Tommaso Talarico: un canto contro la paura

Tommaso Talarico: un canto contro la paura

Un canto che potrebbe divenire preghiera, laica ovviamente. E forse della preghiera non ha la dolcezza… ma è anche vero che della dolcezza, un cantautore come Tommaso Talarico, ha sempre saputo cosa farsene usandola al meglio per impreziosire una canzone. E dopo un esordio che abbiamo ospitato tra le nostre pagine ecco il nuovo singolo che scende in campo: “La tua paura” è una canzone isolata, uscita oggi e senza un corredo discografico. Ma cosa importa? Quanto è attuale e quanto è severa la lirica di questo brano dalla forma classica, quasi rock nelle sue semplici sfumature. Attualità che mette a nudo una totale incapacità, ancora oggi, di accettare il diverso. Emancipazione che non esiste in questa società che coltiva la paura come forma di reazione al diverso. Ed è compito di un cantautore, forse sociale ma sicuramente morale, cantarci in faccia quanto questa paura sia uno dei tanti cancri di questa società malata ormai da tanti anni… forse proprio da quando nacque l’informazione di massa. Mandiamo in onda il nuovo bellissimo VIDEO di Tommaso Talarico e rubiamo due chiacchiere prima per esorcizzare questa paura.

Apro questa chiacchierata con un commento di attualità politica. Un titolo forte. E all’alba di queste nuove elezioni politiche direi che è un titolo assolutamente calzante…
Si, in generale è calzante per il periodo storico che stiamo vivendo, anche se il fatto che il brano e il video siano usciti il giorno dopo le elezioni europee è una pura coincidenza. Avrei dovuto pubblicare il video ad Aprile, ma c’è stato un piccolo ritardo. Quando l’ho scritto, cioè poco prima delle elezioni politiche di marzo 2018, lo avevo intitolato provvisoriamente ” Canzone sulla Paura”, poi ho deciso per ” La tua paura”. Più netto e preciso. Riascoltandolo a distanza di un anno dalla prima stesura ho avuto la sensazione di aver scattato una fotografia, la fotografia di un sentimento diffuso, di una rabbia oscura.

E la tua paura qual è?
Credo che il pezzo sia piuttosto chiaro, anche troppo diretto per i miei canoni abituali. La canzone racconta la creazione del capro espiatorio. È un meccanismo di cui il potere si è sempre servito, additare alla pubblica opinione un nemico, lo straniero o le minoranze in generale, per poter creare un’identità condivisa. Dare in pasto alla gente, che si sente magari giustamente tradita e abbandonata, qualcuno da odiare, , ossia creare un nemico comune di cui avere una paura irrazionale, è il modo più semplice per dare alle persone un’identità e tenerle in pugno. Umberto Eco ha scritto un saggio molto interessante sulla questione, ” Costruire il nemico”. L’ho letto dopo aver scritto il brano, mi è sembrata un’analisi assolutamente lucida e attuale per i tempi che stiamo vivendo.

Accettare le diversità è un concetto di emancipazione che ho proprio l’impressione sia lontano dal nostro percorso di evoluzione popolare. Tu cosa mi dici?
Accettare la diversità è un fatto di civiltà, e la civiltà non qualcosa di scontato. È una cosa molto fragile, che va coltivata e aiutata. La paura dell’altro, dei cambiamenti, è connaturata all’essere umano. Succede che nei momenti di crisi a volte arrivino i demagoghi, e puntino il dito contro i più deboli, anziché affrontare la complessità. È molto più semplice. La Germania di Hitler era un grande e colto paese, eppure è caduta come sonnambula nel nazismo. Non bisogna mai abbassare la guardia, ma difendere le nostre conquiste come una gemma preziosa. La costituzione, i diritti di tutti, soprattutto delle minoranze.

Sei tra quelle persone che pensano ci sia una macchinazione “segreta” che governi i giochi del popolo?
Assolutamente no. Il complottismo mi fa tenerezza.

Passiamo alla musica: perché scrivere un brano simile?
Non c’è un perché. Mi è venuto naturale come scrivere una canzone d’amore oppure su qualsiasi altro argomento. In quei giorni ero stato testimone di alcuni episodi che mi avevano colpito. Ero in macchina con una persona in campagna e a un certo momento incrociammo un ragazzo senegalese che camminava sul lato della strada. La persona che era con me, e guidava, cominciò a inveire contro di lui, uno sconosciuto che camminava soltanto, contro le sue scarpe ” firmate”, a suo dire, e il fatto che non facesse nulla. Però non gli andava bene nemmeno che ” rubasse il lavoro”. Poi mi disse che lui era anche cattolico e andava in Chiesa, come per giustificarsi di tanta violenza immotivata. Mi colpì molto questa cosa. Il giorno prima in fila alle poste e per strada ero stato testimone di fatti simili. Mi era sembrato che qualcosa stesse cambiando, ecco. L’ho scritta con un sentimento di indignazione, di pancia. Volevo dire qualcosa.

Il pop tinto di rock a quanto pare non ti abbandona. Pensi che resterà invariato anche per le prossime scritture?
Questo brano è molto più rock che pop. Rispetto alle canzoni del mio disco uscito lo scorso anno, l’arrangiamento è completamente diverso. La base sonora è interamente elettronica, compresa la ritmica, e su questo tappeto si muove la chitarra elettrica di Giuseppe Scarpato. Giuseppe è un chitarrista veramente straordinario, capace di creare un suono come pochi altri in Italia. Avevo detto a Gianfilippo Boni che il livello di bpm e l’intensità del testo mi facevano pensare a qualcosa di molto contemporaneo, e lui è stato bravissimo come sempre. Ha centrato l’anima del brano. Non so cosa succederà nelle prossime scritture. Io vengo dal rock e dalla canzone d’autore, ma mi piace l’idea di sperimentare. Vedremo.

Un bellissimo video realizzato dalla scuola di cinema di Roma… se non sbaglio… dicci di più…
Non è completamente esatto, nel senso che Claudia Sicuranza e Marco Mazzone, che hanno ideato e girato il video, sono allievi del Centro Sperimentale di cinematografia di Roma, ma il lavoro non ha coinvolto la scuola. Sono stati bravissimi, avrai notato che il video è un vero e proprio “corto”, e devo ringraziare anche Isabella Guglielmi che si è occupata del montaggio, e Iacopo Ricciotti e Brianda Maxciel Carreras Santana che lo hanno interpretato straordinariamente, oltre a tutti i ragazzi che compaiono nella scena finale. Il video racconta la canzone in un modo che mi piace, da un punto di vista che si pone su un altro livello interpretativo e completa il pezzo. È una cosa interessante, no ?

Giancarlo Susa