YATO: l’artificio digitale della parola

Un nuovo disco dal titolo “Post Shock” segna il processo e l’evoluzione di un cantautore che ha sposato la scena digitale come impalcatura sonora. Il sapore agro-dolce della realtà che dialoga con i computer e i suoni sintetizzati. In tutto questo svetta la scrittura nostrana di YATO che un poco rimanda alle prime trasgressioni alla Bluvertigo e un poco sembra ricordarci Mango in alcune sue soluzioni vocali. Lo strumentale “Dub-Bi Song” ha dentro del Krautrock davvero interessante e nel nuovo singolo “Consciock” – di cui il bellissimo video dai retroscena di ricca filosofia – troviamo una canzone decisamente urbana, quasi a far rivivere i ghetti nostrani di cemento e quel noir che tanto provincia di rivoluzione. Tornando al video puntiamo il dito sul contenuto che probabilmente è anche una sintesi del grande mestiere letterario di Yato: dalle radici di se verso l’evoluzione. Ed è quindi un anziano che ha dentro il fuoco di un ragazzo ed è il cantautore di antiche radici che ha dentro l’avanguardia delle nuove frontiere. Non ci manca molto alla rivoluzione poetica e stilistica. Che sia questo un disco che ne fa da portavoce.

Canzone d’autore e mondo digitale. Secondo te è un matrimonio riuscito?
Si, da tempo ormai ed in vari modi.

E c’è anche del rock… ma sempre in toni futuristici?
Il rock è sempre futuristico, serve anche a ricordarci di che pasta siam fatti. Ne abbiam bisogno come l’aria che respiriamo. Il rock cede sempre più spesso spazio alla superficialità di alcune melodie da mercato. In quel caso, però, lasciamolo perdere perché non è più rock!…in quel caso non si può dire neanche che sia morto…perché non è rock. Casomai è stato mandato in esilio da certe canzoncine e da alcune band!

Un nuovo video per dirla tutta come si deve: solo il corpo invecchia. Allo spirito la forza di fare ogni cosa…
In “Consciock” ci poteva essere chiunque! Un “vecchio”, un “ragazzino”, un uomo o una donna…quel che conta è che ricercare una propria forma ed una propria forza, in questo mondo, è fatica! Ma qua sta anche il gioco di un desiderio che proviamo a sostenere e che non è di facile acquisto attraverso, per esempio, una nuova tecnologia!

Voglio lanciarti una riflessione. La musica è un segno eterno del tempo che si ferma… in eterno…
Si. Ogni musicista, ogni artista, porta con sé la sua traccia malinconica ed il suo narcisismo.
La musica però non deve cedere il passo totalmente a questo perché ha ed offre la possibilità di essere qualcosa che non c’è, un “non ancora musica” e questa è una buona cosa. Fortunatamente sarà sempre offerta, a chi desidera, la possibilità di ricercare, d’immaginare, senza sprofondare a ritroso nel proprio Ego ma facendosene qualcosa di nuovo e di creativo della propria malinconia e del proprio narcisismo d’artista!

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