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Intervista agli Absent Feet

E’ uscito in tutti gli stores “Imagineration”, il nuovo album della band romana gli Absent Feet.

Formatisi nel 2010, hanno brillato velocemente le tappe vincendo immediatamente il web-contest “Give Back Project” che permise al gruppo di pubblicare immediatamente il singolo d’esordio “Poor Joe” nella compilation Hot Muzik selection. E’ nel 2012 la registrazione del primo EP autoprodotto NIBIRU dal quale vennero estratti i video di TOY BOY, RIDING e THIS STORM che diedero alla band la visibilità necessaria che permise agli Absent Feet stessi di potersi esibire nei migliori locali della scena capitolina.

Ed ora ecco IMAGINERATION, il nuovo album registrato presso il COSE COMUNI RECORDING STUDIOS, ed anticipato dai singoli CHICKENS ed il più recente CARILLON che ha esposto gli ABSENT FEET ai vertici delle chart radio della scena indie.

Gli Absent Feet sono: Daniele De Ritis voce, chitarra; Andrea De Ritis voce, tastiere; Francesco Rinaldi  basso; Giacomo Pedrini batteria.

Abbiamo avuto il piacere di incontrarli e intervistarli.

Come e da dove nascono gli Absent Feet?

Gli Absent Feet nascono nel 2010 dall’idea si Andrea De Ritis, voce e tastiera, l’unico a non aver mai preso in mano uno strumento prima, rispetto agli altri membri della band che avevano suonato già in altre formazioni. L’idea di fondare il gruppo mi venne metre guardavo TRL, il vecchio programma di Mtv, dove si stava esibendo una band italiana e mi dissi “possiamo fare sicuramente di meglio”, e così proposi l’idea a mio fratello Daniele, che automaticamente chiamò all’appello gli altri amici di quartiere.

Il nome della band come l’avete scelto?

Il nostro nome non significa niente. E’ un soprannome che diedero a mio fratello, per via della sua maldestria in sala, dove era solito staccare i cavi con i piedi, da li la traduzione sbagliata di “piedi distratti” in Absent Feet. Ma il nome ci piacque comunque, per quanto mi riguarda, evoca un pò quella sensazione di camminare senza sapere bene dove andare quando sei assorto dai pensieri e ti lasci trasportare da i tuoi piedi.

Come definireste il vostro stile?

Direi che è un giusto compromesso tra musica alternativa /sperimentale e un buon pop/rock. Ci poniamo sempre l’obbiettivo di fare qualcosa di fresco e innovativo non perdendo mai di vista ciò che sono i canoni della musica popolare. E facile fare cose innovative, ma non hanno senso se non piacciono alla gente.

Ci sono degli artisti a cui vi ispirate?

Per quanto mi riguarda, prendo ispirazione da ciò che mi circonda, non necessariamente da sedute introspettive, ma più facilmente da una serata da ubriachi con amici, o da ricordi piacevoli o spiacevoli che siano. Se poi parliamo di band a cui ci ispiriamo, beh, mi sono reso conto che prendo più ispirazione da ciò che non voglio essere, perché così facendo ti lasci aperte infinite possibilità su chi sarai, e quindi mi capità di ascoltare anche i Modà, i Dear Jack, e tutte le cagate dei talent oltre ai classici Beatles, Pink Floyd, U2, Kings of leon, Strokes, Killers, Radiohead, Oasis  etc

Carillon è il vostro nuovo singolo da dove nasce la canzone?

Carillon nasce da un giro di chitarra del nostro chitarrista, inizialmente molto cupo e deprimente, ma suonandola insieme abbiamo iniziato a sentire la voce di Paul McCartney che diceva” take a sad song and make it better” e così abbiamo fatto di una canzone triste una canzone molto solare e spensierata. La canzone è un invito a vivere la bellezza delle cose come passeggere, come un amore estivo, o la prosperità di una città ormai in decadenza. Anche per questo la scelta di girare il video in un paesaggio campano, in continuo conflitto tra la sua storicità e suoi problemi culturali attuali.

E’ uscito il vostro nuovo album Imagineration parlateci di questo nuovo progetto?

E’ un album che invita ad andare oltre lo stato delle cose .Per molti gruppi la “mission” è quella di cercare una coerenza, un filo conduttore tra un pezzo e l’altro, proprio per cercare di definire un prodotto, ma questo il più delle volte porta ad un appiattimento, e rischia di diventare noioso. IMAGINERATION cerca proprio di rompere questi schemi, esplorando diverse stanze sonore, cercando di non trascurare nessuno dei possibili stati d’animo dell’ascoltatore.

Tra le vostre nuove canzoni quale vi emoziona di più e preferite?

Non so se posso parlare a nome di tutti i membri, perche ogniuno ha la sua credo, ma per me la più significativa è It’s Gonna Get You, perche oltre al fatto di averla scritta io, ci vedo molti aspetti di me, anche se l ‘ispirazione mi venne guardando un documentario sui bambini che vivono nelle fogne di Bucarest, ai margini della società.

Chi scrive i testi e chi si occupa della musica?

I testi io e mio fratello, finora ho scritto quelli che canto io e lui quelle che canta lui. Quelli che scrivo io sono comunque sempre sottoposti alla sua supervisione, in quanto lui è più bravo di me con l’inglese. Di Imagineration ho scritto Carillon, All For Free e It’s Gonna Get You, tutto il resto lui. La musica dipende dai brani, alcuni vengono già con un’idea forte principalmente da me e mio fratello, altri nascono in sala, ma ognuno di noi contribuisce in modo determinante sulla propria parte di strumento.

Rispetto agli esordi cose è cambiato nel vostro stile?

Il nostro percorso artistico non è poi così cambiato nel tempo, i membri sono cambiati, ma gli strumenti sono rimasti gli stessi. Sicuramente nella prima fase eravamo molto più melodici, essendo molto influenzati da gruppi quali U2, Beatles, Battisti. Ora credo che sia più l’energia a fare da padrona. Ma non è escluso che si viri ulteriormente verso altre sonorità. 

Come nasce la collaborazione con Gianluigi Sorrentino?

La collaborazione con Gianluigi nasce per vie traverse, volevamo un regista campano, che conoscesse il territorio, e così tramite conoscenze ci venne proposto il suo nome. Aveva girato già il video della sigla di Gomorra, così lo ritenemmo adatta a ciò che volevamo realizzare.

Che consigli dareste alle band emergenti?

Gli direi che purtroppo suonare al giorno d’oggi non significa più infilarsi una chitarra, accendere l’ampli e iniziare a suonare. Ci sono così tanti cavilli e dinamiche a cui bisogna sottostare e spesso hanno ben poco a che fare con la musica. Se si prende coscienza da subito di ciò, non si rischiano delusioni.

Cosa pensate dei talent?

Penso che siano lo specchio di una società pigra che non riesce a sforzarsi di ascoltare qualcosa di nuovo . Ci si vanta tanto qui in Italia di aver introdotto le band nei Talent prima di tutti gli altri paesi, ma questo è solo un sintomo preoccupante della situazione. Perché significa che i Talent hanno preso una così ampia fetta di mercato (praticante la totalità) qui in Italia, da potersi permettere di spaziare anche in altre forme, soffocando tutto ciò che di sincero c’è nella musica, quella che nasce la dalla propria testa, valorizzando dei burattini da karaoke con una bella voce.

Progetti futuri?

Stiamo pianificando un pò di date per l’Italia, e forse anche al nord Europa. Andremo ovunque se ce ne verrà data la possibilità.

Ringraziamo Andrea e gli Absent Feet e speriamo di ascoltarli presto live.

Facebook – www.absentfeet.com

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