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L’anima sonora di Syelune Vorne

“Ni me apago” è un inno personale alla resilienza. Con una voce calda e potente, Syelune Vorne ci guida in un universo di estetica, emozione e visione. In questa intervista l’artista esplora il confine tra intimità e scena, tra dolore e forza creativa.

 

Un caro saluto a te, Syelune. Essendo il tuo singolo d’esordio, quali sfide hai incontrato nella definizione della vostra identità musicale?

Essendo il mio debutto, la sfida più grande è stata definire un’identità che fosse sincera e riconoscibile. Ho dovuto ascoltarmi a fondo per capire quale voce, quale emozione e quale direzione rappresentassero davvero Syelune Vorne.

Quanto i temi della vulnerabilità e della potenza personale influenzano la tua scrittura e composizione?

I temi della vulnerabilità e della potenza influenzano profondamente la mia scrittura sono le due energie che mi abitano. Nelle canzoni le lascio convivere, così la mia voce può essere sincera senza rinunciare alla forza.

La musica racconta emozioni universali ma passa anche attraverso l’esperienza individuale. Come coniughi questi due aspetti?

Coniugo i due aspetti lasciando che la mia esperienza diventi una porta non un confine. Parto da ciò che vivo, ma scrivo in modo che chi ascolta possa ritrovare la propria storia dentro la mia.

Quali esperienze o autori ti hanno maggiormente ispirato nella costruzione del tuo stile?

Mi hanno ispirata soprattutto le esperienze che mi hanno costretto a guardarmi dentro. Tra gli autori, amo chi unisce verità ed emozione da Mon Laferte a Myriam Hernández, fino ai grandi cantautori latini e anche italiani che trasformano le ferite in poesia.

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