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Fred Branca: il romanticismo è punk

Primo lavoro personale del producer milanese Fred Branca dal titolo didascalico “Romantico Punk”. Lavoro che ovviamente, vista la sua carriera, non poteva che portare a casa un dose massiccia di contaminazione. Ed il romanticismo di un cantautore ora si mescola al sapore “punk” che noi leggiamo più come quella libertà di forma e di espressione che inevitabilmente significa anche leggerezza nei colori a pastello delle tonalità in maggiore così come anche quelle pieghe maggiormente metropolitane che ci riportano a quel gusto anni ’90 che affiora tanto ormai nelle nuove scritture della scena indie italiana. E dire che ad ascoltarla, tutto questo “Romantico Punk”, sembra figlio di quel modo di fare anni ’70, dai vestiti al modo di pensare…

Come si passa dai suoni altrui a quelli personali? Un processo per 
niente scontato, anzi forse assai violento…
Non si passa in realtà! I suoni altrui sono comunque i tuoi e viceversa. Per fare un disco di qualcun altro devi entrare nel suo mondo, ma quel mondo devi avercelo anche un po’ dentro. Per fare il tuo disco devi estraniarti da te stesso, guardarti da fuori. Due facce della stessa medaglia insomma. Il suono è una questione di “descrivere mondi interiori”.

Cos’è per te il romanticismo?
Vabbè chiaramente col titolo del disco si intende un romanticismo nei confronti della vita, un po’ in antitesi all’apatia dilagante, al conformismo o al perbenismo. Ecco romanticismo come una sorta di “fiera cazzim’ emotiva” ahahah

Penso comunque che questo romanticismo che canti un poco lo edulcori, 
te ne prendi gioco, lo “ridicolizzi” in qualche modo (le virgolette sono 
d’obbligo)… che ne pensi?
Ma certo, anzi spero si colga anche questo aspetto. Mi è stato detto di recente che dovrei prendere la vita più “seriamente”, come faccio con la musica, ma sai che noia. No cerchiamo anche di riderci sopra alle disgrazie umane ahahah.

Parliamo dei suoni: il pop impera ma oggi il pop ha ben altra natura. 
La tua qual è?
Bellissima domanda! La jazz elettronica! Risposta secca perché ci sto pensando proprio in questo periodo. Questo disco nel bene e nel male mi sta facendo trovare una strada. E’ uscito un po’ pop perché ci ho messo la voce in italiano e un po’ di “song writing di vita”, ma sto tornando al jazz, ai beat con batteria, vibrafono e sound desing, ho messo su il trio con Agostino Macor alle tatstiere (Blunepal, Maschera di cera) e Francesco Andreotti al basso e stiamo lavorando a brani nuovi, alcuni cantati sempre in italiano, altri più liberi, ma in generale molta voglia di sperimentare e fa ballare allo stesso tempo e scriverre partendo da improvvisazioni piuttosto che da canzoni stile song.

E il beat anni ’70? Lo sai che ce lo risento parecchio?
Bhe grazie lo prendo come un complimentone! io li amo gli anni ‘70! Periodo incredibile per la musica, mentre ti rispondo sto ascoltando “Head Hunters” di Herbie Hancock…1973! Sono uscite cose pazzesche in quel periodo e proprio in queste settimane sto ascoltando e riascoltando artisti vari di quel periodo per avere ispirazioni sui i brani nuovi. Anzi mi sta venendo in mente una idea per un “sample” da loppare proprio adesso e andarci dietro con la batteria ahahah

A chiudere: oggi cosa resta del romanticismo della musica punk?
Eh guarda poco purtroppo ahahah: è tutto molto pettinato! Ma bisogna anche saper trovare il modo di comunicare facendo i conti con l’epoca in cui si è nati. E non scordiamoci che ci sono tanti artisti “veri”, gente che suona sul serio con un’ispirazione incredibile e un livello pazzesco tipo gli Snarky Puppy o i Bonobo, tipo Caribou o i Tame Impala. Questo è romantico e punk oggi: esseri “veri” con naturalezza in un mondo finto. E mica è facile ahahah

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