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Mr. Bricks and the Rubble: passato, futuro e rock’n’roll

Dal singolo vengono fuori questi cori da primate che in qualche misura mi rimandano ad una sottile ed ironica critica sociale. E non è solo questo quanto il video e tutto il disco sono pieni di un istinto sincero e coerente, in misura della bellezza che arriva oltre l’estetica. Sono tre le firme pugliesi della scena rock’n’roll e rockabbilly nazionale che portano avanti questo esplosivo di energia chiamato Mr. Briks and the Rubble: ovvero Dario Mattoni (che conosciamo in primis come voce dei Rekkiabbilly), Nicola Di Lisio (batterista dei Folkabbestia) e in finite il contrabbasso di Dado Penta (The Bumps, Magic Sun tra gli altri). E in questo singolo “Voodo Spell” troviamo anche la collaborazione speciale di Francesco Lomangino al Sax. Si intitola “Busy” il disco d’esordio del trio, uscito a Settembre dello scorso anno per Bobo Records (anche grazie al supporto di Puglia Sounds), una nuova deriva delle dei tre che porta a casa numerose date in Italia e all’estero oltre ad un buon riscontro di critica… ed oggi torna a far parlare di se con questo nuovo video firmato da Enzo Piglionica. Scenari di un’America anni ’50 e ’60, rimandi alle più moderne riletture del genere e quel certo modo di rendere coerente e attuale uno stile che non passerà mai di moda. Passato e futuro: il rock’n’roll della generazione 3.0.

Passato e futuro. Anzi direi proprio antico e futuro. Cosa significano per voi gli anni ’50?
Effettivamente la musica appartenuta agli anni ’50 si può ora definire antica, però ha segnato così tanto la storia dell’uomo, da rimanere indelebile e spesso si manifesta ancora, prendendo nuove forme e affascinando nuove generazioni, perciò pensiamo che possa essere uno stile che in qualche modo continui ad influenzare il presente e il futuro. La maggior parte dei brani tradizionali del periodo si componeva utilizzando forme blues di 12 misure o rhythm changes. Nel nostro primo album abbiamo composto brani che seguono questo tipo di scrittura e altri che sono più liberi e hanno forme diverse e moderne, ma abbiamo cercato comunque di rispettare lo stile e gli arrangiamenti in modo da rendere il lavoro omogeneo.

Restarne così ancorati è una questione di stile in cui riconoscersi o il bisogno di assecondare una moda che non tramonta mai?
È stata una cosa abbastanza naturale, come ogni band abbiamo cominciato a forgiare il suono provando un pò di brani tradizionali selezionati e da lì in poi sono nati i nostri brani. Tuttavia ci siamo ispirati ad un ampio range di decadi musicali, dal rockabilly al rhythm & blues e poi ancora al garage, al surf, insomma ci siamo limitati a suonare ciò che ci piace ascoltare e ci viene naturale da suonare.

E dal futuro cosa prendete in prestito per la vostra musica? In cosa riuscite a riconoscervi?
Non escludiamo niente, e ci facciamo trascinare dagli ascolti che facciamo insieme e individualmente. Non abbiamo in realtà limiti di genere e di lingua. L’idea che aleggia in sala prove al momento è quella di dare una svolta un po’ più “fuzz” alla faccenda. Anche se è in arrivo un quarto elemento molto elegante che può ancora mischiare le carte in tavola.

“Busy” sembra alieno all’elettronica. In produzione l’avete usate?
In realtà sì, in un solo brano c’è l’intervento di un synth, un Korg Monologue impazzito che ogni tanto appare sotto le parti strumentali di “Shave your legs”.

Italia o resto del mondo? Domanda cruciale sulla quale salutarci…
Tutto il mondo, Italia compresa. Infatti stiamo facendo girare l’album tra i nostri contatti internazionali per vedere quali sono i feedback.
Per ora all’estero ci siamo esibiti solo in Inghilterra e siamo davvero contenti dei commenti e della reazione del pubblico. Suonarle a casa loro poteva anche farli sorridere, invece pare che la cadenza tarantolata sulle note del rock’n’roll affascini molto i nostri amici ex-comunitari.

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