ZANIN: il canto intimo delle proprie stanze

ZANIN: il canto intimo delle proprie stanze

Si era fatto anticipare qualche tempo con un Ep di passaggio dal titolo “Radiomarghe” questo nuovo disco della cantautrice ligure Margherita Zanin dal titolo “Distanza in stanza”, uscito lo scorso 7 giugno per VOLUME! e Platform Music. Ed è un filo teso che dall’anima di donna arriva all’universalità dell’essere umano, capace di una sensibilità che si fa cosmopolita nell’espressione. La musica della Zanin è figlia di questo futuro digitale, elettronico, metropolitano e sub-urbano. Il video di lancio del singolo “Non mi diverto se penso troppo” – frase che può ben essere eletta a bandiera del decadimento sociale di oggi – non a caso è scuro e ben localizzato in un habitat che vede la canzone della Zanin bene in sintonia. Dunque liriche disegnate da questa voce che ha maturato una sua forma estetica ben riconoscibile, strutture pop in un background americano di “fusion” dei nuovi bassifondi digitali. Musica di ampio respiro quindi che ormai accarezza l’estetica internazionale e si fa portavoce di un’attualità sempre più desiderosa di analisi personali, di adolescenziali quanto vetuste prese di coscienza… bellissimo il titolo che segna il passo ed il confine tra la solitudine, il pensiero e l’individualità di ognuno di noi. Ultime due note di cronaca: segnaliamo una frase recitata dai tanti “big” della scena indie italiana, una “semplice” frase rubata alla loro voce che incornicia e fotografa la canzone a cui si riferisce e la chiusa della tracklist in cui la Zanin rende omaggio a Gino Paoli con la sua versione de “Il cielo in una stanza”. Dunque eccovi un disco davvero molto interessante…

“Distanza in stanza”. Un disco che contempla nella solitudine del proprio io. Di quando da bambini ci si chiudeva nella propria stanza… di stanza in stanza… distanti dal mondo… cos’altro manca alla lettura di questo tuo nuovo disco?
Quando ho scritto questo disco intitolato ‘Distanza in stanza’ volevo far emergere un messaggio forte attraverso posti che diventassero più facilmente dei non luoghi e con distanze relative, legate al sentirsi dentro, all’essere parte di qualcosa, un messaggio che volevo trasmettere in ogni canzone diversamente. Una mattina, ho pensato ad un concetto molto interessante, che mi aveva sempre incuriosito ed affascinato: “il dilemma del porcospino’’. Questo pensiero afferma che tanto più due esseri si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si faranno male l’uno con l’altro. Una visione più pessimistica che racchiude il senso di bisogno di società, con una responsabilità individuale e pacifica, a tratti impossibile.
Le distanze le ho sentite calde sulla pelle, l’amore è il mio carburante, i sogni danno senso alla mia vita, la musica è il mio sedile della macchina. Questo disco svela sentimenti profondi, un poco ermetici ed occultati, dove racconto la mia visione personale sulle emozioni in questa società, sui legami e sulle sostanze, che mai più di oggi, diventano parte di noi.

La tua musica ha subito trasformazioni così come il tuo essere prima donna e poi artista. Oggi chi è Margherita Zanin?
Sono una ragazza molto più coraggiosa di prima, la musica mi ha fatto bene! Mi sento vivida, amo la creatività sopra ogni cosa e so dove voglio andare. Ho vissuto svariate esperienze che mi hanno formato e mi hanno arricchito. Londra è il più bel ricordo, urban life e blues… storia troppo lunga da raccontare! Sono una grande entusiasta, a tratti malinconica, spirituale, fuori dal pogiolo… a tratti dark,
a tratti bright! Sono Marghe!!

L’omaggio a Gino Paoli. Un brano storico che nasce dopo un rapporto sessuale con una prostituta… ma che in esso ha mille chiavi di lettura…
Gino Paoli è ligure come me. Lo definisco uno dei più grandi poeti romantici della musica italiana. Ho scelto ‘Il cielo in una stanza’ perché dava un senso finale al mio intero progetto. Mentre si viaggia nelle mie stanze si percorrono svariate emozioni contrastanti, fino ad arrivare al cielo. Eterno, infinito, labile, che scorre con il suo tempo. Ogni canzone ha una storia vera, quello che dice l’autore è sempre quello che pensa l’autore. Gino Paoli racconta del soffitto viola, innalzando gli occhi al cielo, una stanza dove godersi l’amore. Paoli è lo specchio di molte anime nobili del panorama italiano della canzone d’autore. L’armonica è uno strumento blues, le pareti che diventano alberi suggerisce di pensare con la fantasia e di poter rivedere nelle sue canzoni, una vera e propria corrente romantica d’altri tempi, seppur attuale ancora oggi. Il cielo in una stanza è un finale perfetto che racconta un amore non poi così diverso, tra carne e sogno, vite diverse e voglie diverse, nella Genova di tutti.

Il colore di “Radiomarghe” un poco è tornato a farsi opaco… un po’ come tornare nei colori grigi di “Piove”… è la mia impressione..
Ho mille sfumature, così le mie canzoni. “Radiomarghe” è un ponte che ha collegato il mio primo disco a ‘Distanza in stanza’.
È stata una crescita professionale molto intensa, ho fatto altre bellissime esperienze che mi hanno portato ad una evoluzione naturale del mio progetto. Forse è stato molto autobiografico e in linea con il momento. Ero in studio da Lele Battista con Giovanni Garibaldi, dovevamo finire il disco. Avevamo bisogno di un portale spazio temporale che non facesse dimenticare a tutti noi l’importanza di regalare qualcosa ai nostri fan. Il prossimo EP forse si chiamerà Megabisso, dall’abisso si risale!!

Ti voglio fare una domanda un po’ venosa pescando il singolo di lancio. “Non mi diverto se penso troppo”: non pensi che sia invece il male del nostro tempo quello di pensare poco?
Assolutamente si. Infatti, il titolo della mia canzone ha un significato ironico. Pensare non mi diverte molto se poi lo stesso pensiero diventa tossico per me o per la mia vita, per la società in cui vivo. Dobbiamo già combattere per non inquinare il mondo in cui viviamo, figuriamoci i pensieri tossici, quelli non contano niente se poi non impariamo a riflettere sulla responsabilità che abbiamo come esseri umani che coesistono. Sono troppo giovane e pacifista per essere d’accordo con l’autodistruzione!! Questa canzone parla di una persona che cerca un’altra persona, non la trova e si sveglia; apparentemente non ha nulla. Alla fine, metabolizza i suoi problemi e li affronta uscendo di casa, mettendoci la faccia, dando il buon esempio e continuando a vivere, perché questo è sempre stato il senso. Il mio mondo in quel momento cambiò e cercai di sopraffare il vuoto che sentivo dentro. La nostra epoca è piena di cerotti. Ci accorgiamo di vivere, respirare, essere presenti, ma non ci basta mai. La musica mi ha sempre aiutato a canalizzare le mie emozioni, cercando di insegnarmi la libertà. Il mio sfogo. Per me questa canzone significa molto.
Un mezzo di comunicazione molto potente ed incredibile, la musica.

Giancarlo Susa