Emozione, autenticità e istinto. Angela Di Donato firma un singolo che è un viaggio musicale e personale. In “Globale” racconta il valore del sentirsi parte, la bellezza del lasciar andare e la potenza di un amore che si fa forza collettiva. Un piccolo inno contemporaneo.

Ci sono episodi personali che hanno ispirato la scrittura di questo singolo?
Sì, sicuramente. Globale è nata anche da una mia esperienza emotiva forte: quel momento in cui senti che qualcosa dentro di te cambia, che stai lasciando andare qualcosa per aprirti a qualcosa di più grande. Non è per forza una storia d’amore finita, ma una sensazione di trasformazione. Ne ho parlato con Damiano Zannetti, con cui ho scritto il pezzo, e da lì è uscito tutto molto naturale. È un brano sincero, che parte da qualcosa che ho vissuto davvero.
Pensi che l’arte possa ancora influenzare la società in un’epoca così veloce e frammentata?
Assolutamente sì. Forse è proprio ora che l’arte serve di più. Siamo tutti sommersi da informazioni, immagini, opinioni… ma una canzone, un testo, un’immagine vera può ancora fermarti, farti pensare, emozionare. Non salverà il mondo, ma può far cambiare lo sguardo su certe cose. Ed è già tanto.
Qual è il momento in cui ti senti più vulnerabile artisticamente?
Quando faccio ascoltare una canzone per la prima volta, specialmente a chi mi sta vicino. Hai messo dentro tutto: emozioni, parole, energia… e poi arriva il momento in cui ti chiedi: “arriverà davvero?”. È un attimo di paura bellissima. Ma credo che sia proprio lì che si vede quanto ci credi. La vulnerabilità fa parte del gioco, e anche se fa tremare un po’, è la prova che sei vera.
Hai mai pensato di scrivere un progetto più ampio, come un album o un concept EP?
Sì, ci sto pensando! Mi piacerebbe raccontare una storia in più tappe, come un viaggio dentro le emozioni. Un concept EP è una cosa che mi affascina tanto, soprattutto se ha un filo conduttore chiaro e personale. Per ora mi sto concentrando sui singoli, ma l’idea di un progetto più grande c’è eccome.
In un panorama musicale saturo, qual è secondo te l’unicità che puoi offrire come artista?
Credo che l’unicità sia proprio essere se stessi, anche quando il mondo ti spinge a seguire mode o standard. La mia forza, se posso dirlo, è nella sincerità. Nella voce, che sto costruendo ogni giorno grazie agli insegnamenti del mio maestro Piero Mazzocchetti, e nei testi che vogliono dire davvero qualcosa. Non mi interessa apparire perfetta, voglio essere autentica. E credo che questa verità arrivi.
Se potessi collaborare con un’artista di qualsiasi epoca, chi sceglieresti e perché?
Difficile sceglierne solo uno! Però direi Mia Martini. Aveva una voce che ti entrava dentro, e cantava ogni parola con un’intensità pazzesca. Mi ha sempre colpita per la sua verità, anche nel dolore. Poter condividere una canzone con un’artista così profonda sarebbe stato un sogno.