ESPOSITO: come le “Biciclette rubate”

ESPOSITO: come le “Biciclette rubate”

Esposito torna con un nuovo disco. Ormai di “Diego” non se ne sente più parlare, ormai non più il semplice nome ma solo il cognome. E la semplicità poi è cosa da capire e da vedere tra le sfumature. E cambia l’etichetta discografica, cambia la produzione ma non cambia quel modo che ha Diego Esposito di far sedere le parole in un incastro seduttivo di suono roco e graffiato ma anche un poco aspirato e dolce, come a poggiarsi, come ad avere gli angoli dolci. E lui continua a parlarci della vita giocando di assonanze e metafore e luoghi e persone. E l’amore di una donna solo quando è ubriaca (bello anche il video di questo nuovo singolo prodotto con Zibba) o le biciclette che quando uno te le ruba poi le abbandona altrove e magari tu le ritrovi dove non te l’aspettavi… bella immagine di questa vita che viviamo un po’ spersi e senza troppe certezze e direzioni. E quel gioco di assonanze dicevamo, quel gioco di voce ruggine dicevamo. Il suono di Esposito ci piace tanto… e per fortuna che non è stato messo da parte in questo nuovo disco. “Biciclette rubate” scorre via leggero con la pulizia di una bella giornata di sole. Semplicemente semplice.

Come le biciclette rubate che poi, speriamo, di ritrovare chissà dove. Un po’ spersi, in balia dei “ladri”. Un quadro di questa vita quotidiana?
Di sicuro lo è, ma dal punto di vista delle biciclette.

Mi viene da pensare alla franse di Vinicius De Moraes: la vita è l’arte dell’incontro. Ma senza quel modo di andare, persi e disordinati, ci evitiamo l’incontro non trovi?
Si, sono d’accordo e forse la condizione di “Bicicletta rubata” alla fine della fiera, un po’ mi piace.

Il tuo modo di scrivere ci è piaciuto sin dal tuo esordio. Lo confermi e non lo trasfiguri in nome di una evoluzione. In genere siamo abituati ad artisti che sono sempre in cerca di evoluzioni continue…
Ti ringrazio, secondo me questo disco ha un’evoluzione per quanto riguarda la produzione musicale, con Riccardo Di Paola ho cercato un suono diverso, non sono ancora sicuro che sia il mio suono definitivo, ma è comunque un up grade rispetto al primo disco, ce ne saranno ancora altri, stay tuned.

Ritroviamo Zibba. Un’evoluzione c’è stata visto che ora la produzione è di ben altri nomi. Com’è accaduto questo nuovo cocktail di collaborazioni?
A caso, come dicevi te prima, la vita è l’arte dell’incontro. Mi trovavo al rock’n’roll di Milano, li ho incontrato Riccardo, per gli amici Dipa, forse non eravamo nemmeno troppo lucidi, ma ci siamo stati simpatici e abbiamo deciso di iniziare questo percorso insieme.

Oggi più che spersi siamo sempre a rincorrere la visibilità e l’apparire… che ne pensi?
Io mi sento sempre sperso, la visibilità è importante così come l’apparire, nella vita ci vuole talento in ogni ambito.

Diego ormai – artisticamente parlando – è un nome che non usi più. Come mai?
Perché ho deciso di separare la mia vita privata dalla mia vita artistica, quindi a casa mia sono Diego, quando salgo sul palco sono Esposito, ma nelle canzoni spesso parlo del primo.

Giancarlo Susa