Un sound che richiama Alice in Chains e Soundgarden, testi che parlano di rinascita e consapevolezza: “Vengeance Day” è il biglietto da visita degli Aporia. Un progetto musicale che si pone fuori dagli schemi, ma dentro il cuore di chi cerca rivalsa e significato.

Come descrivereste l’evoluzione musicale degli “Aporia” dall’inizio a oggi?
Ci siamo evoluti molto, abbiamo ricercato il nostro suono e quello che volevamo essere per molto tempo, finché non siamo diventati quello che siamo ora.
Nel video di “Vengeance Day” ci sono elementi visivi forti: come nasce il concept visivo del brano?
Per il concept visivo, così come per la regia, la produzione e la sceneggiatura, dobbiamo tutto a IRIS Production, una casa di produzione video di Brescia. Grazie all’aiuto del regista Luca Savani che ha ideato il concept intero del videoclip abbiamo creato un prodotto altamente energico e visivamente impattante, con molto di ciò descritto nel testo reso tramite espedienti vari, tra elementi in postproduzione o make up.
Quanto è importante per voi che musica e testo siano coerenti e si potenzino a vicenda?
È estremamente importante. La musica serve il testo così come il testo completa la strumentale. È importante creare un messaggio unico e chiaro, sia tramite il testo che tramite la nostra sonorità.
La sofferenza è spesso un tema centrale nella vostra musica: è anche un modo per esorcizzarla?
La nostra musica serve a rappresentare le persone e ad esorcizzare temi di sofferenza e solitudine che possono essere ingigantiti e resi invalicabili. L’obiettivo è proprio quello di dare la forza a chi non ce l’ha.
Che ruolo ha la vulnerabilità nella vostra identità artistica?
È importante, essere vulnerabili ci predispone alla crescita, musicale e personale. Ciononostante, è importante essere vulnerabili ma forti, non farsi schiacciare ma prendere ogni opportunità e renderla un punto di forza.
Ci sono già nuovi progetti in cantiere dopo “Vengeance Day”?
Può essere… ma vogliamo tenerlo top secret!