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Dalla lirica al pop: Carmen D’Urso racconta «Cosa resta di una favola»

La storia musicale di Carmen D’Urso è fatta di radici forti e nuove sfide. Nel singolo «Cosa resta di una favola», l’artista fonde esperienza, emozione e un’estetica anni ’90 per costruire un pezzo che parla direttamente all’anima, con naturalezza e autenticità

 

Carmen, è un piacere averti qui. In che modo la tua famiglia ha influenzato il tuo modo di vivere la musica?
Grazie mille a voi. La mia famigli, dal punto di vista musicale è stata una roccaforte: nonno paterna clarinettista, nonna materna e mio papà cantanti lirici!
Sono cresciuta, come suol dirsi, “a pane e cori”, imparando a suonare il piano, il flauto soprano e il canto.

Ricordi un momento dell’infanzia in cui hai capito che il canto sarebbe stato la tua strada?
Sì, ascoltando la voce della mia adorata nonna materna, Rosa, cantante lirica appunto.
Decisi che avrei abbracciato l’ emozione di fare volare la mia voce e di ricevere un applauso in cambio delle emozioni trasmesse con il canto.

Quali insegnamenti dei tuoi nonni e dei tuoi genitori ti accompagnano ancora oggi?
L’ umiltà e l’ abnegazione al di là di qualunque guadagno

C’è un genere musicale che senti tuo grazie alle tue origini artistiche?
Devo ammettere che, nonostante la mia decisione di interpretare il pop sono molto “incollata” alla lirica che, naturalmente, ho tralasciato nel tempo

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