Rita Zingariello: quanto mondo piccolo in un disco

Un nuovo disco dal titolo “Il canto dell’Ape”. Un nuovo singolo, un nuovo video… un nuovo modo di dare voce al mondo che circonda i segreti dentro la propria camera. Rita Zingariello ci regala della musica speciale, con questa voce che non sprizza di originalità ma sicuramente di emozione semplice, acqua e sapone, emozionale ed emozionante appunto. Un disco di mondo, quasi apolide se non fosse che spesso si tiene ancorato al bel canto melodico italiano. Troverete invece come in brani come “Senza nota sul finale” ci si ritrova quella ruggine americana o “Preferisco l’inverno” il caldo argentino. E così cantando in lungo e in largo sfogliando le pagine di questo libro musicale che narra di piccole cose e di cose assai più preziose di una frase tanto per dire. Niente è lasciato al caso in questo bellissimo disco di Rita Zingariello:

Un disco che mi spinge molto alla contemplazione. Voglio farti domande assai metaforiche che però penso entrino bene in simbiosi con la filosofia di questo disco. Cosa sono per te i colori? In particolare i colori accesi, il rosso del tuo vestito…
I colori rappresentano le fasi della vita, i momenti di una giornata… le cadute e le rinascite, le vittorie e le sconfitte, una giornata di sole e una giornata uggiosa. Il rosso è il mio equilibrio… è il colore che indosso meglio sia che fuori ci sia caldo, sia che fuori ci sia freddo. Mi fa sentire forte e bella 🙂

Eppure la copertina di questo disco è assai “spenta”. Come mai questa “contraddizione”?
La copertina iniziale del disco aveva il giallo come colore dominante.
Poi i progetti cambiano, la vita cambia e i colori che le fanno da sfondo cambiano con essa. Estate e inverno fanno parte di un ciclo a cui non ci si può sottrarre. Avevo voglia di comunicare il cambiamento e lo scorrere delle stagioni attraverso l’immagine. La copertina iniziale è diventato lo strumento per farlo. Il colore del titolo in copertina prova a preannunciare però che aldilà di un “freddo” esterno, all’interno c’è tanto pastello per cercare riparo.

Piccole cose e intimità del proprio rifugio. Eppure questo disco mi comunica aria aperta. Questa come me la spieghi? Tu che canti in fondo di preferire l’inverno… io invece ci sento l’estate…
Le canzoni sono il mio rifugio migliore. Non cercherei riparo dal freddo in un posto freddo e nelle canzoni cerco il calore che l’inverno mi sottrae… preferisco le mezze stagioni, quelle che non esistono più e devo dire che l’estate che senti ha fatto sì che l’altra metà del letto (di “Preferisco l’inverno”) ad un certo punto si sia arresa alla mia meteoropatia.

Lo sai che durante il primo ascolto mi sarei aspettato un brano di solo voce? Un cosa noir, intima , silenziosa… quasi fosse un reading…
E invece c’è tanta intimità raccontata a colori.

Per chiudere: che tutte le risposte siano racchiuse in “Simili e contrari”?
Tutte no, ma mi sono data tante risposte quando ho scritto questo testo…

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