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	<title>intervista &#8211; Blogmusic.it</title>
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	<title>intervista &#8211; Blogmusic.it</title>
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		<title>Meribì fuori dallo schermo, tra musica e verità</title>
		<link>https://www.blogmusic.it/2026/08/07/meribi-fuori-dallo-schermo-tra-musica-e-verita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Susa]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 13:40:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[Chiacchierata informale con Meribì, la cantautrice napoletana di origine calabrese che con “Display” racconta la difficoltà di amarsi davvero lontano dai filtri digitali. Tra ricordi, curiosità e qualche domanda più diretta, abbiamo scoperto il lato più autentico dell’artista dietro il nuovo singolo. &#160; Meribì, partiamo da una domanda semplice: come stai vivendo questi giorni, tra [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiacchierata informale con Meribì, la cantautrice napoletana di origine calabrese che con “Display” racconta la difficoltà di amarsi davvero lontano dai filtri digitali. Tra ricordi, curiosità e qualche domanda più diretta, abbiamo scoperto il lato più autentico dell’artista dietro il nuovo singolo.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.joyfreepress.com/wp-content/uploads/2026/08/Foto-6-Meribi-3.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Meribì, partiamo da una domanda semplice: come stai vivendo questi giorni, tra l’uscita di “Display” e tutto quello che sta succedendo intorno al brano?</strong></p>
<p>Sto vivendo questi giorni con una grandissima emozione e tanta gratitudine. Vedere l&#8217;accoglienza e il riscontro che sta ricevendo &#8220;Display&#8221; mi riempie il cuore di gioia. Ovviamente spero che il brano continui a crescere e a viaggiare sempre più lontano, arrivando a toccare più persone possibili, ma già adesso mi sto godendo ogni singolo traguardo.</p>
<p><strong>Quando scrivi un brano come “Display”, da dove parti di solito? Da una frase, da una melodia che ti gira in testa, o da un’emozione precisa che vuoi raccontare?</strong></p>
<p>Per &#8220;Display&#8221; ho lavorato su un brano non scritto interamente da me però me ne sono innamorata subito perché cercavo proprio quell&#8217;incastro perfetto. Siamo partiti dall&#8217;idea di creare una melodia moderna ma con la giusta sfumatura malinconica: volevo un ritmo capace di catturare subito l&#8217;ascoltatore, trasportandolo all&#8217;interno di un&#8217;atmosfera ben precisa prima ancora che arrivassero le parole.</p>
<p><strong>Il ritornello di “Display” è molto orecchiabile, quasi rassicurante, mentre il testo racconta un disagio piuttosto profondo. C’è chi potrebbe leggerlo come un contrasto che indebolisce un po’ il messaggio. Tu come la vedi?</strong></p>
<p>La musica pop spesso usa contrasti di questo tipo: un ritornello orecchiabile ti entra in testa e ti invita ad ascoltarlo di continuo, ed è proprio lì che il messaggio del testo trova lo spazio per arrivare davvero. Basta prestare attenzione alle parole per capire la profondità di ciò che raccontiamo. La melodia rassicurante è un po&#8217; come la superficie che mostriamo tutti i giorni, mentre il testo è quello che ci portiamo dentro.</p>
<p><strong>Prima di salutarci, una curiosità: c’è un dettaglio di “Display”, magari piccolo, a cui sei particolarmente legata e che nessuno ti ha ancora chiesto?</strong></p>
<p>Più che un singolo dettaglio, sono legatissima alla cura maniacale che abbiamo messo in ogni minimo elemento del brano, dalla produzione alle sfumature vocali e alla parte in lingua napoletana che ho voluto fortemente per richiamare quella che è la mia identità. Se devo pensare a cosa mi sta più a cuore, è il messaggio di fondo: spero davvero che chiunque lo ascolti e in particolare i ragazzi della mia generazione  possano riconoscersi nel modo in cui oggi viviamo i sentimenti e l&#8217;amore attraverso i social e gli schermi dei nostri telefoni.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Display" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/0xbQsE3KjGCNoMRPtV7nWP?utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>Cosa significa cantare per l’ambiente? Cosimo Oppedisano risponde con “Futuro Incerto”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Susa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 15:28:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[musica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Con “Futuro Incerto”, Cosimo Oppedisano porta nel pop italiano un tema che sente addosso ogni giorno: l’inquinamento e il peso che ha sulla vita di tutti i giorni. Il brano segue uno schema classico strofa e ritornello, con un epilogo che si apre a un sentimento di fiducia. In questa intervista racconta il rapporto personale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con “Futuro Incerto”, Cosimo Oppedisano porta nel pop italiano un tema che sente addosso ogni giorno: l’inquinamento e il peso che ha sulla vita di tutti i giorni. Il brano segue uno schema classico strofa e ritornello, con un epilogo che si apre a un sentimento di fiducia. In questa intervista racconta il rapporto personale con il tema ambientale e cosa vorrebbe restasse a chi ascolta il brano.</p>
<p><strong> <img decoding="async" src="https://www.joyfreepress.com/wp-content/uploads/2026/08/Foto-6-Cosimo-Oppositano-2.jpg" /></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Cosa la fa arrabbiare o preoccupare di più, oggi, quando pensa al tema dell’inquinamento di cui parla “Futuro Incerto”?</strong></p>
<p>Mi preoccupa molto la velocità con cui stiamo continuando a danneggiare il nostro pianeta, spesso senza considerare le conseguenze a lungo termine. La mancanza di responsabilità collettiva e la difficoltà a cambiare abitudini sono davvero frustranti. Vedo tante persone consapevoli, ma ancora troppo poche azioni concrete per invertire la rotta.</p>
<p><strong>Il brano si chiude con un’immagine di cielo che si schiarisce e di nuovo inizio. Perché ha voluto regalare all’ascoltatore un finale luminoso invece di fermarsi sul disagio raccontato nelle strofe?</strong></p>
<p>Ho voluto lasciare un messaggio di speranza perché credo che anche nelle situazioni più difficili ci sia la possibilità di rinascita e cambiamento. Il cielo che si schiarisce è un invito a non perdere fiducia, a credere nel potere che ognuno di noi ha nel fare la differenza.</p>
<p><strong>La struttura del brano segue uno schema piuttosto classico, strofa e ritornello che si alternano fino al ponte finale. Ha mai pensato a soluzioni più insolite per accompagnare un tema così attuale, o la forma tradizionale le sembrava la scelta più efficace?</strong></p>
<p>Per questo brano ho scelto una forma tradizionale proprio perché volevo che il messaggio arrivasse chiaro e forte. La semplicità della struttura aiuta a rendere il testo più immediato e memorabile, così che l’ascoltatore possa concentrarsi sul significato senza distrazioni. A volte la forma più classica è la più potente.</p>
<p><strong>Se una persona ascoltasse “Futuro Incerto” una sola volta, cosa vorrebbe che si portasse a casa da quell’ascolto?</strong></p>
<p>Vorrei che portasse con sé la consapevolezza che il futuro dipende da noi e dalle scelte che facciamo oggi. Spero che la canzone spinga a riflettere e magari anche a un piccolo gesto per l’ambiente. Il mio desiderio è lasciare un messaggio di impegno e speranza.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Futuro incerto" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/293WM6DsSpTPuMQOzM7WNd?si=DKrgR0YARsubXHZjy33LGA&amp;utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>Chi sono davvero i Calliope dietro “La signora Gron”?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Susa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Aug 2026 15:14:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[musica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Due chitarre, un basso, una batteria e una voce da mezzosoprano che guida tutto: i Calliope si raccontano a partire dal lavoro di squadra dietro “La signora Gron”, tra equilibri sonori, energia live e la voglia di non semplificare mai nulla. &#160; Nel brano convivono due chitarre, basso e batteria attorno a una voce molto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Due chitarre, un basso, una batteria e una voce da mezzosoprano che guida tutto: i Calliope si raccontano a partire dal lavoro di squadra dietro “La signora Gron”, tra equilibri sonori, energia live e la voglia di non semplificare mai nulla.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.joyfreepress.com/wp-content/uploads/2026/08/Foto-4-Calliope-5.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Nel brano convivono due chitarre, basso e batteria attorno a una voce molto caratterizzata. Come si distribuisce il lavoro tra Pietro Angelone ed Enrico Persia alle chitarre, e quanto è stato complesso trovare uno spazio sonoro che non si sovrapponesse alla voce di Tamara?</strong></p>
<p>Pietro : Il lavoro tra le due chitarre avviene senza schemi fissi o ricorrenti. Si procede rispettando quelle che sono le caratteristiche individuali degli esecutori .</p>
<p><strong>Tony Di Marzio al basso e Fabrizio Pagliaro alla batteria tengono insieme un brano che cambia spesso registro tra strofe cupe e ritornello più diretto. Come avete lavorato sulla sezione ritmica per far reggere questi cambi senza perdere coesione?</strong></p>
<p>Tony : Quando il brano nasce , chitarra (soprattutto ritmica) basso e batteria cercano di sviluppare il brano in concomitanza, senza che vi sia il problema di un elemento che va a sovrapporsi ad un altro.</p>
<p><strong>Dal vivo avete già dimostrato di saper reggere platee diverse tra loro per esperienza e aspettative. Come pensate di tradurre sul palco un brano denso e teatrale come “La Signora Gron”, tra atmosfera, voce e simbolismo?</strong></p>
<p>Tradurre un brano come “La Signora Gron”  dal vivo non è cosa facile. Cerchiamo soprattutto una tensione emotiva , un&#8217;aggressività vintage però che renda il brano vivo e carnale.</p>
<p><strong>La vostra musica sembra puntare più sull’atmosfera e sull’immaginario che sull’immediatezza. Cosa vorreste che restasse a chi vi ascolta per la prima volta, magari senza conoscere il contesto e i riferimenti dietro al brano?</strong></p>
<p>Il sapore. Quel retrogusto dolceamaro che evoca sensazioni immediate e non definite , che lascia l&#8217;ascoltatore con l&#8217;impatto di ciò che ha vissuto ma anche con la voglia di accendere un dispositivo e alzare il volume sulla nostra musica.</p>
<p><strong>Cinque persone che scrivono e suonano insieme da tempo: come si prendono le decisioni all’interno dei Calliope, soprattutto quando si tratta di scelte delicate come quella di un immaginario così esplicito e simbolico?</strong></p>
<p>La mente del nostro gruppo è la frontwoman, Tamara. Lei arriva con accordi e testo e noi ci lasciamo travolgere da quello che è il suo mondo. Poi, buttiamo giù idee e le canzoni si delineano nella forma che facciamo ascoltare al pubblico.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Calliope" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/artist/7CmA3Cq8Hh2pqc3nFBeGxj?utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>Alessandro Mosca: “L’ultima conversazione” e i sogni che non hanno scadenza</title>
		<link>https://www.blogmusic.it/2026/07/20/alessandro-mosca-lultima-conversazione-e-i-sogni-che-non-hanno-scadenza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Susa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 16:36:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[musica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è chi aspetta il momento giusto per tutta la vita e poi un giorno smette di aspettare. Alessandro Mosca, cantautore di San Cataldo arrivato in radio a cinquantacinque anni, è esattamente questo. “L’ultima conversazione” è il suo biglietto da visita: diretto, autobiografico, senza fronzoli. &#160; Ciao Alessandro! Partiamo da una cosa che mi ha incuriosito: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è chi aspetta il momento giusto per tutta la vita e poi un giorno smette di aspettare. Alessandro Mosca, cantautore di San Cataldo arrivato in radio a cinquantacinque anni, è esattamente questo. “L’ultima conversazione” è il suo biglietto da visita: diretto, autobiografico, senza fronzoli.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.joyfreepress.com/wp-content/uploads/2026/07/Foto-4-Alessandro-Mosca-2-rotated.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ciao Alessandro! Partiamo da una cosa che mi ha incuriosito: hai scritto questo brano ispirandoti a una storia vera vissuta a ventidue anni, ma lo pubblichi adesso. Cosa ti ha convinto che fosse il momento giusto?</strong></p>
<p>Si confermo che l’ultima conversazione è una storia vera, e lo vissuta sulla mia pelle. Il dolore nel metabolizzare quella rabbia, posso assicurarvi che non sia stato per niente facile: i lividi rimangono dentro, mentre fuori sei splendido. Avrei voluto che uscisse 25 anni fa, ma non trovavo il canale giusto per farla decollare. Oggi penso che sia attualissima come canzone, visto tutto quello che stiamo vivendo, dove: tradire, giocare, e usare la parola Amore: come carta per pulirsi il culo. Le mie guide musicali negli anni sono state: Led Zeppelin, The Doors Deep Purple, ma quello che mi ha formato più di tutti è stato Vasco Rossi. Ho già in cantiere altri</p>
<p><strong>Quali sono gli artisti o i generi che ti hanno formato musicalmente? Ascoltando “L’ultima conversazione” si sente una certa accessibilità pop con qualcosa di più grezzo sotto. Da dove viene quella tensione?</strong></p>
<p>Gli artisti che mi hanno segnato nella mia vita sono: i led zeppelin, deep purple, jim morrison, gli egles, ma quello che mi ha accompagnato fino a oggi è Vasco rossi. Per l’accessibilità al pop direi di si, mi avvicino molto al pop rock, sarà da li che da li che nasce quella tenzione o quel modo grezzo, io penso che nel rock in generale, e ila via maestra per poter sfogare le proprie tristezze. Si nei miei brani cerco sempre di essere diretto, e di trasmettere a chi li ascolta il mio Vissuto di quel preciso momento, e lascio anche a volte frasi, per permettere a chi li ascolta Una sua interpretazione.</p>
<p><strong>Il brano è molto diretto e lo capisco come scelta, ma in alcuni punti quella stessa direttezza rischia di chiudere un po’ lo spazio all’interpretazione dell’ascoltatore. Ti è mai venuta la curiosità di lasciare qualcosa di più aperto, più ambiguo in un testo?</strong></p>
<p>Si in qualche mio brano, ho scritto qualcosa di più ambigua, e provocando in chi Ascolta la propria fantasia.</p>
<p><strong>Ventisette anni al centralino di un ospedale, lo studio della giurisprudenza, la musica. Sei una persona che non si ferma mai. Cosa c’è ancora nella lista dei desideri?</strong></p>
<p>27 anni ad ascoltare i bisogni delle persone, mi hanno formato all’ascolto della vita Delle persone, era da tanto che volevo intraprendere la giurisprudenza, credo che le cose Arrivano, quando sei pronto ad accoglierle, perché sei già formato dentro. Il desiderio più grande che mi rimane è: salire su un palco, col mio pubblico E farmi inondare dalle loro emozioni, ascoltando i miei brani. Questo è quello che chiedo alla vita E poter uscire con un mio cd.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Alessandro Mosca" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/artist/0iiTbXOeYxsuSybauvm9K4?si=oOeclPt5QE-YHv-Do0sNmQ&amp;utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>Gaspid e il significato profondo di “Qualcuno”</title>
		<link>https://www.blogmusic.it/2026/05/18/gaspid-e-il-significato-profondo-di-qualcuno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Susa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 10:03:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[musica italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[Uno sguardo sul progetto artistico di Gaspid attraverso il singolo “Qualcuno”, tra introspezione e immediatezza, con una scrittura che cerca equilibrio tra emozione e chiarezza.   Nel tuo progetto si percepisce una grande attenzione alla parola: quanto conta per te il testo rispetto alla parte musicale? Il testo è per me fondamentale. Quello che cerco [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Uno sguardo sul progetto artistico di Gaspid attraverso il singolo “Qualcuno”, tra introspezione e immediatezza, con una scrittura che cerca equilibrio tra emozione e chiarezza.</p>
<p><strong> <img decoding="async" src="https://www.joyfreepress.com/wp-content/uploads/2026/05/Foto-1-Gaspid-1.jpg" /></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nel tuo progetto si percepisce una grande attenzione alla parola: quanto conta per te il testo rispetto alla parte musicale?</strong></p>
<p>Il testo è per me fondamentale. Quello che cerco di fare è di costruire dei testi che portino l’ascoltatore in un contesto, una situazione, un emozione ma con il giusto spazio per poterlo reinterpretare in funzione della propria personale esperienza, facendo suo il brano o il messaggio che può trarne.</p>
<p><strong>Nel ritornello c’è una forte carica emotiva, ma in alcuni punti sembra quasi voler restare su una stessa linea senza cambiare troppo: è una scelta per mantenere coerenza o è venuto così in modo naturale?</strong></p>
<p>Il ritornello è una scelta su vari punti. Sul piano melodico richiami l’attenzione e mediante la ripetizione entri il più possibile nella testa di chi ascolta. Sul piano testuale cerca di dare coerenza in termini di prospettiva, una richiesta di azione all’interlocutore del protagonista del brano, che lo porti a “Vederlo, percepirlo” nel qua e adesso.</p>
<p><strong>La frase “Due persone…una in fondo…e diventeremo Io” è molto particolare: rappresenta un’unione totale o una trasformazione personale?</strong></p>
<p>Rappresenta la forza di avere dei macro obiettivi in comune da perseguire. La condivisione degli obiettivi come un legame solido che può durare nel tempo con continuità e sintonia.</p>
<p><strong>Dopo aver pubblicato i brani iniziali in versione minimale, cosa ti ha spinto a evolvere verso una dimensione sonora più strutturata?</strong></p>
<p>Mi sono reso conto che degli arrangiamenti più completi potevano dare ai brani più espressività e al contempo anche più chiarezza nell’ascolto con un cantato molto più pulito e libero da eccessivi riverberi a compensare i vuoti che a volte un esecuzione solo chitarra e voce può far percepire. I suoni dei vari strumenti, le dinamiche cercano sempre di andare di pari passo con l’intento testuale del brano e nello stesso cercano di mantenere la struttura melodica cosi come è nata nella composizione iniziale.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Gaspid" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/artist/1KEQDzhNqJtmStLDmu8qZ5?utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>I Niente da fare e “Chocosexual”: tra critica sociale e musica diretta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Susa]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 09:14:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[musica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[In “Chocosexual”, i Niente da fare sviluppano un progetto artistico che unisce energia sonora e riflessione, portando al centro del discorso musicale le contraddizioni della società e trasformandole in un brano accessibile ma tutt’altro che superficiale.   Nel vostro progetto artistico sembra esserci sempre una forte componente critica verso la società: nasce prima la musica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In “Chocosexual”, i Niente da fare sviluppano un progetto artistico che unisce energia sonora e riflessione, portando al centro del discorso musicale le contraddizioni della società e trasformandole in un brano accessibile ma tutt’altro che superficiale.</p>
<p><strong> <img decoding="async" src="https://www.joyfreepress.com/wp-content/uploads/2026/05/Foto-2-NDF.jpg" /></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Nel vostro progetto artistico sembra esserci sempre una forte componente critica verso la società: nasce prima la musica o il messaggio?</strong></p>
<p>In realtà, molto spesso i due elementi nascono simultaneamente, poiché il messaggio deve essere veicolato in modo coerente dalla musica. Quest&#8217;ultima ha il compito di suscitare le stesse emozioni evocate dal testo; è un equilibrio che sentiamo appartenerci. Quando nasce un’idea, che sia testuale o musicale, la sviluppiamo portando avanti entrambi gli aspetti di pari passo.</p>
<p><strong>“Siamo animali della società” è una frase che colpisce molto: quanto vi sentite dentro questo meccanismo e quanto invece in contrasto?</strong></p>
<p>Non utilizziamo questa espressione con un’accezione negativa, ma come riconoscimento del far parte di una comunità. Non siamo un &#8220;branco di pecore&#8221;, ma deriviamo tutti da una radice comune in cui non dovrebbero esistere differenze. In ultima analisi, facciamo tutti parte di un &#8220;noi&#8221; collettivo: per questo crediamo sia fondamentale saper dialogare sia con chi fatica ad accettare la diversità, sia con chi la accoglie pienamente.</p>
<p><strong>Il brano ha un’energia molto compatta e diretta, ma a tratti sembra non voler cambiare direzione: è una scelta per restare coerenti o un effetto naturale?</strong></p>
<p>Dal punto di vista musicale, in realtà, sentiamo di cambiare molto: non ci riferiamo solo al tempo, ma anche all&#8217;intenzione, al genere e all&#8217;intensità del brano. Per quanto riguarda il messaggio, invece, riteniamo che sia già sufficientemente forte per imporsi da solo, senza la necessità di cambiare direzione o aggiungere ulteriori temi. La libertà e la felicità sono concetti che ognuno di noi dovrebbe poter esprimere e vivere. Dobbiamo imparare a godere delle piccole cose, ad amare, piangere, ridere e urlare se necessario: in breve, a onorare la nostra libertà.</p>
<p><strong>Dopo “Chocosexual”, state già lavorando a nuovi brani che seguono questa linea oppure avete voglia di cambiare completamente atmosfera?</strong></p>
<p>Abbiamo avvertito la necessità di un momento di stacco. La lavorazione di questo album, Stanze Mentali, ha richiesto quattro anni di impegno costante per renderlo esattamente come lo desideravamo. Ora ci stiamo concedendo una pausa, sia per dedicarci all&#8217;attività live e far conoscere il disco, sia perché siamo reduci da un viaggio lungo e complesso che ci ha assorbito molte energie. Stiamo iniziando a delineare un nuovo progetto: non sappiamo ancora quale direzione prenderà, ma certamente non sarà una &#8220;parte due&#8221;. Sarà qualcosa di inedito: leggero ma intenso, profondo e caratterizzato dall&#8217;ironia che ci contraddistingue.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Niente da Fare" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/artist/1dUzXfGFP4olHyqumwDQsk?si=aVgKmAjKTRCarJUJ-GTpwA&amp;utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>Seivox: &#8220;Rispetto&#8221; è il grido di chi non vuole più restare in ombra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Susa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 17:10:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[musica italiana]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[Un ritorno in radio attesissimo per l&#8217;artista veneto che, dopo il successo di &#8220;Fuit Tempus&#8221;, lancia un singolo di rottura. Potente, diretto e maledettamente attuale: Seivox ci racconta il dietro le quinte di un brano che sta già conquistando le frequenze rock. &#160; Il tuo percorso parte dal canto lirico e arriva al pop-rock: in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un ritorno in radio attesissimo per l&#8217;artista veneto che, dopo il successo di &#8220;Fuit Tempus&#8221;, lancia un singolo di rottura. Potente, diretto e maledettamente attuale: Seivox ci racconta il dietro le quinte di un brano che sta già conquistando le frequenze rock.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.joyfreepress.com/wp-content/uploads/2026/04/Foto-1-Seivox-2.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il tuo percorso parte dal canto lirico e arriva al pop-rock: in che modo queste due anime convivono oggi dentro “Rispetto”?</strong></p>
<p>Il mio percorso lo definirei più come un’anima che ha più lati, e uno di questi è RISPETTO. L’amor proprio spesso è una cosa da sviluppare, e solo pochi di noi hanno un senso innato del proprio essere fin da subito, e lo riescono a mettere in campo quando serve. Se è vero che siamo qui per far fare esperienza alla nostra anima verso un’evoluzione che sottende all’Uno, il RISPETTO per se stessi e per gli altri è la prima tappa necessaria. E secondo me la Pace parte  proprio da qui. Se riuscissimo a coltivarla già dentro di noi il Mondo sarebbe un posto più ordinato in cui vivere. Riguarda il mio percorso, credo fortemente che ogni cantante dovrebbe iniziare dal canto classico, proprio perché pone le basi alla respirazione e alle posizioni della laringe. Le sfumature moderne (compreso il rock) sono un continuo affinare le tecniche che derivano tutte dal “bel canto”. Per cui, un bel respiro e… fuori la grinta! Ecco perché lirica e rock convivono in me e nei miei brani: sono due discipline che hanno la capacità di esprimere molti sentimenti con modalità diverse, ma senza la lirica non saremmo qui ad ascoltare le grandi voci che il rock ci ha regalato. E credo che RISPETTO rappresenti questo connubio alla perfezione.</p>
<p><strong>La figura del “vampiro energetico” è molto forte nel brano: pensi che sia un simbolo universale o legato a esperienze precise?</strong></p>
<p>I vampiri energetici sono ovunque, basti pensare alle dinamiche nelle nostre stesse mura di casa, fino ai massimi livelli politici ed economici attraverso le speculazioni di massa che triturano interi tessuti sociali con una singola mossa. Molte volte subiamo i vampiri proprio perché alcuni di noi sono abituati ad assecondarli. Il vampiro energetico ha la grande capacità di perseguire in maniera subdola i propri obiettivi ma allo stesso tempo ha l’abilità di riversare sugli altri le responsabilità delle proprie azioni. Serve molta presenza a sé stessi per riconoscerlo e svincolarsi da lui. Una volta capito, però, il giochetto è finito e lo si riconosce a chilometri di distanza. Credo che nell’evolvere serva anche la capacità di tenere lontani questi personaggi e limitare le interazioni con essi. In loro c’è una grande capacità manipolatoria. Per quel che mi riguarda, cerco di essere il meno empatico possibile con loro, ma essendo la mia un’anima che tende molto a fidarsi del prossimo faccio molta fatica. E’ un continuo esercizio, per cui serve molto allenamento e fermezza. Anche questa è una disciplina alla fine, ovvero usare quando serve solo la testa nelle relazioni interpersonali e lasciare il cuore un attimo in stand by, se si vuole uscirne sani.</p>
<p><strong>Ci ha colpito il modo in cui il pezzo cresce senza strafare: è una scelta stilistica per dare più spazio al messaggio?</strong></p>
<p>RISPETTO è nata proprio così come la sentite, perciò dirvi che la cosa sia stata studiata a tavolino sarebbe una bugia. Ritengo che RISPETTO abbia il giusto tono dall’inizio alla fine, che è bello acceso, proprio per mostrare il petto a chi ne ha approfittato fin troppo della nostra disponibilità e, se mi permettete, anche della nostra ingenuità. La sola cosa che conta, per certi tipi di personalità, è trovare il capro espiatorio perfetto, la marionetta da usare ed indirizzare a suo piacimento. Quando però la vittima se ne accorge allora lo spazio di interazione si riduce drasticamente, e DEVE ridursi se si vuole vivere nel RISPETTO di se stessi e delle persone che si amano. Credo che la percezione che avete avuto sia quella corretta. Solo chi riesce veramente a liberarsi dei legami tossici può onestamente vedere che cosa era prima e come si è evoluto nel tempo, e quanto di buono possa dare a seguito della propria crescita. Il RISPETTO è anche, appunto, crescere senza strafare, riconoscendo meriti e limiti nella stessa misura, equilibrando emotività e ragione.</p>
<p><strong>Qual è la tua ambizione più concreta in questo momento della tua carriera?</strong></p>
<p>Voglio riuscire ad esibirmi con FUIT TEMPUS, il mio primo lavoro da solista che contiene tra l’altro RISPETTO, e farlo suonare su qualche palco che conta, magari con una band che spacca sul palco. Avere Alex De Rosso e altri grandi musicisti che mi accompagnano credo fermamente che sarebbe un’enorme soddisfazione per me. Già questo sarebbe un successo straordinario. Poi se vogliamo parlare di ambizioni, sicuramente riuscire a raccogliere abbastanza fondi per il secondo album ed esibirmi con uno spettacolo tutto mio di un paio d’ore. Chiunque abbia questa passione credo possa ambire ad avere la possibilità di portare fuori la propria arte in un proprio spazio è la grande sfida, nel fare tutto questo, sarà di tenere la testa ben sulle spalle lasciando volare il cuore. Ho molta gente a casa che mi vuole bene, e che amo anch’io. Spero di poter fare tutto questo insieme a loro.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: RISPETTO" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/track/0p46FiTbXdhrAeqJpvoLEi?si=f5af31caf0224eb4&amp;utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>Il pop che abbraccia il mondo: “Globale” di Angela Di Donato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Susa]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jul 2025 11:04:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[Emozione, autenticità e istinto. Angela Di Donato firma un singolo che è un viaggio musicale e personale. In “Globale” racconta il valore del sentirsi parte, la bellezza del lasciar andare e la potenza di un amore che si fa forza collettiva. Un piccolo inno contemporaneo. &#160; Ci sono episodi personali che hanno ispirato la scrittura [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Emozione, autenticità e istinto. Angela Di Donato firma un singolo che è un viaggio musicale e personale. In “Globale” racconta il valore del sentirsi parte, la bellezza del lasciar andare e la potenza di un amore che si fa forza collettiva. Un piccolo inno contemporaneo.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.joyfreepress.com/wp-content/uploads/2025/07/Immagine-WhatsApp-2025-06-27-ore-23.47.04_05dfc2f0-1.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Ci sono episodi personali che hanno ispirato la scrittura di questo singolo?</strong></p>
<p>Sì, sicuramente. Globale è nata anche da una mia esperienza emotiva forte: quel momento in cui senti che qualcosa dentro di te cambia, che stai lasciando andare qualcosa per aprirti a qualcosa di più grande. Non è per forza una storia d’amore finita, ma una sensazione di trasformazione. Ne ho parlato con Damiano Zannetti, con cui ho scritto il pezzo, e da lì è uscito tutto molto naturale. È un brano sincero, che parte da qualcosa che ho vissuto davvero.</p>
<p><strong>Pensi che l’arte possa ancora influenzare la società in un’epoca così veloce e frammentata?</strong></p>
<p>Assolutamente sì. Forse è proprio ora che l’arte serve di più. Siamo tutti sommersi da informazioni, immagini, opinioni&#8230; ma una canzone, un testo, un’immagine vera può ancora fermarti, farti pensare, emozionare. Non salverà il mondo, ma può far cambiare lo sguardo su certe cose. Ed è già tanto.</p>
<p><strong>Qual è il momento in cui ti senti più vulnerabile artisticamente?</strong></p>
<p>Quando faccio ascoltare una canzone per la prima volta, specialmente a chi mi sta vicino. Hai messo dentro tutto: emozioni, parole, energia… e poi arriva il momento in cui ti chiedi: “arriverà davvero?”. È un attimo di paura bellissima. Ma credo che sia proprio lì che si vede quanto ci credi. La vulnerabilità fa parte del gioco, e anche se fa tremare un po’, è la prova che sei vera.</p>
<p><strong>Hai mai pensato di scrivere un progetto più ampio, come un album o un concept EP?</strong></p>
<p>Sì, ci sto pensando! Mi piacerebbe raccontare una storia in più tappe, come un viaggio dentro le emozioni. Un concept EP è una cosa che mi affascina tanto, soprattutto se ha un filo conduttore chiaro e personale. Per ora mi sto concentrando sui singoli, ma l’idea di un progetto più grande c’è eccome.</p>
<p><strong>In un panorama musicale saturo, qual è secondo te l’unicità che puoi offrire come artista?</strong></p>
<p>Credo che l’unicità sia proprio essere se stessi, anche quando il mondo ti spinge a seguire mode o standard. La mia forza, se posso dirlo, è nella sincerità. Nella voce, che sto costruendo ogni giorno grazie agli insegnamenti del mio maestro Piero Mazzocchetti, e nei testi che vogliono dire davvero qualcosa. Non mi interessa apparire perfetta, voglio essere autentica. E credo che questa verità arrivi.</p>
<p><strong>Se potessi collaborare con un’artista di qualsiasi epoca, chi sceglieresti e perché?</strong></p>
<p>Difficile sceglierne solo uno! Però direi Mia Martini. Aveva una voce che ti entrava dentro, e cantava ogni parola con un’intensità pazzesca. Mi ha sempre colpita per la sua verità, anche nel dolore. Poter condividere una canzone con un’artista così profonda sarebbe stato un sogno.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Angela Di Donato" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/artist/6OSDX2uJDUuxllB6J9Oxtv?utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>“Dark Phoenix”: il pathos post-rock di A Good Man Goes To War</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Susa]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Jul 2025 17:05:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
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					<description><![CDATA[Il progetto torinese affronta la sfida di reinterpretare un classico moderno con profondità e visione. “Dark Phoenix” è il preludio a un’evoluzione sonora fatta di passaggi narrativi e paesaggi interiori. La musica diventa racconto, il racconto si fa atmosfera: una metamorfosi che brucia e incanta.   Il vostro percorso sembra un continuo dialogo tra cinema [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il progetto torinese affronta la sfida di reinterpretare un classico moderno con profondità e visione. “Dark Phoenix” è il preludio a un’evoluzione sonora fatta di passaggi narrativi e paesaggi interiori. La musica diventa racconto, il racconto si fa atmosfera: una metamorfosi che brucia e incanta.</p>
<p><strong> <img decoding="async" src="https://www.joyfreepress.com/wp-content/uploads/2025/07/SDIM0081-1-1-scaled.jpg" /></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il vostro percorso sembra un continuo dialogo tra cinema e musica. È un connubio naturale per voi?</strong></p>
<p>L’idea originale da cui arrivò la prima stesura dei brani, nacque da Fabrizio, con l’intenzione di essere puramente strumentale e strutturata per il mondo post rock. Quando ci fu l’incontro con Flavio che decise di partecipare al progetto, portò molta della sua cultura cinematografica negli arrangiamenti e nacque così “The Sounds Of A Large Crowd”. Dopo questi anni di lavoro insieme possiamo dire che questo progetto non potrebbe avere questo equilibrio, se entrambi non avessimo potuto esprimere la propria musica complementando le idee dell’altro.</p>
<p><strong>Qual è stata la reazione più inaspettata che avete ricevuto su questa versione di “Dark Phoenix”?</strong></p>
<p>Già in fase di pre-produzione, non si riusciva a distinguere l’originale dalla nostra versione, come se, in qualche modo, fosse stata pensata per essere così, più diretta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Pensate che la reinterpretazione sia un modo per rendere eterna la musica, prolungandone il senso?</strong></p>
<p>Non sappiamo se ne può prolungare il senso o renderla eterna. Da parte nostra possiamo dire che la reinterpretazione aggiunge una parte emotiva e creativa, si arricchisce di qualcosa che, in alcuni casi, può permettere al brano originale di essere conosciuto anche sotto altre sfaccettature.</p>
<p><strong>Com’è cambiato il vostro approccio alla composizione rispetto ai primi lavori come A Good Man Goes To War?</strong></p>
<p>Abbiamo implementato parecchi strumenti alla nostra scrittura. Prima di Dark Phoenix usavamo poco le sezioni orchestrali dei fiati, come anche i synth, quindi adesso abbiamo molta più attenzione allo strumento che utilizziamo, in modo da dargli il giusto spazio nell’atmosfera che vogliamo creare e cercando di sfruttarlo nel modo migliore per la progressione del brano.</p>
<p><strong>Quanto vi ha influenzati, se vi ha influenzati, il periodo pandemico nel modo di fare musica?</strong></p>
<p>Non crediamo ci abbia influenzato in qualche modo, ci ha dato probabilmente il pretesto per imparare a scrivere musica in maniera diversa. Non potendoci trovare a suonare in studio insieme, abbiamo approfondito molto l’utilizzo dei vari programmi di home recording e strumenti virtuali. Diciamo che questa condizione ci ha aiutati a non restare fermi e continuare con la composizione musicale.</p>
<p><strong>Immaginate il vostro futuro ancora legato alle colonne sonore o state già esplorando nuovi territori sonori?</strong></p>
<p>Sicuramente il mondo cinematografico e quello delle colonne sonore sarà il nostro obiettivo per il futuro.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Dark Phoenix" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/track/4fd0ikLT7rIQsWjyjnwJ0f?si=e972b8124e9e4936&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>INTERVISTA- The Amnesia: con “A Tale of Bloody Moonlight” nasce un nuovo universo emo-dark</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giancarlo Susa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 16:15:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo album]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel loro primo album, i The Amnesia plasmano un mondo popolato da mostri e ricordi, dove il protagonista, Sebastian, scopre di essere morto e cerca di restare umano. Un disco per chi ama le narrazioni immersive, le emozioni crude e un sound che guarda al futuro con radici solide. &#160; Cosa vi ha spinti a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel loro primo album, i The Amnesia plasmano un mondo popolato da mostri e ricordi, dove il protagonista, Sebastian, scopre di essere morto e cerca di restare umano. Un disco per chi ama le narrazioni immersive, le emozioni crude e un sound che guarda al futuro con radici solide.</p>
<p><img decoding="async" src="https://www.joyfreepress.com/wp-content/uploads/2025/07/Foto-3-The-Amnesia-2.jpg" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Cosa vi ha spinti a raccontare una storia cos&#8217; strutturata in musica, invece che limitarsi a brani scollegati?</strong></p>
<p>Ho sempre amato i concept album e tutta la narrazione, teatralità e complessità che c&#8217;era dietro. Tutto è partito leggendo un libro &#8220;Vampyria&#8221; e da li ho avuto l&#8217;idea di iniziare a costruire un concept album sui vampiri e tutti temi gotici che ne derivano. Fondendo alla musica momenti di teatralità a momenti più introspettivi. E cosi è nato &#8220;A Tale Of Bloody moonlight&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Bring The Shadows&#8221; sembra lanciare un messaggio di resistenza. Da cosa sentite il bisogno di difendervi, oggi?</strong></p>
<p>&#8220;Bring The Shadows&#8221; è un brano che in un certo senso ti esorta ad andare avanti nonostante tutte le difficolta e paure. Le ombre in questo caso rappresenta le paure, e sostanzialmente è un modo per etichettare tutti quei pensieri, commenti, e cose della vita negative e questa canzone è un modo per difendersi e crearsi come uno scudo da esse.</p>
<p><strong>Come convivono nella vostra musica malinconia e rabbia?</strong></p>
<p>Sono due emozioni direi fondamentali per farle compensare una con l&#8217;altra. Sono come il motore che alimentano le canzoni e gli danno quel tocco ancora più introspettivo e vulnerabile. Prima ancora di concept, sound, idee, la prima cosa che sta alla base di tutto sono le emozioni, far provare a chi le ascolta emozioni e questa è il fulcro che da il via alla band e alle nostre canzoni.</p>
<p><strong>L&#8217;incontro con Lady V è simbolico. Che tipo di dinamiche volevate rappresentare attraverso questo personaggio?</strong></p>
<p>Lady V è l&#8217;antagonista della storia, colei che usa le anime perdute per portarle a una fine tragica. E proprio in base a com&#8217;è il personaggio abbiamo trasportato in musica tutto ciò per darle quella dinamica d&#8217;impatto uditiva ed emotiva per descrivere attraverso il brano la sensazione che si prova e che suscita quando c&#8217;è le nei paraggi. E&#8217; una canzone molto dinamica partendo piano per poi esplodere nei ritornelli con questi cori che danno l&#8217;idea di anime perdute e dannate. Siamo molto soddisfatti e legati a questa canzone.</p>
<p><strong>Quanto è stato difficile far emergere una voce personale in un genere così ricco di riferimenti storici e contemporanei?</strong></p>
<p>In realtà è stato tutto molto semplice, so che può sembrare il contrario ma, avendo già in mente come volevo che suonasse e l&#8217;idea di tutta la storia già chiara e definita è venuto tutto in modo naturale. Era come se in fase di creazione del disco canzone dopo canzone uscissero in maniera autonoma i pezzi ed è come se fosse stato l&#8217;inconscio stesso a crearlo e tirare fuori tutto.</p>
<p><strong>Avete già idee su come evolvere il vostro suono o immaginario nei prossimi progetti?</strong></p>
<p>Si, qualche mese fa siamo tornati in studio per registrare il nostro secondo disco. C&#8217;è stata sicuramente un evoluzione sia a livello del sound che a livello di maturità. Tratterà temi molto più crudi e interiori sulla perdita e la morte. Sarà un viaggio interiore in continuo conflitto con ansie, paure, conseguenza della perdita. Non vediamo l&#8217;ora di farvelo sentire.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: A Tale of Bloody Moonlight" style="border-radius: 12px" width="100%" height="352" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/album/5GdzHJm3ICaQnNPmD0WjKW?utm_source=oembed"></iframe></p>
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