ANDREA DONZELLA: il passato ed il futuro

Si intitola “Maschere” questa prova quasi d’esordio del cantautore milanese Andrea Donzella. Quasi se ci riferiamo ad una prima scrittura rimasta inedita e che mai ha raggiunto il pubblico. L’ufficialità il nostro la raggiunge con questo lavoro a metà strada tra il bel canto melodico del pop di un tempo e quel rock che ha segnato la società di generazioni sessantottine. Con “Maschere” si torna a parlare d’amore e spiccano due ingredienti importanti: da una parte la melodia sempre attenta e attentamente curata e dall’altra quel bellissimo suono e arrangiamento di chitarre elettriche che denota ascolti ben altrove della produzione leggera italiana. Andrea Donzella scrive in modo pulito, semplice, leggero. Arriva e lo fa con un cliché di scuole passate sapendo però ben dosare gli ingredienti di oggi e lasciare che il tutto respiri con attualità e mestiere. Un ascolto interessante che difficilmente potrà attecchire alle nuove leve del consumismo discografico. Ahimè…

Esce “Maschere” e sono tante le domande che stimola quest’ascolto. Dapprima sicuramente puntiamo il dito proprio verso le maschere come oggi sociale. È questa la tua chiave di lettura?
Si, dentro questo album ci sono varie sfaccettature in riferimento al nascondersi, al non mostrarsi per come si è, che chiaramente questo nascondersi rivolto all’attualità è soprattutto quella mentale, mentre per quanto riguarda quello fisico al contrario, oggi c’è un forte abuso .

Il tuo percorso che ti ha portato fino a questo disco: da che musica provieni, a che musica tendi?
Nella mia vita parallela la musica ha avuto sempre un ruolo primario, ma l’ho sempre vissuta come un qualcosa per me, fino a quando un giorno parlando con un mio amico musicista, gli chiesi se poteva mettermi in contatto con un arrangiatore, avevo il desiderio di sentire alcune mie canzoni arrangiate e non solo piano e voce. Quindi un paio d’anni fa nacque il CD  “Una Parte di Me”, con quel lavoro realizzai un piccolo sogno: sentire i miei brani completarsi…
Fu una grande emozione, ma ritornando a quanto detto, erano nate per me. Ci presi gusto, già nella scrittura di “Maschere”, grazie a quella prima esperienza immaginavo già le sfumature che si potevano creare con un arrangiamento, quindi ad ottobre 2018 completammo il lavoro in studio e sempre quel mio amico musicista mi disse: “Andrea, questo album lo devi pubblicare, non lasciarlo chiuso in un cassetto…”
lo Ascoltai…
Io sono figlio della musica degli Anni 70/80, provengo da li: Supertramp, Toto, Alan Parson, Pink Floyd, Simply Red e buona parte della musica degli anni 80. Tendo a tutto ciò che mi piace, non posso darmi limiti di genere, ”MASCHERE” se vogliamo è anche un omaggio proprio a quegli anni… ci tenevo che venisse fuori con questa impronta rivolta al passato e lo dice uno che ama il futuro, ma non il futuro usa e getta.

In alcune interviste hai specificato come il Progressive non c’è e non lo rintracci dentro queste canzoni. Eppure sono molteplici i sentori, da alcune variazioni di forma, di tempi, di ritmi… se vogliamo anche la copertina del disco rispecchia un po’ quella filosofia. Invece il tuo punto di vista?
No, non ho mai negato che ci fosse un impronta progressive in questo album, perché come dici tu ci sono dei riferimenti eloquenti, ma dissi  che non era un genere a cui io tendevo particolarmente, soprattutto come ascoltatore. Detto questo posso anche dirti che probabilmente in noi abitano alcuni generi musicali che emergono  con naturalezza senza doverli cercare.
L’immagine della copertina è un quadro che dipinsi nel 2008 e il suo significato ha alcune analogie con le Maschere, proprio per questo decisi di utilizzarlo come copertina, oltretutto come hai sottolineato anche tu, si sposa bene con la filosofia di quegli anni.

Domanda assolutamente matura: secondo te perché le grandi ispirazioni dobbiamo andarle a pescare nel passato? È come se la grande musica arrivi solo da li… oggi?
Io credo che la musica andrebbe divisa in bella e meno bella. Quella bella per natura diventa eterna, quella meno bella svanisce col tempo. Quindi ti rispondo dicendoti, che oggi forse si fa meno musica eterna.

E parlando di presente certamente mi viene da sottolineare come questo disco non sposi affatto un linguaggio che sia attuale. Hai una cifra stilistica rivolta anch’essa al passato. Sei d’accordo?
Sono assolutamente d’accordo. “Aldilà che questo linguaggio mi viene abbastanza naturale”, ma proprio come ho detto prima è stata una scelta ben precisa quella di  non rendere questo album ATTUALE……
E soprattutto che i suoni venissero fuori da stumenti reali, vedi violini ,viola, violoncello  ecc, ecc..…

Elettronica e Andrea Donzella: chiudiamo parlando di questo grande connubio che è solo testimonianza di questo futuro che arriva…
Andrea Donzella Ama l’elettronica, ma  a patto che questa non vinca sui valori della vita, sui rapporti con le persone e che sia di supporto per la musica e non una nemica.

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