LEDI: una visita tra le STANZE

Sono canzoni dalla forma asimmetrica, come le stanze asimmetriche si usano dentro gli studi di registrazione per coccolare al meglio il suono. Così queste nuove canzoni di LEDI hanno un velo grigio di malinconia e di timore per il futuro, hanno il cemento poco colorato di una grande metropoli popolare, hanno il sapore di tante preghiere pagane e la forza di poche speranze rimaste. LEDI pubblica “STANZE” per la RadiciMusic, un lavoro agognato e concepito con dettaglio da oggi libero di esistere su tutti i canali digitali. Tra questi 14 inediti anche una preghiera appunto, come piace definirla, un breve intermezzo, una diapositiva poco più lunga di un minuto della gloriosa “I giardini di marzo” di Battisti. E poi l’elettronica che piano piano lascia il posto al suono vero, e poi questo modo di scrivere che non guarda all’estetica spicciola ma c’è da fare attenzione e orientarsi come si deve. LEDI si conferma un cantautore di sensibilità poetica, forze infrangibili che però avranno battaglie dure nel farsi ascoltare in questo scenario indie-pop in cui la volgarità e la banalità melodica sembrano osannate a poesia del nuovo futuro. Ricerca. Ogni parola sarà cadenzata in questo disco di ricerca. La chiusura LEDI l’affida alla bellissima “Telemaco18”, una rivisitazione di forma della sua “Telemaco” che aveva arricchito la trackslist dell’esordio del 2016. Un ascolto importante… difficile e importante.

“Stanze”. Un secondo disco. Dicono che sia difficile come prova… per te funziona così? Che prova è stata?

Una prova goduta. Il primo disco è stato più difficile perché le resistenze di dentro si facevano maggiormente sentire. In questo caso invece mi sono promesso di godermela, ed ancor di più per il prossimo. Fosse per me non farei altro che scrivere e registrare; ogni volta devo lasciare indietro dei pezzi, parti di me che mi pesa accantonare. La fatica sta lì.

Riascoltandolo oggi che lo troviamo su tutti gli store. Dunque è finita, non puoi modificare più niente. Eppure, se potessi… ?

Che bella domanda. Se potessi aggiungerei sei brani, per fare un doppio disco da dieci pezzi. Sono già due dischi in pratica, quattordici pezzi. Ne farei uno molto intimo ed uno molto duro definendo chiaramente queste due parti che mi appartengono, quella delicata e quella severa.

Berlino, Tirana, Genova. Un triangolo magico in cui gravitare oppure un cerchio da cui scappare? Ti chiedo questo perché c’è tanto grigiore in questo disco…

Il grigiore c’è, non posso che arrendermi a questo. Purtroppo dentro lo vivo, e ci faccio i conti di continuo. Nelle mie stanze c’è stato, e torna. Queste città sono pezzi di cuore, magari malato, ma pezzi di cuore, e il cuore non lo puoi lasciare indietro, o di lato, o nascosto. Scappare no, quello mai, ma cantarlo si. Genova è casa mia. Tirana è il mio sangue, quello che passerò anche ai miei figli. Berlino è una parte del mondo di oggi, quello in cui transiti, quello a cui ti riferisci nel bene e nel male. Le città torneranno nel terzo lavoro.

A proposito di colori grigi. Riflessione e malinconia, ma anche qualche vena che mi comunica cattivo presagio. Che visione hai del futuro?

In realtà non ho una percezione negativa del futuro, anzi. Certo, quando ci sono quelle sere in cui hai di fronte tutte le tue miserie, il tempo che passa, che soffri tu e chi ami, che le cose non vanno e potrei pure continuare, non è facile. Ma è difficile non essere grati alla vita, proprio ti ci devi impegnare se Dio o chi per esso ti ha dato tanto. C’è speranza, sarà banale, ma c’è.

A cosa dobbiamo questa breve citazione battistiana? Come mai un cameo così breve e così rivisto?

Non è un brano quello, è una preghiera. Volevo che fosse una sorta di mantra nella musica, una specie di “liturgia delle ore”. “E la sera al telefono tu mi chiedevi, perché non parli?” Non so immaginare qualcosa di più alto scritto in Italia, magari è un azzardo ma credo sia così. Poesia. Come si fa a non riconoscerla. Questo era il mio modo.

A chiudere: l’elettronica si sta affievolendo. L’elettronica sta lasciando posto agli uomini. Questo secondo disco di LEDI veicola anche questo messaggio… o sbaglio?

Infatti è proprio così. Il terzo lavoro, che sarà un Ep che registreremo tra poco sarà tutto acustico. In questa fase del mio percorso voglio avere una chitarra in mano, ne ho bisogno, anche solo noi due piuttosto, ma da lì si parte. Non sarà di moda, non sarà ciò che serve oggi, ma è la verità.

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