li vedo: li modifico, li rovescio, li osservo da altri punti di vista. Il bolide in questione è un modellino di Alfa Duetto “osso di seppia” (automobile stupenda e italianissima). Un giocattolo che conservo con cura, più vecchio di me e del quale sinceramente ignoro le origini: devo averlo ereditato da qualcuno. Il Pirata scalava le montagne quando ero un ragazzino e mi esaltava.
Nella canzone “Lo scatto” non esalto Pantani per le sventure ma per la forza disumana. Il mare, che compare in diverse storielle, mi attira e mi mette in soggezione. Ho paura dell’acqua e non so più nuotare. Dovrei andare a fare un corso. Ce ne sono di spunti nei ricordi di tutti noi, bisogna cercarli (se ci interessa davvero).

I musicisti presenti nell’album hanno di certo “vestito” in maniera eccellente le tue storie. Quanto sono stati importanti per la realizzazione del tuo album?
Sono stati fondamentali. A partire da Veronica Marchi che dell’album è la produttrice artistica, ho trovato in loro persone appassionate oltre che straordinari musicisti. Ho proposto loro le mie idee senza imposizioni e chiedendo loro di metterci la testa oltre che il mestiere. Ne è uscito un album migliore di quanto avrei fatto da solo, costruito senza discussioni né tensioni. Di mio restano i testi, le musiche e lo spirito. Ma alcuni sacrosanti compromessi negli arrangiamenti hanno messo ordine e coerenza nella realizzazione, rendendo l’album un po’ figlio di tutti coloro che ne hanno fatto parte.

Nel booklet di “Storielle dispari” ci sono i tuoi ringraziamenti a tutti quelli che ti hanno supportato nella realizzazione di questo album; quasi una lettera d’amore. Quanto sono stati importanti per te e soprattutto l’aiuto prezioso di tuo padre?
Mi fa piacere che lo abbiate notato. Ho deciso di cantare solo a 34 anni e la scelta non è arrivata in un istante: ha richiesto tanto lavoro e l’aiuto delle persone che ho ringraziato nel booklet. Tantissime persone. I nomi non ci stavano nemmeno scritti piccoli piccoli.
Mio padre, ottimo chitarrista, mi ha sempre “offerto” musica (portandomi ad ascoltare buona musica; suonando lui stesso e comprandomi dischi che conservo gelosamente) senza mai farmi pesare i suoi gusti e stimolando i miei interessi.
A 34 anni, dopo tutto questo percorso, gli ho chiesto di suonare nell’album. Inutile dire che ci siamo divertiti e ci stiamo divertendo un mondo anche nei live, dove mi accompagna tuttora. Credo sia una bella storia che non si vede spesso: un cantautore al debutto a 36 anni e il padre che ne ha altrettanti di più. Secondo me siamo pure carini da vedere. Comunque tengo a precisare che il booklet finisce con questa frase: “Nessun animale e/o musicista è stato maltrattato per la realizzazione dell’album”. Ci tengo molto.

Ti ho fatto questa domanda per collegarmi a “Profumo” una delle più belle canzoni presenti in questo album. Quali sono stati i ricordi, le persone o i momenti che hanno ispirato la stesura di questa canzone?
“Profumo” suggerisce che un cane, pur vedendo in bianco e nero, può annusare il nostro mondo e “osservarlo” con molti più dettagli rispetto a quanto possiamo percepirne noi umani. Questi dettagli sono tutto ciò che ci sfugge e che rende straordinaria la nostra esperienza su questo (strano) pianeta.