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Il Diavolo & l’Acqua Santa analizzano “Non è semplice” tra scelte e intenzioni

“Non è semplice” si presenta come un brano diretto ma stratificato, capace di lavorare su dettagli sottili e scelte mirate, confermando una visione chiara e coerente all’interno del percorso artistico della band.

 

Il titolo “Non è semplice” è diretto e quasi disarmante. È stato scelto subito o è arrivato dopo?

È arrivato abbastanza presto, perché era già dentro la canzone. Con “Non è semplice” ci piaceva l’idea di un titolo che non cercasse di essere più intelligente del brano che rappresenta. Non è una metafora o uno slogan: è una constatazione.
Negli ultimi anni ci siamo accorti che molte delle cose importanti della vita — i rapporti, le scelte, il lavoro, il tempo che passa — semplici non lo sono affatto. Ci sembrava giusto partire da lì, senza cercare una frase più furba. In un certo senso rappresenta anche una delle anime del nuovo disco che stiamo costruendo.

Il brano trasmette un senso di sospensione emotiva. Come avete lavorato su questo aspetto?

Più che costruirlo, abbiamo cercato di non distruggerlo. La tentazione è sempre quella di aggiungere qualcosa: una parte, un arrangiamento, una spiegazione in più. Con “Non è semplice” abbiamo fatto spesso il contrario. Ci siamo chiesti cosa potevamo togliere senza perdere significato. Volevamo lasciare spazio alle sfumature e alle cose che non vengono dette fino in fondo. Nella vita reale quasi nessuno ha tutte le risposte. Ci sembrava più onesto lasciare qualche porta aperta.

In alcuni momenti si percepisce una certa ripetitività armonica. È una scelta per rafforzare il messaggio?

Sì, assolutamente. In questo caso la ripetizione non era un limite ma uno strumento narrativo. Quando vivi un momento complicato non vai avanti in linea retta: torni sugli stessi pensieri, sulle stesse domande, sugli stessi dubbi. C’è qualcosa di circolare in certe emozioni e volevamo che l’armonia accompagnasse quella sensazione. Non ci interessava stupire ogni trenta secondi con un cambio di direzione. Ci interessava restare dentro quella tensione il tempo necessario perché il messaggio arrivasse davvero.

Quanto conta oggi per voi restare fedeli al vostro stile rispetto alle richieste del mercato?

Conta molto, ma senza fare i romantici a tutti i costi. Facciamo concerti, lavoriamo con il pubblico e sappiamo benissimo che esiste un mercato. Però abbiamo imparato che inseguire continuamente quello che funziona è un ottimo modo per arrivare sempre in ritardo. Le mode cambiano in fretta. L’identità molto più lentamente. Noi proviamo a evolverci senza perdere di vista quello che siamo: Il Diavolo & l’Acqua Santa, una band italiana innamorata degli strumenti suonati, del cantautorato, di Carosone, del rock’n’roll e della musica latina. Se questa cosa coincide con il mercato, tanto meglio. Se non coincide, continuiamo a fare musica lo stesso. Perché alla fine una carriera si costruisce sulle canzoni che restano, non sulle tendenze che passano.

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