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Fiori di Cadillac: guardando fuori, oltre la televisione e le solite voci

Singolo nuovo per i salernitani Fiori di Cadillac: un titolo forte, dai toni ruvidi e dalle ambiziose visioni di rivoluzione, andando davvero oltre le righe immediate delle parole. “Ma che succede fuori”, che non è una domanda ma neanche un’esclamazione, che in qualche modo resta in bilico come fosse una imprevedibile presa di coscienza. Brano, nato e ispirato da queste restrizioni, lirica che vince la voglia di restare fermi contro l’omologazione televisiva, contro le prediche di costume e le sedative conformità di vita quotidiana. Scrittura che punge sul vivo di questa società fatta di uomini sempre meno capaci di badare a se stessi. Bellissimo anche questo video diretto da Alessio Consoli e prodotto da Cineska.it. Dunque fuori, altrove, oltre la televisione e le solite voci, sedanti e sedative.

Nuovo singolo che esce così, un po’ randagio rispetto al percorso tradizionale… farà parte di un disco o lo lascerete così solitario?
Ma che succede fuori rappresenta ciò che negli ultimi mesi abbiamo vissuto, dietro una finestra, guardando il mondo lì fuori; volevamo raccontarlo con la musica. Abbiamo scritto e registrato questo brano durante il primo lockdown, usando la strumentazione che avevamo a disposizione, ognuno da casa propria. Sentivamo l’esigenza di pubblicarlo subito, proprio perché rispecchia a pieno il nostro stato d’animo attuale. Il 20 Marzo è uscito il nostro secondo album Fuori dalla Storia, che ha avuto una gestazione lunghissima e abbiamo atteso un bel po’ prima di farlo uscire. Non volevamo fare lo stesso.

Domanda spigolosa: secondo te siamo in lotta contro li sistema, o meglio dovremmo farla… oppure siamo in lotta contro i pregiudizi?
La vera lotta crediamo sia quella che affrontiamo ogni giorno prima di tutto con noi stessi e con la quotidianità. La lotta al sistema possiamo farla soltanto mettendoci in prima linea. Se sono un musicista, cerco di suonare decentemente, di scrivere canzoni che possano voler dire davvero qualcosa, di portare un po’ d’arte alle persone; se sono un medico cerco di salvare una vita, di curare un paziente, di alleviargli un dolore; se sono un avvocato cerco di far valere la giustizia al di sopra di tutto, e così via. I pregiudizi sono chiaramente qualcosa di stupido e, per quanto difficile, cerchiamo sempre di non averne. La vera lotta, la vera rivoluzione crediamo sia proprio questa, affrontare la vita a muso duro.

Bellissimo cortometraggio, bellissimo video… crudo quanto basta… come nasce? Sono immagini di repertorio? A cosa si riferiscono?
Il video è nato in collaborazione con Alessio Consoli di Cineska. Pensavamo fosse necessario lavorare su un contenuto visivo per rafforzare tutto il significato simbolico del brano stesso. Molti amici di Salerno hanno collaborato e ci siamo divertiti un bel po’. Ci siamo ripresi un pezzo di vita che in quel momento ci mancava davvero tanto. Quasi tutte le immagini sono state prodotte da noi, ad eccezione di quelle degli scontri, che sono immagini di repertorio, immagini che Alessio, il regista, ha voluto fortemente inserire, e che a luglio non avevamo la possibilità di girare. Attimi vissuti da Luigi e
Benedetta, i due protagonisti, che scendono in strada e prendono parte agli scontri. Non immaginavamo che quelle stesse scene violente le avremmo riviste qualche mese dopo ai telegiornali.

Bellissima immagine che vi lascio commentare: di mio nonno che sopravviveva alla Guerra Mondiale mentre noi siamo persi in una quotidianità tutto sommato di benessere…
La nostra generazione non ha conosciuto, fino ad oggi, momenti così difficili. Siamo abituati all’idea che molte cose siano scontate e che la “libertà” sia cosa dovuta. I nostri nonni ci raccontavano quanto in realtà sia stato difficile conquistare quella “libertà” e cosa abbia significato per loro vivere di poco. La quotidianità dei nostri giorni, spesso sterile, ci annichilisce e ci dimentichiamo che ognuno di noi ha un ruolo fondamentale nell’ecosistema mondo. Il Covid-19 ci ha preso a schiaffi, ci ha ricordato che siamo vulnerabili, che non siamo eterni, che la vita va presa, consumata, vissuta a pieno, in ogni istante.

A chiudere: finita la “guerra”… cosa resta?
Se per “guerra” intendi la guerra contro il virus, una volta finita, resterà sicuramente un dolore grandissimo per tutte le persone che non sono riuscite a vederne la fine. Resteranno ricordi strazianti di un periodo di solitudine, tristezza e angoscia. Resterà un vuoto incolmabile nelle vite di tutti, che nessuno ci restituirà. Resterà, però, anche questa immensa voglia di vita che in questo preciso momento sentiamo esplodere nel petto, resterà la voglia di rifarsi, la voglia di recuperare gli abbracci persi, la voglia di stringersi di nuovo, la voglia di festeggiare, di ballare, di andare ai concerti, di suonare. Esorcizzeremo questo demone, andremo avanti, come sempre nella storia dell’umanità, cercando di imparare da ciò che la vita ti impone, dagli errori fatti, sforzandoci di essere persone migliori.

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